NON CI CAPIAMO @ Teatro La Baracca: il dialogo mai avvenuto tra Lonzi e Pasolini

Prima assoluta alla Baracca di Casale di Prato (previste repliche ad ottobre 2021) per NON CI CAPIAMO, il nuovo testo scritto diretto ed interpretato da Maila Ermini (sul palco insieme a Gianfelice D’Accolti). Dopo le esperienze con Gaetanina Bresci e "Io e Federico" (programmato anche l'incontro Gino Bartali-Fiorenzo Magni bloccato dalla pandemia), torna un altro dei Dialoghi Immaginari che vede in scena Carla Lonzi e Pier Paolo Pasolini. Teorica del femminismo e critica d’arte la prima, controverso intellettuale e regista il secondo, entrambi scandalosamente fuori dal coro negli anni di piombo. A seguito di una lettera indirizzata dalla Lonzi a Pasolini tramite il Corriere nel 1975 e mai recapitata, Maila immagina come sarebbe stato il confronto tra due che nella loro incomprensione reciproca non possono fare a meno di amarsi nella comune battaglia per la difesa del pensiero.

In questo articolo:

Non ci capiamo: un processo a tavola

Dialogo tra coscienze

La femminista Carla Lonzi

Il confronto col dissidente Pier Paolo Pasolini

Maila Ermini: interpretazione e libertà di pensiero

Informazioni sullo spettacolo: NON CI CAPIAMO 

 

Non ci capiamo: un processo a tavola

Casolare nella campagna toscana all’ora di pranzo. La vendemmia alle porte. Pasolini giunge con la sua spider fiammante dalla città in questo recondito angolo d’Italia dove il tempo sembra essersi fermato e dove la protagonista vive, a casa del compagno scultore. Così come l’incontro tra Carla Lonzi e Pasolini è immaginato, la scenografia è totalmente evocata e si svela limpida agli occhi dello spettatore dolcemente, senza didascalie. Come nella migliore tradizione nazionalpopolare, i due intellettuali si confrontano a tavola, davanti ad un piatto di pasta, altrettanto evocato come il desco stesso, e in un continuo scambio si delinea un dialogo fatto di battute e controbattute in cui ognuno è investito del doppio ruolo di accusatore e di difensore. Non ci capiamo si evolve pertanto in un processo che non vede né assolti né condannati chiudendosi con una sentenza di amore, anche se solo in potenza.

Dialogo tra coscienze

Seduti a bordo palco, sguardo fisso davanti a loro, i due intellettuali, da sempre recalcitranti nei confronti delle definizioni, accademiche e riduttive, sembrano comunicare a distanza, affidando al pubblico le loro dichiarazioni, le loro domande e risposte, il loro pensiero, come se il confronto riprendesse da quelle pagine di giornale dove la Lonzi ha tentato il primo approccio. Battute che viaggiano su binari paralleli come gli sguardi dei protagonisti che non accennano ad avvicinarsi, ognuno con le proprie insicurezze, siano esse quelle meglio celate della Lonzi o quelle più umanamente espresse di Pasolini. A partire dalla semplicità di un piatto di pasta e del grembiule da cucina della padrona di casa, si delinea con precisione lo sfondo culturale della vicenda, unico elemento reale fatto di riflessioni, di approfondimento, di una coscienza critica frutto del mondo analogico degli anni Settanta. Un pensiero che nella sua analiticità andava a braccetto con i ritmi della mezzadria che si affaccia, rievocata, in scena quando i preparativi per la vendemmia interrompono il dialogo, compenetrandosi con esso. A momenti Maila Ermini, nei panni della femminista fiorentina, si rivolge ad un presunto contadino là fuori cui sembra riservare la sua intimità dolce, opposta alla coriacea logica con cui risponde e domanda a D’Accolti-Pasolini, timido e quasi intimorito.

