MACONDO @Respiro del pubblico festival: al Cestello il teatro lo facciamo noi

Direttamente da Londra l’italianissima Silvia Mercuriali ha portato al Teatro del Cestello di Firenze un massimo esempio di Autoteatro con MACONDO, citazione del paese nato dalla penna di Gabriel Garcia Marquez in Cent’anni di solitudine. Nell’ambito del Respiro del Pubblico Festival curato da Cantiere Obraz, il progetto vede coinvolte svariate istituzioni culturali d’Oltremanica che hanno investito risorse di vario genere in un esperimento che per il pubblico diviene esperienza, capace di farlo sentire un tutto fatto di tanti singoli. Alla fine ne esce un disegno forse sconclusionato ma unico, come ogni opera d’arte che si rispetti nata per un hic et nunc irripetibile.

MACONDO: tutto inizia nel foyer

Pubblico partecipe in MACONDO (foto di Emilio Trambusti dalla pagina Facebook di Cantiere Obraz)

Siamo nel foyer e già siamo dentro lo spettacolo. Tutto inizia con la definizione del cast che vede la Mercuriali impegnata in brevi colloqui per carpire da pochi indizi la natura di ogni singolo spettatore che pertanto potrà partecipare con un ruolo diverso dagli altri, riuscendo a vivere quel rito collettivo che è il teatro con un punto di vista strettamente personale. Un ribaltamento della prospettiva che grazie però al preciso disegno drammaturgico progettato dalla stessa Silvia Mercuriali riconduce il pubblico ad una dimensione condivisa nella quale gli spettatori si trovano ad applaudire loro stessi. Infatti, una volta indossate le cuffie, di colore diverso a seconda dei ruoli assegnati, la sensazione di sentirsi a tu per tu con la regista, che impartisce istruzioni, senza riuscire a prevedere le azioni degli altri, a tratti inspiegabili ai nostri occhi, produce una scarica di adrenalina per cui svaniscono pudore e vergogna per la propria eventuale incapacità. (Io, coincidenza davvero esilarante e sorprendente, ho partecipato nel ruolo di “critico“, come suggerisce la carta promemoria che ci è stata consegnata nel foyer, senza aver mai svelato chi fossi. Quasi un tarocco personale che all’inizio teniamo in mano con trepidazione ed un minimo di timore per quello che ci aspetta).

MACONDO: dal copione al gioco drammaturgico

Il copione è di base molto semplice: un gruppo di attori con regista e tecnico luci e suoni dovrebbero salire sul palco ma purtroppo la messa in scena deve essere rimandata e si devono cercare i volontari che escano per avvisare il pubblico in sala. E’ da qui che quest’ultimo inizia la propria messa in scena. Il copione, per quanto definito e preregistrato, in realtà è per sua natura privato di ogni riferimento alle dinamiche di scena che dipendono dalle capacità e dall’interpretazione che i singoli spettatori, siano essi sul palco o in platea, danno alle istruzioni ricevute. Dopo i colloqui preventivi, ci sentiamo accompagnati e guidati da Silvia e dai suoi collaboratori preregistrati con grande fiducia nei loro confronti, invitati a compiere azioni singole o di gruppo, talvolta sulla base del ruolo, condiviso o meno, che ci appaiono scoordinate, così come noi lo siamo nel compierle. Con un gioco che si pone a metà tra il coreografico e il drammaturgico, ci muoviamo continuamente sul labile confine tra la messa in scena mancata e il nostro esserne presunti spettatori, in una multidimensionalità che gli specchi con cui riflettiamo lo spazio e noi stessi, frontalmente o di spalle, amplificano e trasformano.

Il pubblico chiamato a completare il copione di MACONDO

Pubblico sul palco in MACONDO (foto di Emilio Trambusti dalla pagina Facebook di Cantiere Obraz)

Con un paragone che oramai tutti conosciamo, per cui fare teatro è sinonimo di giocare, come la lingua inglese ancora suggerisce nel to play, alla fine di questa esperienza ci rendiamo conto di esserci divertiti, di esserci davvero sentiti parte di un tutto che, sebbene sulla carta fosse interamente predefinito, ha assunto una sua specificità grazie alle nostre azioni e reazioni. Come nel teatro cosiddetto tradizionale già accade, in cui l’afflato del pubblico influisce sulla resa degli attori, qui Silvia Mercuriali ha sbaragliato le carte – o magari degli alchemici tarocchi, è proprio il caso di dirlo – portandoci in scena e consentendoci di completare quel copione lasciato incompiuto. Non ha mai assunto il ruolo della motivatrice di gruppo, che nelle azioni ripetute da tutti avrebbe trovato sponda per infondere coraggio e combattere la timidezza del singolo – si veda ad esempio l’esperienza di Walking Therapie già recensita da Gufetto. E’ stata più una burattinaia che dopo averci istruiti, con un tocco ha saputo infonderci vitalità, come tanti Pinocchio oramai indipendenti.

In MACONDO, Marquez c’è e un po’ si vede

Le cuffie rosse del pubblico in MACONDO (foto di Emilio Trambusti dalla pagina Facebook di Cantiere Obraz)

Ma in tutto questo, quindi, dove sta Marquez? La quarta di copertina dell’edizione Oscar Mondadori che conservo nella mia libreria dice: “Marquez ha saputo rifondare la realtà e, attraverso Macondo, creare […] un universo di solitudini incrociate, […] in cui galleggia una moltitudine di eroi”. Dopo qualche tempo dalla nostra partecipazione ci rendiamo conto che noi siamo stati quelle solitudini che si sono incrociate nella nostra MACONDO, stavolta nata da noi con le direttive della estrosa e talentuosa capomastro Silvia Mercuriali. Le cuffie rosse degli spettatori che hanno interpretato il ruolo del pubblico, dal palco sono una brulicante ed ordinata formazione di formiche rosse, che finalmente si liberano della pessima fama del romanzo per ritrovare il loro posto nel mondo, che non sarebbe certamente lo stesso se non ci fossero tutti questi personaggi. Anche le formiche rosse. Se poi si aggiunge l’aura di surrealismo che il sapiente gioco di luci (progettate da Kristina Hjelm) contribuisce a costruire, insieme ai suoni che in cuffia accompagnano e completano il racconto (a cura di Michele Panegrossi), ci sentiamo perfettamente immersi nell’atmosfera narrativa di Marquez ma tra le mura immaginarie di una MACONDO tutta nostra.

Visto il 16 novembre 2023, al Teatro del Cestello, Firenze

MACONDO

scritto e diretto da Silvia Mercuriali
colonna sonora Tommaso Perego
video Designer Susanne Dietz
supporto drammaturgico Gemma Brockis
art work Peter Arnold
disegno Luci Kristina Hjelm
sound engineer Michele Panegrossi
cast Susanna Dalcielo, Marco Nardini, Gemma Brockis, Andrea Foa, Fabrizio Matteini, Silvia Mercuriali, Stella Pecollo
Tradotto da Marina Mercuriali Realizzato grazie all’Arts Council of England, una produzione KONZEPT art & ideas (London, UK), in collaborazione con Barbican Centre, New Theatre Royal e University of Portsmouth.

Leggi tutte le recensioni di Gufetto de Il Respiro del Pubblico Festival 23: ANTIGONE, MACONDO, SHAKESPEAROLOGY, BOTTEGAI

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