Siamo stati al Teatro Studio uno in novembre per seguire la Retrospettiva sulle opere di Giovan Bartolo Botta e la sua compagnia Produzioni Nostrane – Ultras Teatro: abbiamo seguito una selezione di quattro diversi spettacoli della sua produzione:Amleto Punk (16-17 novembre), Antigone fotti la legge (18-19 novembre), Bernarda (23-24 novembre), Agenti e castisti (25-26 novembre).
Ve li raccontiamo….
AMLETO PUNK: tutto il resto è solo un rumore fuori scena
di Giacomo Guidi
Roma, Teatro Studio Uno, uno spettacolo che desta curiosità, si direi quasi sorpresa perché da un Amleto in versione “punk” non sai proprio che cosa aspettarti. Siamo nella sala a specchi della casa del teatro indipendente romano, un pubblico disposto su 3 file, giovane e meno giovane, attento.
Non si capisce quando inizia lo spettacolo, anzi è lo stesso protagonista (Giovan Bartolo Botta) che fa accomodare le persone, non c’è un ciak, non c’è un’apertura del sipario, tutto inizia così quasi continuando la nostra vita di sempre, come un teatro di strada che si apre questa sera qui, in questa stanza, in questa sala.
Così iniziano le parole, dette molto velocemente quasi repentine, parole spesso interrotte, si cambia discorso, si passa da un classicismo ironico coinvolgente a massime sulla politica, i mondiali mancati fino a porre l’attenzione su una signora del pubblico con la tosse a cui viene gentilmente offerta dell’acqua da parte del performer. L’attore parla con noi, si scusa, alza la voce, si rilassa, sta al gioco è umano, un Amleto umano che dialoga con un linguaggio moderno dal fantasma del padre, per poi passare ai provini di x factor, ai socialisti, al toro che è in serie b fino all’estremismo grillino.
Una corsa folle da parte di questo originale attore: i testi cosi classici diventano contemporanei e completamente rimaneggiati, c’è poco spazio ai costumi, alle scene, non ci sono musiche, non ci sono cambi umorali e vocali ma comunque tutto scorre, tutto funziona ed allora siamo noi, c’è lui, c’è il suo lavoro di attore che si aggrappa a se stesso, al suo fiume in piena di parole ed improvvisazioni.
È un Amleto nuovo, totalmente in balia degli eventi, non c’è un copione predefinito , si entra nel testo classico per poi abbandonarlo, aprendo parentesi esistenziali; i suoi amori, le sue fobie, le sue poesie tutto è mescolato, tutto è come in un vortice ed il bello forse è proprio questo la mancanza di logicità apparente che nasconde una più dilagante profondità.
La scenografia è quasi assente, un leggio ed un microfono, dei fogli colmi di poesie sparsi qua e là, non c’è un montaggio, tutto avviene naturale senza screzi e pentimenti.
ANTIGONE FOTTI LA LEGGE: l’irriverente voce della libertà
di Samantha Grasso
Il 18 e il 19 novembre, al Teatro Studio Uno, è andata in scena la libertà. La libertà d’espressione, la libertà di sbagliare, la libertà di divagare, la libertà di far umore e rumore, d’intrattenere e infastidire, la libertà di andare fuori contesto e restare comunque stretti nei margini d’una realtà che supera le barriere del tempo: la legge dètta, la coscienza improvvisa.
“Antigone fotti la legge” è una riflessione a voce alta, come quelle che Creonte, Giovan Bartolo Botta, usa per addomesticare il popolo, il pubblico e Antigone, la voce del coraggio. Coraggio che sfida potere e morte, entrambe inginocchiate ad una coscienza di luce, la stessa luce che risplende nel semi vuoto della scenografia, recintata da qualche sedia di troppo e da bottiglie sparse sul palcoscenico che distolgono lo sguardo dello spettatore, e nei pieni della drammaturgia, ritmica, incalzante, che, in alcuni casi, non lascia spazio alla totale comprensione; atto di furbizia, questo, volto a celare le imperfezione della recitazione a volte monotona, a volte accelerata dei quattro attori, Krzysztof Bulzacki Bogucki, Isabella Carle, Mariagrazia Torbidoni e, di nuovo, Giovan Bartolo Botta, regista, interprete, re indiscusso eppur scalzato, di volta in volta, dalle voci che gli si alternano sul palco diviso con gli spettatori, essenza viva dell’azione. Azione sottolineata dalle luci di scena, fisse, ma volte ad enfatizzare sudori e lacrime dei protagonisti.
