PESSOA SINCE I’VE BEEN ME @Teatro della Pergola: Wilson visionario poeta dell’anima

Dal 2 al 12 maggio al Teatro della Pergola di Firenze è andato in scena in Prima Mondiale, PESSOA Since I’ve been me, ultimo lavoro di Robert Wilson, che ha curato regia, scene e luci di Robert Wilson, su testi di Fernando Pessoa e drammaturgia di Darryl Pinckney. Lo spettacolo commissionato e prodotto da Teatro della Pergola di Firenze e Théâtre de la Ville di Parigi nel segno del progetto comune L’Attrice e l’Attore Europei, coprodotto da Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro Stabile di Bolzano, São Luiz Teatro Municipal de Lisboa, Festival d’Automne à Paris in collaborazione con Les Théâtres de la Ville de Luxembourg, si fonda sull’interazione in scena di un cast di attori internazionale per restituire la complessità multidimensionale dell’artista portoghese. “Come tutti noi – sostiene Wilson – Pessoa era pieno di molti “personaggi”. […] Nella mia testa c’è proprio un prisma con tutte le diverse personalità, i diversi aspetti di Pessoa». Il risultato è uno spettacolo visionario, dalle potentissime suggestioni, che immerge lo spettatore in un viaggio, non facile, nella personalità prismatica del poeta.

PESSOA. SINCE I’VE BEEN ME (foto di Lucie Jansch)

PESSOA SINCE I’VE BEEN ME: schegge di luce dell’io

La potenza visionaria e illusionistica della scena diretta da Wilson invade immediatamente lo spettatore di stupore: sipario e palco ci accolgono come frontiere mobili e cangianti su cui la luce staglia, a contorni netti, atmosfere differenti e oniriche. Gli attori, esatti e controllati nel movimento come eleganti marionette, maschere perfette del teatro interiore del poeta, si alternano recitando versi in inglese, italiano, francese e portoghese, ripetendo ossessivamente sequenze di parole immaginifiche che ronzano frenetiche nella mente e sullo schermo dei sopratitoli. Da subito è evidente che è inutile uno sforzo di concettualizzazione che ci permetta di innescare un processo rassicurante di parafrasi interna degli intenti dell’autore. Scoppi fragorosi di suono, vetri infranti, risate stereotipate di un invisibile pubblico, tuoni e scrosci di pioggia, rombo di motori, costringono ad abbandonarsi al flusso di questo incredibile sogno lucido che si materializza sotto gli occhi. Le molte identità di Pessoa, che scriveva celandosi dietro eteronomi, vere identità fittizie dotate di un proprio spessore tridimensionale e biografico, prendono vita nei loro tratti distintivi, accompagnate da uno sguardo ironico che trapela tra i bruschi passaggi tra atmosfere diverse, come a suggerire l’inconsistenza ontologica dell’ego e del suo frammentarsi identitario.

PESSOA SINCE I’VE BEEN ME: il mistero dell’esistenza

PESSOA. SINCE I’VE BEEN ME (foto di Lucie Jansch)

In fondo cos’è l’uomo se non un insetto che ronza contro il vetro di una finestra?” ci chiede senza rispondere Pessoa, lasciandoci incantare di fronte al brulicare dei personaggi evocati in cerca di un senso che, alla fine, sembra coincidere col flusso della vita stessa. Il filo che sembra dare coerenza allo scorrere dell’esistenza si dipana annullano i confini tra passato, presente e futuro, dissolvendo la distinzione tra uomo e natura, inseguendo un impossibile fusione panica con la Natura a cui il multiverso interiore del poeta sembra tendere, senza raggiungere mai la meta. Come un odissea multicolore tutto comincia dall’immagine di una barca che, come rivela in un’intervista il regista “è stata un’immagine molto precoce. Sono partito da una barca. Quindi, questo è ciò che vediamo in scena. E attraverso tutto lo spettacolo, c’è una linea che va avanti”. Tuttavia il viaggio non è più incentrato sull’interazione sulla singolarità dell’eroe bello di fama e di sventura, il dramma non ha più protagonista, si riverbera nei frammenti transpersonali che riflettono la coesistenza di molti sguardi sulle cose dissolvendo, in un’aura di ironico distacco e musicale intreccio di suoni poliglotti, l’estasi e il tormento con cui l’uomo celebra l’unicità del proprio essere. “La mia anima si è rotta come un vaso vuoto …. Sono una pioggia di cocci su uno zerbino da scuotere”. La barca approda alla fine dello spettacolo ad un relitto di vascello dopo aver imparato che niente esiste oltre l’istante e del viaggio non restano che echi (raffinatissime le scelte musicali che accompagnano l’opera), meri bagliori del Tutto.

PESSOA. SINCE I’VE BEEN ME (foto di Lucie Jansch)

PESSOA SINCE I’VE BEEN ME: l’estetica chirurgica del surreale

Arriviamo in fondo a questa straordinaria esperienza multisensoriale accompagnati e, a tratti, invasi, da un linguaggio artistico quasi totale: luci, quadri visivi dalla chirurgica precisione che evocano Dalì, Magritte o Matisse, parole, voci e musica. L’indagine sull’esistenza umana è affidata al potente intreccio di elementi diversi di cui gli attori, eccellenti nel loro essere al servizio di un’opera orchestrale, non sono che la gemma montata su una complessa struttura tecnica che dà corpo alle visioni del regista e di cui il Teatro della Pergola, scelto non a caso per il debutto di questa nuova opera, è degna culla. PESSOA: since I’ve been me, tuttavia sembra comunicare più con la dimensione iperurania, intuitiva, eterica dell’umano, non emerge la corda emotiva, né desiderio o voluntas in questi quadri cesellati. Restando sopita sotto soglia la visceralità dei personaggi evocati, questi risultano bidimensionali come elegantissimi intagli orientali in carta velina, miraggi, epifanie luminose di cui trapela una sorta di sospensione stupita sul mistero dell’universo che incanta, suggestiona, ispira ma volutamente elude la dimensione emozionale, lasciando in chi guarda la sensazione di aver assistito a qualcosa di grande ma impalpabilmente aperto su una pienezza attesa e disattesa che…chissà forse tocca proprio allo spettatore trovare.

PESSOA. SINCE I’VE BEEN ME (foto di Lucie Jansch)

PESSOA – SINCE I’VE BEEN ME

regia, scene e luci Robert Wilson

testi Fernando Pessoa

drammaturgia Darryl Pinckney

costumi Jacques Reynaud

con Maria de Medeiros, Aline Belibi, Rodrigo Ferreira, Klaus Martini, Sofia Menci, Gianfranco Poddighe, Janaína Suaudeau

co-regia Charles Chemin

collaboratrice alla scenografia Annick Lavallée-Benny

collaboratore alle luci Marcello Lumaca

sound design e consulente musicale Nick Sagar

trucco Véronique Pfluger

stage manager Thaiz Bozano

direttore tecnico Enrico Maso

collaboratrice ai costumi Flavia Ruggeri

consulente letterario Bernardo Haumont

assistente personale di Robert Wilson Liam Krumstroh

commissionato e prodotto da Teatro della Pergola – Firenze e Théâtre de la Ville – Parigi

coprodotto da Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro Stabile di Bolzano, São Luiz Teatro Municipal de Lisboa, Festival d’Automne à Paris

in collaborazione con Les Théâtres de la Ville de Luxembourg

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