RACCONTI DISUMANI @Teatro Puccini: metamorfosi della condizione umana

In scena al Teatro Puccini di Firenze, RACCONTI DISUMANI, uno spettacolo di Alessandro Gassman ispirato a due racconti di Franz Kafka che hanno come protagonisti animali, interpretati in modo magistrale da Giorgio Pasotti.

Recensione a cura di Sofia D’Andrea e Francesca Valente

RACCONTI DISUMANI: STORIE DI ANIMALI IN GABBIA

RACCONTI DISUMANI mette in scena due racconti di Kafka molto simili tra loro: entrambi dedicati al mondo animale, hanno come protagonisti bestie umanizzate che raccontano la propria vicenda. Oppure si tratta di uomini che nel divenire animali individuano una via di fuga e di salvezza? Forse questo non è importante: come scrisse Benjamin “si possono leggere per un buon tratto le storie di animali di Kafka senza avvertire che non si tratta di uomini; quando si imbatte nel nome della creatura – la scimmia, il cane, la talpa –, il lettore alza gli occhi spaventato e si accorge di essere già lontanissimo dal continente dell’uomo”.

Un animale rinuncia alla propria natura per uscire dalla gabbia e ottenere uno spazio di libertà; un secondo animale si costruisce una tana sotterranea per fuggire da un oscuro pericolo. Il tema di fondo è la gabbia: che sia imposta o costruita con le proprie mani, essa costringe i protagonisti a confrontarsi con la possibilità di uscire, di fuggire e le scelte dei due sono in un certo senso opposte. Le loro vicende di animali parlano in maniera diretta dell’uomo, mettendo in scena la sua condizione esistenziale non in quanto sue metafore ma come rappresentazioni.

La sceneggiatura di Gassmann appare fedele ai racconti di Kafka, seppure non manca, in particolare nel secondo racconto, un’originale reinterpretazione del testo di partenza. E le scelte di regia sono volte a valorizzare il testo, che è il vero protagonista dello spettacolo insieme all’interpretazione straordinaria di Giorgio Pasotti.

UNA RELAZIONE PER UN’ACCADEMIA OVVERO LA SCIMMIA CHE VOLEVA ESSERE UOMO

Pietro il Rosso, protagonista di “Una relazione per un’Accademia”, ha deciso di abbandonare la propria condizione di scimmia per trovare quella che lui chiama una “via d’uscita che poteva essere anche un inganno” dalla gabbia in cui era stato rinchiuso dopo la cattura nella Costa d’oro: non la libertà – la libertà è un inganno – ma semplicemente un modo per non essere più chiuso tra le sbarre anguste che devono imprigionare un animale selvatico. E questa via d’uscita pare essa stessa una gabbia: diventare come un uomo, vestirsi e comportarsi come i propri carcerieri, intrattenerli sul palco di un Varietà, restare invischiato nelle insensate convenzioni umane, dalla stretta di mano ai vestiti, dalla parola alla relazione per l’Accademia. Ma come si può considerare umano quel modello di degradati alcolisti da cui la scimmia ha imparato a comportarsi da uomo, fino ad annegare in una ripugnante bottiglia di grappa la cui proiezione riempie la scena?

L’INTERPRETAZIONE DI GIORGIO PASOTTI IN RACCONTI DISUMANI

RACCONTI DISUMANI: la scimmia e la grappa
La scimmia e la grappa in RACCONTI DISUMANI

La scimmia, come un pappagallo ammaestrato, si muove su un trespolo dando lezioni di etica agli uomini. E Giorgio Pasotti, solo su un palco buio, riesce a incarnare perfettamente i gesti e le movenze di un primate, arrampicandosi sull’unico oggetto in scena, una sedia simile a un trespolo, che diviene nel finale del racconto ombra di una sorta di ghigliottina. Anche la sua recitazione in alcuni momenti diviene scimmiesca, come se il personaggio camminasse sul sottile filo che separa l’uomo dal primate e sentisse quello che lui chiama “un prurito al calcagno”, quel richiamo della natura selvaggia che “sente chiunque cammini sulla terra: il piccolo scimpanzé come il grande Achille”. La sua posizione sul palco richiama la solitudine di chi ha perso la sua natura e non riesce a trovare nel mondo che lo circonda un senso che non sia quello di un vuoto formalismo. E le immagini che si susseguono, proiettate su uno schermo trasparente che lo separa dal pubblico, scandiscono i momenti salienti della sua trasformazione: la giungla della Costa d’oro, le sinapsi che si accendono e lo rendono uomo, la bottiglia di grappa in cui annegare le frustrazioni.