La femminista Carla Lonzi

Il mondo della terra, privo delle sovrastrutture culturali create dagli uomini, o meglio dai maschi, rappresenterebbe il teatro naturale per quel processo di autocoscienza che nella visione della Lonzi è ricerca di una propria originalità, lontana non solo dalla forma ma anche da una sostanza che è costruita su una matrice maschilista. Non si parla pertanto del mero rifiuto di un sistema, a tratti non ben identificato, ma di un capovolgimento delle prospettive, di una ridefinizione di quell’alfabeto con cui si costruisce il pensiero, frutto di secoli di predominanza maschile. Ne esce il ritratto di una donna che, giocoforza, per la sua capacità di astrazione che diventa talvolta estraniamento dal mondo, è emarginata dallo stesso movimento femminista, incentrato principalmente a combattere una battaglia di civiltà le cui conquiste non dovrebbero essere viste come le vittorie che la stampa descrive: si tratta pur sempre, per la Lonzi, di spazi strappati al maschile e non di quella rivolta femminile che ha dato il nome al suo movimento.

Il confronto con il dissidente Pasolini

Dissidente che sta nel sistema”: così invece viene visto Pier Paolo Pasolini che non nasconde le proprie contraddizioni e lentamente ci aiuta ad intravederne anche in quella irriducibile che comunque vive col proprio compagno e, forse, alle spalle di lui, il quale a sua volta trae dall’arte quel profitto che lei invece aborra, oggetto peraltro della sua tesi di laurea col prof. Longhi. Una femminista che per Pasolini resta in grembiule e cucina della pasta, che nasconde al partner per telefono cosa sta facendo. Non appena i due si scambiano al centro del palco inscenando il loro processo, è evidente che con le loro differenze rappresentano le due facce di una stessa medaglia. E come quest’ultime, non possono distaccarsi pur rivolgendosi in direzioni opposte, due visioni che non possono mai neanche sfiorarsi. “Noi scandalosi rispettiamo la forma per scandalizzare”: basterebbe questa frase del regista romano per chiudere la questione ma il rispetto reciproco va oltre e la dialettica assume pertanto nel corso della rappresentazione un tono più conciliante, unica vera conquista al pronunciamento dell’udienza.

Maila Ermini: interpretazione e libertà di pensiero

Ancora una volta Maila Ermini ci aiuta a recuperare tasselli della storia del nostro Paese (ricordiamo, tra gli altri, la Gaetanina, figlia dell’anarchico Bresci) e del pensiero di cui la maggioranza degli spettatori, incluso il sottoscritto, ignorava l’esistenza perché frutto di una sorta di ostracismo mediatico, iniziato già nei giorni in cui il dialogo è stato ambientato. In più, per chi ha modo di seguire Maila sui social, la figura di Carla Lonzi sembra calzarle a pennello perché entrambe combattono, seppur in tempi diversi, per la difesa della libertà di pensiero e soprattutto per lo sviluppo di una capacità autocritica spesso deviata ed ostacolata da quella informazione e controinformazione degenerate in disinformazione. Una libertà che in Pasolini va oltre e diventa sessuale, di autodeterminazione dell’essere umano nella sua originalità, la stessa perpetrata del resto dalla Lonzi. 

Di buon livello le prestazioni di Maila Ermini e Gianfelice D’Accolti nei ruoli dei due protagonisti, capaci entrambi di condire apprezzabilmente con propri tratti personali le due figure, avvantaggiati magari dal fatto che l’incontro non è mai avvenuto. Abbiamo gradito anche la scelta di farci intravedere l’intimità di questi due intellettuali, talvolta schivi e apparentemente fatti solo di testa e di passione ma con una psiche talvolta irrisolta, alter ego discreto insieme agli attori sul palco.

In una realtà come quella odierna dove il confronto è fatto soprattutto di opinioni mal supportate da idee, spesso comunque confuse e inconsistenti, il miglior pregio del dialogo a cui abbiamo assistito è di averci riportato ad uno scambio basato sulla capacità personale di elaborare un proprio pensiero, senza partigianerie. Proprio l’abile rappresentazione di una donna che non si sente più irriducibile e di un uomo che ha comunque fatto delle concessioni al sistema, ci aiuta a non sentirci spettatori stupidi, oramai incapaci di certa filosofia, ma destinatari di un messaggio di incoraggiamento per recuperare il ben dell’intelletto.

Info:

NON CI CAPIAMO 
Dialogo impossibile fra Carla Lonzi e Pier Paolo Pasolini
scritto e interpretato da Maila Ermini
con Gianfelice D'Accolti

Teatro La Baracca 
venerdì 18 giugno 2021 

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