CALIGOLA @Teatro Ghione: tra follia e artificiosità

E’ il 13 aprile e siamo al teatro Ghione di Roma, un elegantissimo teatro situato a pochi metri dal Vaticano, per la prima di Caligola, celebre testo di A. Camus, con la regia di Gennaro Duccilli.

Una produzione di Teatro della Luce e dell’Ombra, con in scena Gennaro Duccilli, Paolo Ricchi, Maurizio Castè, Eleonora Mancini, Giordano Luci, Maria Angelica Duccilli, Fabrizio Rinaldi, Lorenzo Petrucci, Gianfranco Draicchio, Antonella Sciotti, Giorgia Pruiti, Chiara Natalizia, Isabella De Cesaris, Matteo Rancadore vestiti da Giulia Cilia.

Con le scene di Sergio Gotti, le luci di Antonio Accardo e le musiche di Giulio DuccIlli, Caligola, l’imperatore romano più discusso di tutti i tempi ha compiuto ancora una volta le sue folli imprese e eroiche gesta su un palcoscenico.

CALIGOLA: la logica come paradosso della follia

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Ma cos’è davvero la follia? Possiamo, oggi, utilizzare ancora questo termine? Chi è davvero un pazzo? Chi erano i folli in passato e chi sono i folli oggi? 

Tanti studiosi, psicologi, scienziati e tuttologi hanno a lungo dibattuto sul significato della parolafollia”. Numerose sono state le sue interpretazioni, applicazioni e sfumature, e il più delle volte, nel corso della storia, è stata usata per giustificare il senso di impotenza davanti all’ignoto e agli avvenimenti non compresi.

In psicologia, psichiatria e nel senso comune con il termine follia o pazzia si indica genericamente una condizione psichica che identifica una mancanza di adattamento all’interno della società, espressa attraverso un comportamento anomalo, relazioni interpersonali e stati psichici alterati. Ad accompagnare questa definizione, sono i significati di alienazione e devianza, che a seconda del periodo storico vigente e della sua cultura, hanno apostrofato tanti personaggi, tra cui Caligola.

Cos’è allora la follia se non l’altra faccia della normalità? Non un qualcosa di incompreso, mistico o inspiegabile, bensì solamente qualcosa che va al di fuori dei nostri schemi, delle nostre abitudini e della nostra logica. Per cui non c’è motivo di credere che non segua una sua logica: una logica interna, unica, diversa, che noi non siamo abituati a vedere e che, a volte, è scomoda da comprendere. 

Gaio Cesare Augusto Germanico, meglio noto come Caligola, è stato marchiato nei secoli dallo stigma della follia, come un’impronta peccaminosa che ha segnato una strada che ci ha condotto sempre più lontani dalla comprensione e conoscenza della sua persona.

ALBERT CAMUS E L’illogicità del dolore: la regia del caligola di duccilli

Albert Camus, scrittore e drammaturgo esistenzialista, padre della filosofia dell’Assurdo, ha lasciato nelle nostre mani un fragile imperatore, figlio dell’assurdo e dell’impossibile, soggiogato dall’immensità di un dolore e ci ha consegnato nuovamente la possibilità di comprenderlo, compatirlo o condannarlo ad una morte definitiva.

Nella prima scena della sua opera, vediamo Caligola dire addio a Drusilla, sua sorella e amante, donna amata con passione, carnalità e sentimento. Dopo di lei, il vuoto. Un vuoto che non sapeva come riempire, che ha provato a colmare con sangue di povera gente, con un narcisistico desiderio di onnipotenza e paranoica ricerca di un nuovo significato della vita.

La regia di Duccilli ha messo ben in luce l’umanità di Caligola, togliendo un po’ di polvere dalle leggende che circolano sul suo conto e sulla sua disumana follia.

Caligola, possente e illuminato dalle luci del palcoscenico, si mostrava al pubblico nella fioca luce della fragilità umana, risultando molto più vicino ad un qualsiasi spettatore in platea.

una questione di stile

Il numerosissimo cast di Duccilli ha interpretato i tanti personaggi dell’opera di Camus, indossando gli appariscenti costumi di Giulia Cilia e muovendosi in una scenografia insolita per l’ambientazione originale dell’opera.

