Recalcati presenta A PUGNI CHIUSI @Ultravox: una lettura del nostro tempo

Lo psicanalista Massimo Recalcati presenta, nella suggestiva cornice dell’arena dell’Ultravox, alle Cascine di Firenze, il suo ultimo libro A PUGNI CHIUSI edito da Feltrinelli: una lucida analisi del mondo contemporaneo che cerca di trovare una via per il futuro.

A PUGNI CHIUSI: “l’ora di lezione” di Recalcati

Massimo Recalcati sul palco di Ultravox, Firenze (foto di Francesca Valente)

Lo psicanalista sale sul palco, si siede su una poltrona e per un’ora parla. Fa quello che un vero insegnante deve fare: costruisce una lezione ordinata, logicamente serrata ma nello stesso tempo aperta a qualche divagazione che poi puntualmente torna al discorso di fondo. Racconta, spiega, narra, cita, usa la parola come un ricamo su una tela bianca. Il suo tono è pacato ma appassionato, la sua voce mai piatta, vibrante. La sua “ora di lezione” è quanto di più cattedratico si possa immaginare, lezione frontale purissima. E diviene una sorta di viaggio che l’oratore e lo spettatore fanno insieme all’interno di un ragionamento saldamente costruito. Non c’è niente di interattivo, non c’è niente di teatrale, nessuna richiesta di domande, nessuna gestualità: solo parola nella sua espressione più pura e precisa. Non c’è bisogno di altro.

Da Laio a Telemaco: Un quadro del nostro tempo

Massimo Recalcati (foto di Mara Zamuner)

Il discorso di Recalcati è uno sguardo lucido sulla condizione umana ed esistenziale degli ultimi vent’anni: a partire da una fitta serie di casi di studio, tratti dalla cronaca o dalla sua esperienza clinica, egli tratteggia un quadro dei nodi del nostro tempo, riprendendo temi e immagini di altri suoi libri. Il cuore del discorso è l’immagine del padre e il suo rapporto con il figlio, già trattato in “Il complesso di Telemaco”. Secondo lo psicanalista alla crisi del ruolo del padre si legano i grandi cambiamenti del nostro tempo: lo sfaldamento del senso della Legge, il cielo vuoto sopra le nostre teste, il rovesciamento del ruolo genitoriale. Come nella tragedia “Affabulazione” di Pasolini, in cui si assiste al ribaltamento del complesso edipico nel rapporto tra padre e il figlio, tanto che alla fine il padre uccide il figlio, così oggi si assiste alla diffusione del complesso di Laio, il padre di Edipo che vuole dare la morte al figlio per non essere da lui superato. Ma, come dice Pasolini “ogni figlio porta con sé un mistero che assomiglia al cielo guardato con gli occhi del contadino, al fuoco guardato con gli occhi di un selvaggio”: i figli sono destinati a superare i padri, a sopravvivergli, a dargli la morte. Come Laio odia la giovinezza, come il padre dell’opera di Pasolini invidia “la vita piena di seme e di voglia di fecondare” del figlio, così, nel nostro paese in particolare, le vecchie generazioni non sanno tramontare, fare un passo indietro rispetto ai figli.

La via d’uscita? Un’alleanza tra generazioni

A questo punto Recalcati tratteggia le possibili vie d’uscita da questa crisi: da un lato la via nostalgica che vuole la restaurazione del valore del padre, della tradizione, del passato, dall’altro quella tracciata da nuovi “punti luce”. Primo tra tutti il complesso di Telemaco: nell’Itaca dei nostri tempi, caratterizzata dal caos, nel tempo in cui i grandi padri simbolici hanno perso la voce, Telemaco non si limita ad aspettare il padre con nostalgia, si mette in viaggio, per chiedere notizie del padre. I giovani dunque devono prendersi la responsabilità di compiere un viaggio, perché questo rende possibile una nuova alleanza tra le generazioni. Questo punto, insieme alla solidarietà, alla democrazia e alla cura, incarnata dalla mani della madre (che danno il titolo a un altro saggio dello psicanalista), è in grado di tracciare una nuova strada per uscire dal caos.

A pugni chiusi: leggere il presente attraverso i maestri del passato 

Nel suo ininterrotto ragionamento, Recalcati apre nuovi mondi, fa del sapere un oggetto del desiderio in grado di mettere in moto la vita e di allargarne l’orizzonte, proprio come, secondo quanto dice ne “L’ora di lezione”, ogni bravo insegnante deve saper fare. È un grande affabulatore, quasi ipnotico: tesse la sua lezione come una rete fittissima di citazioni tratte dai suoi maestri, da Sartre a Nietzsche, da Lacan a Pasolini. Il mito è il cuore del suo discorso: il rimando agli archetipi raffigurati nei grandi miti greci offre una lettura convincente dei nodi del nostro tempo, attraverso immagini che assumono una valenza orientante e pregnante. La fitta tessitura delle citazioni costruisce un ritratto del nostro Paese e dei problemi del mondo contemporaneo ricco di suggestioni e di chiavi interpretative interessanti.

Visto il 26 maggio 23 all’ULTRAVOX, Anfiteatro delle Cascine, Parco delle Cascine, Firenze

A PUGNI CHIUSI in teatro

di e con Massimo Recalcati
produzione Sava’ Produzioni Creative e Feltrinelli Editore

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