Antigone è un’anima ribelle, cara al re Creonte, promessa sposa del figlio Emone, ch’è vittima delle attenzioni malate della mamma Euridice, ed è proprio così che l’azione si svolge: chi è fottuto fotte chi fotte colui che ha fottuto, in un vortice di situazioni che vedono al vertice la morte, la vita. Per dare degna sepoltura al fratello Polinice, condannato a marcire nei giardini del palazzo reale come maestro dell’errore, Antigone accarezza la morte per mano di Creonte. Convinto dalla ragazza d’essere in procinto di compiere l’ennesima empietà, se ne lava le mani, lasciando che il suo destino si compia senza interferenze e aggrappandosi ad occhi chiusi all’affetto che nutre nei confronti di lei, paladina del giusto, portavoce delle masse estranee al potere, che si prodigherà in una chiusa tachicardica e affannosa, dal sapore d’un respiro fermo in gola.
Produzioni Nostrane attende gli spettatori in sala a sipario aperto, sguardo fisso, qualche battuta di troppo, in abbigliamento antitetico e atteggiamento dissonante, spezzando ogni legame col noto, con la regola, con le maniere, con la storia. Gli attori sfondano la quarta parete, illudono lo spettatore d’un coinvolgimento più profondo, quasi indispensabile ai fini dello svolgimento della storia, per poi lasciarlo sospeso, interdetto, confuso. Ed anche per questo “Antigone fotti la legge” non si ama né si odia, ma si attraversa in entrambe le direzioni fino ad arrivare a questo, ad una piccolissima riflessione in un universo di idee: il potere non dà nulla, ma toglie, toglie in tutte le epoche. Vite, affetti, pensiero, libertà. La regina non ha corona in questo spettacolo e neppure nella storia, eppure la scelta è tutta sua.
BERNARDA o il kaos di Bernarda Alba: Garcia Lorca show
di Giacomo Guidi
Terzo appuntamento con la compagnia Produzioni nostrane-Ultras Teatro; compagnia irriverente capace di riadattare i testi classici ad un linguaggio moderno, quasi popolare, senza luci, senza scenografia, un teatro di strada che punta all’essenziale senza virtuosismi ne colpi di scena. Ed allora abbiamo lei, Bernarda, madre severa a tratti dispotica di 5 figlie femmine, la storia segue l’opera teatrale di Federico Garcia Lorca messa in scena per la prima volta a Buenos Aires nel 1945 ma ambientata in Andalusia; ora però siamo in un posto indefinito, che potrebbe essere una casa qualunque, in un posto qualsiasi e dobbiamo immaginarlo autentico anche qui, a Roma, nella sala a specchi del teatro studio uno.
Bernarda donna forte, indole robusta e matriarcale, rimasta da poco vedova, impone il lutto alle sue figlie, due sono già in convenuto e le tre presenti in sala insieme alla serva Poncia rivivono il dramma della prigione; sono prigioniere di questa casa delle regole della madre,sono disubbidienti ed assetate di vita ed a cui non è permesso nulla se non vivere e rivivere il dramma della solitudine.
Solitudine che si traduce in un vero e proprio impedimento ad avere rapporti sociali, a cui viene impedito di uscire ed avere rapporti con il sesso opposto; solo alla figlia maggiore Angustia, figlia del primo marito di Bernarda ed erediteria di una somma cospicua di denaro, è concesso di maritarsi con un giovane del paese “pepe il romano”, il quale è però interessato unicamente alla dote della giovane.
