RIVELAZIONE – Sette meditazioni intorno a Giorgione @ Teatro Cantiere Florida

È iniziata con RIVELAZIONE– Sette meditazioni intorno a Giorgione al Teatro Cantiere Florida di Firenze la tournèe toscana della compagnia veneta Anagoor, che proseguirà al Fabbricone di Prato con Virgilio Brucia dal 12 al 15 gennaio. A febbraio a Roma al Teatro India dal 14 al 19.

foto rivelazione 1 e 2 di Claudia PasewskiRIVELAZIONE di Laura Curino e Simone Darai, con Marco Menegoni, è stato presentato la prima volta da Anagoor al Premio Scenario nel 2009, come biglietto da visita della compagnia, per la specifica provenienza geografica dalla città natale del pittore Giorgio da Castelfranco Veneto, detto Giorgione “per statura e levatura morale” come ci racconta Vasari.
La Compagnia Anagoor propone un’interessante riflessione sulla misteriosa esistenza del pittore veneto, della cui biografia si conosce pochissimo, tanto che solo una dozzina di dipinti gli sono attruiti con certezza.
Lo spettacolo si apre proprio come una conferenza a luci accese sulla platea: in scena un microfono ed uno schermo tagliato a metà, una sola luce puntata sull'oratore. Il pubblico si ritrova nell'elegante ed educata atmosfera di una lezione di storia dell'arte, alcune nozioni sulla pittura tonale veneta, diversa dalla pittura fiorentina (ahi! rischioso parlar dei fiorentini a Firenze…).
Ma poi accade: si abbassano le luci in sala, l'oratore diventa attore e il pubblico è avvolto dal teatro.

Sette meditazioni, sette dipinti, sette sguardi obliqui sul pittore, sulla sua vita, ma più in là sul senso dell'esistenza, su temi universali per l'uomo: morte e silenzio, natura umana dei volti e degli sguardi, desiderio e amore, giustizia e apocalisse, battaglia e fede, diluvio e paura, tempo passato e futuro.
“Nebbia” la prima parola dello spettacolo, e come nella nebbia lo spettatore è guidato allo scoperta di una storia dell'arte, non raccontata sui libri, intima, viva, vera. Per uno storico dell'arte non avere notizie certe sul proprio oggetto di studio deve essere terribile, ma per Anagoor questa nebbia diventa una lenta e apppassionata “rivelazione”, la possibilità di ricamare trame di storie intorno ai dipinti: per ciascuno un'emozione diversa, una narrazione che ti trascina per le strade della Venezia della fine del millequattrocento, quasi millecinque (e non può non saltare alla mente la battuta di Troisi in Non ci resta che piangere!).

L'attore resta fermo sulla scena, racconta, guarda, spiega, e qui la drammaturgia di Laura Curino si fa sentire, il suo teatro di narrazione. Nessuna concessione alla scena: solo voce, le immagini dei dipinti, suoni e pochissima musica. I suoni dialogano con l'attore in scena, in una alternanza ottima, che quasi lo moltiplica e a volte ci si dimentica che sia un monologo (sound disegn Mauro Martinuz).
Sullo schermo, diviso in due, ad occupare tutto lo spazio scenico, scorrono le immagini dei dipinti di Giorgione (video Simone Derai, Moreno Callegari): immagini frammentate, divise tra i due schermi, ingrandimenti di dettagli, come lo è la narrazione della storia da ricomporre. La Pala, alcuni Ritratti, la Venere dormiente, Giuditta e Oloferne, i Tre filosofi, La tempesta e il fregio dalla Casa Museo Giorgione di Castelfranco, sono i frammenti che compongono lo spettacolo.

Marco Menegoni cerca il significato nascosto nello sguardo triste della "Madonna sul trono" e trova l'innocenza del figlio morto del committente della Pala, Tuzio Costanzo. Nei ritratti che si susseguono nelle immagini montate ad arte colpiscono gli sguardi ora impauriti, ora fieri. “La Venere di Dresda”, regalo per delle nobili nozze, è trasfigurata nel racconto in distruzione del desiderio. Il quadro di “Giuditta che tiene sotto il piede la testa mozzata di Oloferne” è accostata alle immagini dell'11 settembre, la nostra Apocalisse moderna. I tre filosofi nascondono significati esoterici e rivelano la presenza nella contemporaneità dell'Anticristo. La natura con tutta la propria violenza si scatena ne “La Tempesta” e i suoni accompagnano questo frammento muto in cui l'attore con il pubblico guarad rapito la potenza del dipinto. Infine il Fregio, che scorre lungo i due schermi, è il simbolo del tempo e lega questo enigmatico personaggio del passato al nostro futuro: “Solo la sapienza, le arti e uno sguardo consapevole rivolto al futuro potranno salvare l’uomo dal turbine” affermava Giorgione.

CREDITS:
foto rivelazione 1 e 2 di Claudia Pasewski
foto rivelazione 3 di Alessandro Sala

Info:
RIVELAZIONE
Sette meditazioni intorno a Giorgione
con
Marco Menegoni
drammaturgia
Laura Curino
Simone Derai

video
Simone Derai
Moreno Callegari

sound design
Mauro Martinuz

regia
Simone Derai

produzione
Anagoor
co-produzione
Operaestate Festival Veneto

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