ELENA @Teatro Argot Studio. Viaggio nella coscienza umana attraverso l’universalità del mito

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Abbiamo visto per voi lo spettacolo Elena, monologo drammatico tratto dal testo omonimo di Ghiannis Ritsos, contenuto nella raccolta Quarta Dimensione e tradotto in italiano da Nicola Crocetti, in scena dal 15 al 18 febbraio 2024 presso il Teatro Argot Studio di Roma. Protagonista e regista è Elena Arvigo, affiancata sulla scena dall’attrice e musicista Monica Santoro

I mille volti di Elena di Sparta

Donna, regina, moglie, simulacro e archetipo dell’eterno femminino, personaggio mitologico nel quale ognuno di noi si è imbattuto per motivi di studio o semplice curiosità letteraria: Elena di Troia, o di Sparta a seconda della città cui è associata, è da sempre l’immutato riferimento per il genere femminile cristallizzato nell’eternità del mito classico. La sua vita, che la vede al centro di contese amorose per la sua bellezza eccezionale, e il suo immenso strazio per le perdite umane e materiali, derivate dal cruento conflitto tra Sparta e Atene, vengono raccontati da un’eccezionale Elena Arvigo che porta in scena il testo omonimo di Ghiannis Ritsos, uno tra i poeti greci più accreditati del ventesimo secolo, il quale concede l’opportunità alla regina di Sparta di raccontare la sua più intima e personale versione dei fatti, quella che non si legge sui libri di storia, che non ha a che fare con il mito ma che consente a quest’ultimo di umanizzarsi attraverso un percorso analitico e profondamente introspettivo.

La Elena di Ghiannis Ritsos dal testo scritto al palcoscenico

Elena è un’opera contenuta nella raccolta Quarta dimensione, dedicata a personaggi maggiori e minori della mitologia greca. Ritsos scrisse il testo durante la prigionia nel campo di concentramento di Karlovasi, sull’isola di Samo, nell’epoca del regime dei colonnelli. Partendo da un presupposto diverso rispetto all’ordinario, non convenzionale così come lo sarà la sua protagonista, arriva a parlare non tanto della gravità della guerra in sé quanto della sua naturale accettazione all’interno delle relazioni e delle dinamiche umane. Lì, dove ogni uomo rivela la sua vera identità attraverso le modalità messe in atto per conseguire sempre maggiore potere, la riflessione che si impone drammaticamente forte riguarda ciò che è postumo, ovvero cosa succede una volta che tutte le glorie sono state conseguite, che i nemici sono stati uccisi, che i bottini sono stati rapidamente arraffati e che i trionfi sono valsi la pelle di persone innocenti. Testi come questo sono la conferma della costante attualità del mito che va oltre il tempo e che ci ricorda costantemente quali sono gli errori e gli orrori commessi dall’umanità che non sa riconoscere la bellezza perché la sacrifica alle logiche menzognere e fallaci della sopraffazione e del predominio.

Elena. Dal mito alla platea

Al termine della lotta sanguinosa tra Sparta e Atene, Elena è una donna ormai svuotata, sotto shock, che riflette ad alta voce in un soliloquio con un anonimo interlocutore sulla drammaticità della guerra e sulle sue nefaste conseguenze. Cammina appoggiandosi ad un lungo bastone nodoso, che è scettro, supporto, strumento ritmico e potenziale arma. La proverbiale antica bellezza è ormai sfiorita, persino le sue ancelle la deridono e la derubano quotidianamente, facendosi beffe di lei e di quello splendore, casus belli, che tanti amanti le aveva procurato. Si siede su una poltrona, stanca, esausta. È una donna come tutte, ora. Beve, fuma, parla nervosamente. I ricordi arrivano quando meno se lo aspetta e si confondono con un presente costellato dalla continua presenza delle anime dei defunti. Colei che un tempo fu regina vuole ormai vivere la sua solitudine: persino il cavallo di Troia è diventato un vecchio ronzino chiuso al buio in cantina. Il suo contrappasso è fatto di domande che non avranno mai risposta, perché in fondo la guerra viene decisa da altri in nostra assenza, e di essa si è spesso i malcapitati protagonisti: che senso ebbe tutto questo? Non resta che dimenticare, come si dimenticano i nomi di coloro che sono morti combattendo un conflitto non loro, vittime come tante di un destino non scelto.

Elena. La messinscena di un testo denso di parole

Quello di Ghiannis Ritroso è un testo forte, denso di parole, ricchissimo di contenuti e di emozioni: una sfida che Elena Arvigo, di formazione strehleriana, vince nettamente grazie alla notevole portata e alla plasticità della voce e della mimica, fondamentali nel veicolare le caratteristiche emotive della personalità della bella Elena, scissa tra il nevrastenico e l’ossessivo. L’incessante flusso di parole che escono dalla bocca della protagonista viene gestito magistralmente dalla Arvigo grazie all’uso di continui picchi dinamici e cambi articolatori di ciascuna parola, il cui peso all’interno del testo è sempre calcolato in maniera precisa e puntuale, con l’effetto di catturare lo spettatore lungo l’intera ora di spettacolo mantenendo sempre alta la tensione scenica.

