MADRE @Nuovo Teatro delle Passioni: l’umanità attraverso il pozzo

Dal 19 al 24 marzo al Nuovo Teatro delle Passioni di Modena è andato in scena Madre, uno spettacolo del Teatro delle Albe, datato 2020. «Siamo dei canali attraverso cui passa qualcos’altro, non possediamo nulla di ciò che facciamo», le parole di Martinelli descrivono perfettamente ciò a cui si assiste: un’energia potentissima, ctonia, che attraversa i tre artisti in scena e gli spettatori tutti, trascinandoli nel pozzo più profondo.

Un appuntamento particolare

In occasione della replica del 23 marzo, mezz’ora prima dell’inizio, il foyer ha ospitato la restituzione pubblica degli allievi della Masterclass Physical Theatre condotta dal coreografo Hannes Langolf, organizzato dalla Scuola di Teatro Iolanda Gazzerro di ERT. Successivamente, al termine di Madre si è tenuto un altro appuntamento di Conversando di teatro, un progetto promosso dall’ERT a Modena che mira all’incontro tra pubblico e artisti per aprire un confronto informale sull’opera a cui si è appena assistito; moderano Angela Albanese (docente di Letterature comparate, UNIMORE) e Enrico Pitozzi (docente e coordinatore del corso di Laurea in Discipline della musica e del teatro, UniBo).

Una voce dal centro della Terra

Daniele Roccato, Stefano Ricci e Ermanna Montanari lentamente prendono i loro posti sul palcoscenico e iniziano il loro racconto di suono, ognuno con il suo strumento: il contrabbasso, il gessetto, la voce. «Un fatterello» come lo chiama Martinelli stesso: una madre cade accidentalmente in un pozzo, chiama a gran voce il figlio che la raggiunge, rimproverandola della sua disattenzione, lei lo implora di aiutarla ma lui dice di non potercela fare da solo così corre di nuovo via a cercare rinforzi.

fotografia di Enrico Fedrigoli

In un ambiente avvolto nell’oscurità i tre artisti si pongono al servizio della loro storia, uno accanto all’altro, ognuno nella propria isola. A destra Roccato esegue arrangiamenti da vari generi musicali. Al centro, in ginocchio Ricci pone l’attenzione dello spettatore su alcuni particolari della vicenda, attraverso il disegno in tempo reale su dei fogli ovali neri che anima con del gessetto bianco; l’azione è proiettata nel frattempo sullo sfondo. Montanari dà corpo con la voce al fruscio dell’erba smossa dalla corsa del figlio, all’umidità del pozzo, alle piccole pozze d’acqua su cui immaginiamo la madre poggiarci i piedi; ai caratteri dei due, alla bisciolina che minaccia la donna, che si insinua tra le sue viscere sino a possederla.

In dialogo con le Albe

«Un rito sonoro, visivo, linguistico», così lo definisce giustamente la professoressa Albanese, mentre ancora nell’aria rimane il pathos, la creazione dei tre in scena. Martinelli ne ricostruisce la genesi, ovvero il desiderio, alla fine del 2019, del musicista, dell’illustratore e della performer di lavorare insieme, all’inizio su Traumtext di Heiner Müller. Il racconto di uno degli ultimi inquietanti sogni del drammaturgo tedesco, in cui un padre e una figlia sono gli ultimi due superstiti dopo una catastrofe, non sembra il modo migliore per accogliere gli spettatori in teatro dopo la chiusura pandemica, che nel frattempo si è intromessa nel lavoro dei tre. Così Montanari commissiona un testo a Martinelli, che compone un poemetto scenico, ribaltando le suggestioni originarie di Müller, attingendo a personaggi già esistenti tra le opere delle Albe stesse. Ne viene fuori un quadro originale:«Quella favola inizialmente realistica si allarga a tanti strati, allegorie, simboli ma che sono quelli che ognuno di voi può aver letto, decifrato, con la sua lente, la sua anima»

Il miracolo della creazione

Il dispositivo della creazione è davanti agli occhi dello spettatore, non si nasconde mai in mezzo a tutto quel nero. I corpi in scena mostrano la loro fatica, come il sudore di Ricci che si posa sui grandi fogli, il suo respiro affaticato mentre dona la creazione a chi guarda. Madre ricorda tante cose: la madre di tutti, la Terra, che chiede all’umanità di tirarla su con le sue proprie forze, con il sacrificio, ché non servono a nulla grandi gru; la madre in quanto colei che genera la vita, come sempre di gestazione si può parlare davanti a un’opera d’arte. Madre è un racconto semplice e pittoresco, che avvolge tutti i sensi, che inquieta e rassicura. Ricorda la capacità tutta umana di creare da una corda tesa che viene pizzicata, dal gesso bianco su carta nera, dalla voce dentro un corpo in uno spazio: un miracolo.

Visto il 23 marzo

Madre: dati artistici

di e con Ermanna Montanari, Stefano Ricci, Daniele Roccato

poemetto scenico di Marco Martinelli

regia del suono Marco Olivieri
disegno luci Luca Pagliano
tecnico video Fagio
realizzazione elementi di scena squadra tecnica Teatro delle Albe Alessandro Pippo Bonoli, Fabio Ceroni, Fagio, Enrico Isola, Danilo Maniscalco, Dennis Masotti, Luca Pagliano
capi vintage A.N.G.E.L.O.
produzione e promozione Silvia Pagliano
organizzazione Francesca Venturi
relazioni con la stampa e consulenza Rosalba Ruggeri
disegno e veste grafica Stefano Ricci
produzione Teatro delle Albe/Ravenna Teatro in collaborazione con Primavera dei Teatri
in collaborazione con AngelicA/Centro di ricerca musicale, DAMS Lab/La soffitta, Università di Bologna

foto di Enrico Fedrigoli

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