Se l’opera di Camus è ambientata nel palazzo reale di Caligola, questa volta i personaggi rivivono la loro assurda tragedia all’interno di un veliero. Si dice, infatti, che vicino Roma sia conservato un santuario dedicato alla dea Diana – dea della luce diurna -, conosciuta in Oriente come Iside, dove nel V secolo a.C. Caligola fece costruire su un lago, per celebrarvi riti e feste in onore della dea, due gigantesche navi portatrici di costruzioni in muratura. 

DALL’ANTICA ROMA A ALL’ANTICO EGITTO

Molti erano infatti i richiami alla dea Iside e al mondo degli Egizi, ripresi soprattutto dai costumi, che hanno creato sul palco una vivace mescolanza tra romanità ed cultura egizia.

Tale mescolanza, talvolta però, ha peccato di precisione come nei materiali di costruzione della scenografia, visivamente ed incoerentemente di diverso stile ed epoca, e nella rifinitura dei costumi, che presentavano accessori moderni e posticci rispetto alle culture di riferimento.

LA NAVE DI CALIGOLA, UNA SCENOGRAFIA NON NECESSARIA

L’idea della scenografia poteva essere innovativa, dal significato interessante se fosse stato spiegato maggiormente. La pecca più grande è però stata quella di non aver effettivamente contestualizzato ed utilizzato in toto tutti gli elementi scenici. Si stagliava all’orizzonte l’imponente prua di una nave che è stata percorsa solamente due volte in tutto lo spettacolo, assolvendo così un’unica funzione decorativa e forse destabilizzante per la comprensione dell’opera.

TRA GROTTESCO E NATURALEZZA

Anche gli attori, in materia di recitazione, hanno seguito uno stile recitativo sui generis. Ma forse è più corretto utilizzare il termine: “inseguito”. Sulla scena una corsa repentina ad una naturalezza mai raggiunta, riempita di orpelli recitativi, tecnicismi arcaici con la voce e con esagerate espressioni facciali

Nessun attore sembrava davvero provare emozioni sul palco, avere un reale pensiero sotteso alle battute del testo. Il corpo scenico nel complesso era molto fragile, prossimo ad una caduta, attutita certamente dai pomposi costumi. Mancava in ogni interprete una tensione corporea, uno studio sulla naturalezza e veridicità dei personaggi, sulle relazioni tra di essi, mentre un’attenzione particolare era data all’esibizione di sè e dei costumi, come in una sfilata di moda. Alcune scene oltretutto enfatizzavano volontariamente tale esibizione, mostrando sul palco non dei personaggi, ma degli attori-modelli.

Uno stile quasi grottesco, ma non intenzionalmente.

QUANDO LA RICERCA DEL BELLO ALLONTANA DAL CREDIBILE

Tutta questa artificiosità non ha permesso una vera empatizzazione o connessione con i personaggi della storia, bensì una distanza retta a fatica con l’artificiosità e l’aulicità del testo. Non sono state apportate grandi modifiche di testo rispetto alla versione originale, e questa scelta può essere funzionale quanto rischiosa se non è adattata a dovere. Lo stile drammaturgico di Camus è pur sempre quello di un filosofo esistenzialista francese, molto aulico e distaccato dalla formalità, motivo per cui è necessario sostenere quelle parole con naturalezza ed autenticità di interpretazione, se non si vuole incorrere nel rischio di non essere creduti.

SEMINARE A FAVORE

Caligola di Duccilli, risulta in estrema sintesi, uno spettacolo nato con un’intuizione diversa dal solito, con qualche seme di originalità, che però non è stato seminato a favore di una buona opera di recitazione e di costruzione completa di spettacolo.

CALIGOLA – INFO E CONTATTI

Regia Gennaro Duccilli

Scene Sergio Gotti

Luci Antonio Accardo

con Gennaro Duccilli, Paolo Ricchi, Maurizio Castè, Eleonora Mancini, Giordano Luci, Maria Angelica Duccilli, Fabrizio Rinaldi, Lorenzo Petrucci, Gianfranco Draicchio, Antonella Sciotti, Giorgia Pruiti, Chiara Natalizia, Isabella De Cesaris, Matteo Rancadore

Costumi Giulia Cilia

Sound Design Giulio Duccilli

giovedì 13, venerdì 14 e sabato 15 aprile 2023

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