L’allestimento: oggetti di scena e giochi di luce

Sulle note della Casta Diva intonata dalla divina Maria Callas viene accesa una grande lanterna, quasi come fosse un cero votivo. A livello scenografico, la distinzione degli ambienti tra esterno e interno è data dalla presenza di una lunga striscia di sabbia che custodisce i relitti restituiti dal mare e fa da naturale linea di demarcazione con il pubblico, mentre dei lunghi pannelli di cotone bianco ideati da Maria Alessandra Giuri fanno talvolta da quinta, talvolta da fondale, diventando parte integrante della messinscena grazie anche ad un gioco di luci e ombre che definisce ed integra l’azione scenica. Tanti gli oggetti a rappresentare i luoghi di Elena: luci, lampade, bicchieri, suppellettili, una toletta, una grande poltrona e un tappeto persiano, tutti sui toni del sabbia e del celeste. Gli abiti di scena giocano con uno stile che spazia dall’antico al moderno, declinando il nero come colore del lutto ma anche dell’eleganza quando è corredato di lustrini e paillettes in maniera inaspettata.

Le musiche

Oltre la celebre aria tratta dalla Norma di Vincenzo Bellini, la colonna sonora è ricca di effetti audio e brani per flauto traverso eseguiti dalla poliedrica Monica Santoro, che al ruolo di aiuto regista, oltre che di attrice, affianca anche quello di performer musicale. In più di un’occasione esegue a cappella un estratto dal brano The first time ever I saw your face, scritto nel 1957 da Ewan McColl e riproposta da numerosi artisti, da George Michael a Roberta Flack, cui la Santoro si avvicina per stile, vocalità ed interpretazione.

Elena Arvigo e le sue donne

A conclusione di quanto detto finora, possiamo dire che Elena è uno spettacolo che va visto per la sua capacità di raccontare la realtà da un altro punto di vista, non sempre raccontato al grande pubblico ma ugualmente importante e degno di considerazione. L’operazione drammaturgica non è nuova per la Arvigo, interprete teatrale e televisiva di lungo corso e vincitrice del premio Le maschere del teatro 2023 come miglior interprete di monologo per I monologhi dell’atomica tratto da Preghiera per Chernobyl di Svetlana Aleksievich. La sua Elena è infatti un tassello del progetto dal titolo Le Imperdonabili, incentrato su figure di donne accomunate dalla guerra e scomode testimoni della realtà circostante, che scelgono di resistere e di far sentire al mondo la loro voce: tra queste, Anna Politkovskaja, Marguerite Duras e Lina Merlin, donne accomunate dall’essere controcorrente, persone che hanno pagato, spesso con la vita, il loro essere integre e coerenti con i propri principi morali, testimoni scomode della realtà circostante e delle sue piaghe.

L’arte e il coraggio della verità

Se è vero che l’arte è portatrice di verità e via verso la bellezza, è vero anche che per metterla in pratica ci vuole coraggio. Questo aspetto non manca sicuramente a Elena Arvigo, che in scena porta anche le sue convinzioni mettendoci la faccia e dichiarando apertamente il suo pensiero nei confronti di ogni conflitto bellico, in particolar modo quelli attualmente in corso. Porre e porsi delle domande è un’operazione doverosa cui la Arvigo dichiara di tenere particolarmente, necessaria per portare alla luce tutti quegli aspetti che esulano da uno studio superficiale delle situazioni e che non consentono la creazione di un pensiero globale che tenga conto di tutte le forze in gioco e degli equilibri coinvolti. È un’operazione che il pubblico dimostra di apprezzare ricambiando l’attrice con lunghi e calorosi applausi, forse perché, in fondo, anche noi sentiamo forte il bisogno di una verità che non sia parziale, che non si esaurisca quando lo decidono i media, ma che continui ad essere cercata, raccontata, gridata, affinché, come avviene per il mito, sia esempio, monito e archetipo per ricordarci di salvaguardare quelmla bellezza che spetta di diritto all’umanità intera.

Visto per voi il 16/02/2024

ELENA

di Ghiannis Ritsos

Traduzione di Nicola Crocetti

Regia Elena Arvigo

Con Elena Arvigo

e con la partecipazione di Monica Santoro

(flauto traverso e canto)

Assistente alla regia Monica Santoro

Scene e costumi Elena Arvigo

Consulenza musicale Ariel Bertoldo

Collaborazione scene Maria Alessandra Giuri

Consulenza al testo Francesco Biagetti

Una produzione Teatro OUF Off con Compagnia Elena Arvigo (Associazione SantaRita &Jack teatro)

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