LA TANA OVVERO IL PRIGIONIERO DELLA PAURA

RACCONTI DISUMANI: Giorgio Pasotti
Giorgio Pasotti interpreta la talpa in RACCONTI DISUMANI

L’essere protagonista de “La tana” – una talpa o forse un topo scavatore – ha fatto una scelta opposta rispetto alla scimmia: si è volontariamente rinchiuso in una serie di piazze e gallerie sotterranee, struttura complessa e articolata che lui stesso ha costruito per salvarsi da un pericolo che non non ha volto né nome. E la tana occupa l’intera scena: un piano inclinato costellato di buchi, dai quali esce, per poi nascondersi di nuovo, la testa dell’attore, coperta da un cappello da aviatore, occhiali tondi calati di tanto in tanto a nascondere lo sguardo. Giorgio Pasotti cambia registro: il forte accento del nord e l’intonazione ironica sembrano alleggerire una vicenda che appare, a ben vedere, ancora più disperata della precedente. La salvezza per il protagonista è la difesa dall’altro, dal diverso: la fuga in un mondo sicuro, che gli dia l’illusione di controllare la realtà circostante. Ma per quanto possa tentare di tenere sotto controllo il proprio spazio, la paura resta irrazionale e incontrollabile sotto forma di un fruscio, di un risveglio brusco, della percezione di un pericolo, di un nemico alle porte pronto a portargli via tutto ciò che ha faticosamente accumulato.

UN FINALE POCO KAFKIANO PER RACCONTI DISUMANI

RACCONTI DISUMANI: la talpa come Ciaula
La talpa come Ciaula in RACCONTI DISUMANI

Gassman chiude, peró, lo spettacolo con un finale sicuramente molto lontano dalle intenzioni di Kafka, che scrisse questo racconto negli ultimi mesi della sua vita, in un momento estremamente buio e disperato, e lo lasció incompiuto, a metà di una frase che sottolinea amaramente l’insensatezza dell’esistenza, che mai può cambiare: “Tutto invece è rimasto immutato…”. Al termine di RACCONTI DISUMANI si apre invece uno spiraglio di possibilità: sotto il riflesso di una luna che contempla fatiche, timori e ossessioni che scavano la terra,  la talpa esce dai cunicoli, la tana si eclissa e l’animale annuncia di voler fuggire il più lontano possibile. Gassman sceglie dunque di chiudere le storie indecifrabili e disperate di due animali, tanto simili a uomini da sembrare più umani di loro, con il più umano dei sentimenti: la speranza, la possibilità di uscire dal labirinto di un mondo asfissiante e incomprensibile per guardare finalmente la luna, con una scena che ricorda il finale di Ciaula scopre la luna di Pirandello e la commozione del ragazzo che esce dalla miniera e scopre la luna, “col suo ampio velo di luce, ignara dei monti, dei piani, delle valli che rischiarava, ignara di lui, che pure per lei non aveva più paura, né si sentiva più stanco, nella notte ora piena del suo stupore”.

Visto il 24 novembre 2023 al Teatro Puccini, Firenze

RACCONTI DISUMANI

da Franz Kafka

uno spettacolo di Alessandro Gassman

con Giorgio Pasotti

adattamento Emanuele Maria Basso
musiche Pivio e Aldo De Scalzi
scene Alessandro Gassmann
costumi Mariano Tufano  

light designer Marco Palmieri
videografie Marco Schiavoni
aiuto regia Gaia Benassi
sound designer Massimiliano Tettoni
trucco Serena De Pascali
una produzione Teatro Stabile d’Abruzzo – Stefano Francioni Produzioni

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