NOSTALGIA DI DIO @ Teatro Metastasio: il capriccio di un Dio bambino

Dopo l’anteprima alla Biennale Teatro di Venezia è andata in scena al Metastasio di Prato dal 9 al 12 gennaio la versione ridotta (90 minuti contro i 140 originali) di NOSTALGIA DI DIO – Dove la meta è l'inizio, testo e regia di Lucia Calamaro, prodotta in collaborazione col Teatro Stabile dell'Umbria.

Un campo da tennis e una casa, quattro amici, luci fisse su di loro, un ambiente piccolo borghese. Il nucleo dello spettacolo è un interrogativo sulla propria esistenza, su chi ci ha voluto proprio così. Un atto unico pieno di una schiettezza profondamente leggera su cui incombe un quesito: se Dio non fosse il Dio onnipotente che tutti ci immaginiamo, ma fosse piuttosto un bambino? Un bambino che per un capriccio costituisce esseri imperfetti, solo abbozzati? Apre così lo spettacolo Simona, la protagonista, che irrompe in scena rivolgendosi direttamente al pubblico. Questo il leit motiv della rappresentazione, approfondita non attraverso riflessioni filosofiche sulla vita, ma nella banalità dell’ordinario. 

Cecilia (Cecilia Di Giuli) e Francesco (Francesco Spaziani) sono separati, lui spera di riconquistarla, lei ora si dedica al dottorato di ricerca. E poi ci sono Simona (Simona Senzacqua) che vorrebbe tanto un figlio e Alfredo (Alfredo Angelici) che di mestiere fa il prete. Amici da vent’anni si ritrovano in situazioni quotidiane, prima a giocare una partita di tennis, infine a casa di Cecilia. La trama è quasi inesistente: in un’ora e mezzo non succede praticamente niente, solo azioni piuttosto semplici, ma di sottofondo continua a riecheggiare questa domanda su Dio e sulla vita attraverso il dialogo ironico e quasi banale dei quattro protagonisti. Nel finale un colpo di scena chiuderà il cerchio.

La struttura dell’opera è elementare, impercettibile: quello che conta non è la storia ma i personaggi, con le loro attese, le loro frustrazioni ed i loro desideri. Ognuno incarna un interrogativo sulla vita: c’è Francesco il cui unico problema sembra essere il ricongiungimento con la moglie, che in realtà nasconde una grande insicurezza, la difficoltà di affrontare il fallimento del proprio matrimonio e suo personale; Cecilia adesso vuole dedicarsi unicamente a sé e al proprio dottorato di ricerca, che prevede la registrazioni di suoni, dopo anni da casalinga-moglie-madre; Simona è alla ricerca disperata di un figlio, tanto che sta pensando di ricorrere all’inseminazione in Spagna ed infine Alfredo che si sente solo, lì nella sua parrocchia, senza che mai nessuno lo vada a trovare. La casa è il luogo dell’incontro, in cui i quattro amici possono sviscerare i loro problemi, è quel luogo caldo e accogliente in cui sentirsi liberi e dove ci si può ritrovare nonostante la diversità delle proprie vite.

La scena, anch’essa curata dalla Calamaro, è essenziale, volutamente scarna, a colori neutri, non un addobbo, solo una rete da tennis e tre sedie nella prima scena, un lettino e una porta che rappresenta simbolicamente la casa nella seconda. In mezzo a questa monotematicità spiccano i colori dei costumi, rosa, rosso e blu e il nero della talare di Don Alfredo. Dei fari, degli abbagli su una base piatta, sottolineano che quello che conta non è il contorno ma sono i protagonisti che lo abitano. Tutta la rappresentazione ha un buon ritmo, da saga quotidiana, fatta di piccoli sketch, battute, mimi, tutto condito con grande ironia. Gli attori ci aiutano sicuramente ad entrare in questo ritmo da sitcom, veloce ma allo stesso tempo calibrato, che non stanca: fra di loro hanno una grande sintonia, sono credibilissimi nelle loro nevrosi e lo spettatore rimane attento ad ascoltare i loro piccoli grandi drammi.

La rappresentazione si era aperta con l’immagine di un Dio bambino e il cerchio si chiude con un bambino, con la notizia di una nascita. Proprio alla fine c’è l’unico cambio d’illuminazione, con un momento di buio, in cui i protagonisti si ritrovano insieme a pregare e quando torna la luce li ritroviamo abbracciati insieme. Solo questo stringersi attorno ai propri compagni di viaggio sembra essere l'unica strada per affrontare le nostre miserie, imperfezioni, nevrosi, restando attaccati agli amici veri, che nonostante tutto ci rimangono accanto. I nostri eroi del quotidiano si ritrovano abbracciati in questa “social catena” (direbbe Leopardi) proprio a casa perché la casa è il luogo in cui tornare sempre, in cui torniamo bambini come quel Dio capriccioso.

Info

NOSTALGIA DI DIO 

Dove la meta è l'inizio

testo e regia Lucia Calamaro
con Alfredo Angelici, Cecilia Di Giuli, Simona Senzacqua, Francesco Spaziani
luci Gianni Staropoli
scene e costumi Lucia Calamaro
assistente alla regia Diego Maiello
disegno dell’angelo Luca Privitera

foto di scena Guido Mencari

produzione Teatro Stabile dell’Umbria, Teatro Metastasio di Prato
in collaborazione con Dialoghi – Residenze delle arti performative a Villa Manin 2018-2019

Teatro Metastasio – Prato

10 gennaio 2020

 

image_pdfSCARICA QUESTO ARTICOLO IN FORMATO PDF