L’ultimogenita Adele si innamora però del promesso sposo della sorella, con cui ha una storia d’amore clandestina, portata alla luce della sorella Martirio, innamorata lei stessa dell’uomo; manca perciò anche l’amore tra sorelle, sono esaurite al punto di odiarsi tra loro e di farsi del male, tutte e tre amano lo stesso uomo pepe il romano e sarebbero disposte a tutto per averlo, anche a ferire il sangue del loro sangue, mettendosi una contro l’altra.
Personaggio chiave la serva Poncia, unica al corrente della verità e conscia del vero disagio psicologico che stanno vivendo le figlie di Bernarda, la quale una volta capito l’accaduto uccide, o finge di farlo, pepe il romano, lasciando nell’incredulità e nella dipendenza affettiva verso di lei le sue figlie. Bernarda, donna di altri tempi, forte, il cui giudizio esterno e il ben apparire è più importante della serenità psichica e fisica delle sue creature, vive in questa costante disputa tra la morale e la voglia di libertà, un concetto centrale e non per niente superato neanche ai giorni nostri.
AGENTI E CASTISTI: ho bisogno di volti!
di Giacomo Guidi
Quarto ed ultimo appuntamento con la compagnia Produzioni nostrane-Ultras Teatro: questa volta la vicenda è molto attuale, un’agenzia di produzione ha bisogno di nuovi volti, cerca attori capaci di funzionare sul mercato, con forti personalità, capaci di vendersi ai reality ed alla televisione in grado cioè di fare business facendo guadagnare soldi all’agenzi. Ed allora abbiamo 5 agenti, diversi l’uno dall’altro con storie divertenti, audaci, tutte irriverenti ma con un’ obiettivo comune, l’ambizione, il dio denaro, riuscire ad avere i nominativi degli attori più forti, i più credibili.
Ed allora è una battaglia, un tutti contro tutti, i peggiori verranno licenziati in questo specie di gioco all’ultimo sangue ed allora il linguaggio è scurrile e diretto, è carico e veloce; c’è chi progetta di vendere i nominativi alle agenzie concorrenti, chi effettivamente lo fa, c’è chi svende il proprio attore al regista che vuole andare a letto con lui,perché si sa questo mondo va così.
Il tema sulla violenza sessuale durante i casting viene spesso citata, fenomeno attualissimo e di una potenza narrativa incredibile; nel complesso uno spettacolo divertente, bravi gli attori che stupiscono sempre per la loro dinamicità vocale, per la loro irruenza verbale e per i tempi scanditi da leggere e sospiranti pause.
Come già anticipato la scenografia è inesistente, dobbiamo immaginarci il manager in giacca e cravatta, dobbiamo immaginare lo studio, le luci, i ciak, tutto è dentro ma è anche fuori, siamo in tanti luoghi ed in nessuno; credo che la forza di questo gruppo sia proprio questo, essere credibili ed all’avanguardia anche spogli dei più minimi effetti speciali.
Contenuti
Per saperne di più su…Produzioni Nostrane – ULTRAS TEATRO
Progetto Produzioni Nostrane (Associazione culturale di stampo teatrale)
di Giovan Bartolo Botta & Sylvia Klemen
Produzioni Nostrane è un progetto teatrale che mette in scena i testi classici adattandoli ad un linguaggio contemporaneo. I testi diventano così originali, completamente rimaneggiati. Lasciando del pulviscolo classico unicamente l’odore. L’idea primordiale. Il linguaggio classico ci interessa particolarmente poiché parla per archetipi. Una caratteristica che solletica l’eternità. Come? Togliendo alla messa in scena costumi storici intrisi di polvere, catartici giochi di luci, musiche da ambientazione e trombonismi vocali, tornando così all’urgenza, all’essenziale. Al puro lavoro sull’attore. All’interazione sul palcoscenico tra elementi vivi. Che non hanno appigli. Che possono contare solo su loro stessi. Come nella vita.