IO SONO PLURALE @ Teatro TRAM: perdonarsi per continuare a vivere

In scena dal 17 al 20 novembre alla sala teatro di via Port’Alba lo spettacolo diretto da Maria Claudia Pesapane, finalista al premio “Regista con la A”, che mette in scena un flusso di coscienza sulle delusioni della vita amorosa di Graciela.

IO SONO PLURALE:  IL RACCONTO AMARO DI UNA DELUDENTE VITA MATRIMONIALE

Io sono plurale – Foto di Flavia Tartaglia

Uno scrittoio in un angolo sulla scena buia al centro della quale troneggia un cumulo di abiti da uomo e di valigie, unico elemento illuminato: sono gli abiti di suo marito che Graciela sta tentando di raccogliere, nonostante lui sia già andato via da tempo, come dice lei stessa tracannando una bottiglia di vino.

Lo spettacolo, liberamente ispirata a “Diatriba d’amore contro un uomo seduto” di G.G. Marquez, mette in scena il racconto di Graciela, moglie delusa e abbandonata, che non riesce a fare i conti con quest’assenza dopo l’amara vita amorosa che ha trascorso con lui.

IO SONO PLURALE: UN CUMULO ANTROPOMORFO DI ABITI

Io sono plurale – Foto di Flavia Tartaglia


Quindi Graciela, mentre racconta, raccoglie tutti i vestiti dell’uomo rimasti in casa andando a formare una massa antropomorfa, quasi un “uomo di giacche e camicie”, come un totem di riferimento, che si impone sulla scena per tutta la durata dello spettacolo e contro cui lei si scaglia visceralmente poiché rappresenta ciò da cui deve liberarsi per ricominciare a vivere.

IO SONO PLURALE: L’ELABORAZIONE NECESSARIA DI GRACIELA


La pièce teatrale rappresenta l’elaborazione necessaria per la protagonista non solo della mancanza del marito ma anche di tutte le aspettative disattese che il matrimonio aveva suscitato in lei.
Durante il suo monologo -se non per brevi interazioni con gli altri due attori Chiara Di Bernardo e Mariano Di Palo, quasi due figuranti che danno forma ai suoi timori e alle sue paure– Graciela naufraga -e con lei il pubblico- tra i ricordi ancora dolorosi della sua storia d’amore fatta di umiliazioni e tradimenti, ma anche brevi sprazzi di amore ideale non realizzabile con un altro uomo, il cui sogno basterà a farle scorgere un’alternativa possibile alla vita a cui crede di essere condannata. 

IO SONO PLURALE: LA CATARSI IN SCENA

Io sono plurale – Foto di Flavia Tartaglia


Graciela può liberarsi della zavorra a cui è legata ma per farlo deve vedere concretamente davanti a sé ciò che l’ha sovrastata tutta la vita e che credeva intoccabile. La catarsi avviene quando Daria D’Amore smonta il totem di abiti pezzo per pezzo, o meglio capo per capo,  con gesti nervosi e decisi, e facendolo domina una scena già tutta sua, esprimendo pienamente il sentimento di amarezza e quel desiderio di ribellione verso la sua storia d’amore.
Questo momento cruciale risplende nella rappresentazione del flusso di coscienza della protagonista che riesce a perdonare e a perdonarsi per ricominciare a vivere. È il momento della catarsi che si compie sulla scena, di una catarsi condivisa con il pubblico in sala che per il resto dello spettacolo non può che prestare inerte ascolto allo sfogo, come l’uomo seduto a cui fa riferimento il titolo dell’opera di Marquez.

IO SONO PLURALE: LE PAROLE DELLA REGISTA MARIA CLAUDIA PESAPANE


La regista Maria Claudia Pesapane, finalista al Premio “Regista con la A” –di cui parlo qui– che il Teatro TRAM ha lanciato per riconoscere maggiore spazio alle donne impegnate in regia, spiega a proposito di “Io sono Plurale” che 《La ricerca, che ha portato poi alla forma definitiva dello spettacolo, è iniziata alcuni anni fa da un accadimento personale della mia vita: quei momenti in cui sei invasa da un dolore che ti invalida fisicamente, non riesci a controllare la tua rabbia, ti senti completamente perso e non vedi nessuna luce in fondo a questo tunnel. Ecco, Io Sono Plurale accende il faro in questo tunnel buio, prova a farci vedere quella luce. L’idealizzazione del marito da parte di Graciela, che sembra appunto impedirle di credere in se stessa e che la porta a sprofondare in un tunnel cieco, si materializza sulla scena in un enorme cumulo fatto di vestiti, come un “enorme mostro” da cui liberarsi》.

IO SONO PLURALE

(liberamente ispirato a “Diatriba d’amore contro un uomo seduto” di G.G. Marquez)

Regia e adattamento testuale | Maria Claudia Pesapane

con | Daria D’Amore, Chiara Di Bernardo, Mariano Di Palo

Scene | Maria Teresa D’Alessio

Costumi | Rosario Martone

Produzione | RI.TE.NA.TEATRO

Foto di scena | Flavia Tartaglia

Luci | Fabio Di Gesto 

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