LIFE IS A FLOWER @Teatro delle Spiagge: in scena l’Antropocene

La compagnia Mulino ad Arte ha portato a Firenze al Teatro delle Spiagge il 12 gennaio scorso lo spettacolo LIFE IS A FLOWER di Daniele Ronco e Francesco Bianchi, per la regia di Raffaele Latagliata, con Graziano Piazza e Daniele Ronco: in scena due uomini prigionieri di una realtà distopica, dominata dalla catastrofe ambientale che ha reso necessaria una dittatura politico-sanitaria dal sapore orwelliano, al fine di salvare dall’estinzione l’umanità, artefice e vittima dell’Antropocene. Mulino ad Arte allestisce un canto del cigno dell’essere umano, un giallo distopico che mostra le nostre ombre più scure che si aprono sulla speranza di un futuro possibile nonostante tutto.

Articolo a cura di Marinella Veltroni e Sandra Balsimelli

LIFE IS A FLOWER: linee rette e confini liquidi

LIFE IS A FLOWER: La scenografia rettilinea che imprigiona lo spazio

Una scenografia angolare, realizzata da Massimo Voghera, ceramista e docente all’Accademia Albertina di Torino, è dominata dal grigio. In primo piano la stanza dove si svolgono gran parte degli eventi e da cui parte una scala che, scopriremo, porta allo studio di un famoso architetto che vi ha progettato palazzi, case e città tra inchiostro di china, lucidi e lamette per tagliare linee rette, nette, verticali. La scena si apre dallo studio, che lo spettatore non vede, ne intuisce solo la presenza, come se fosse un pop up di un libro austero. In primo piano un tavolo rettangolare, con tre sedie, che suggeriscono l’attesa o il desiderio di una presenza oltre i due protagonisti. Sulla stanza principale si affaccia un balcone da cui filtra una luce, forse la luna, forse la lampada artificiale del corridoio di una prigione. In bella vista su un mobile una radio vintage. Tutti i materiali sono ottenuti dalla pratica del riciclo, in perfetta sintonia con gli intenti di ecosostenibilità che caratterizzano la compagnia.

LIFE IS A FLOWER: conflitto generazionale

Gli attori, l’anziano architetto, Graziano Piazza, e il giovane traveller influencer, Daniele Ronco, autore del testo e fondatore della compagnia Mulino da Arte e del Teatro a Pedali si muovono in scena rivelando nella stessa postura e nella gestualità l’appartenenza a due mondi inconciliabili, attraversati da un feroce conflitto generazionale: l’epica del fallimento della generazione dell’architetto che ha costruito un mondo tirando linee rette con cui rinchiudere le cose e la instabilità fragile di una gioventù liquida, senza apparenti confini nella realtà aumentata delle relazioni virtuali sui social network, rappresentata dal giovane brillante promotore del pensiero positivo ma ossessionato dal timore di perdere i propri follower.

LIFE IS A FLOWER: la Natura, invisibile protagonista

LIFE IS A FLOWER: Daniele Ronco e Graziano Piazza

I due personaggi sono rinchiusi e costretti a condividere aspetti della vita quotidiana e intima come lavarsi, pulire, cucinare, mangiare, a causa dei provvedimenti restrittivi resi necessari dai danni irreparabili causati dall’uomo all’ambiente che hanno provocato pericolose piogge acide. Il regime distopico, condannando il giovane a vivere per un anno con l’anziano, a seguito di una sanzione per aver violato le regole anti-estinzione, avvicina loro malgrado due vite destinate altrimenti ad non incontrarsi mai. Vengono svelati e condivisi a poco a poco i loro drammi interiori, per successivi colpi di scena inaspettati; si alternano momenti drammatici, in cui la solitudine e i rimorsi per il passato di entrambi esplodono in violenza e disperazione; ed occasioni di convivialità che sembrano ripristinare il dialogo generazionale, magari con l’aiuto della condivisione di motivetti musicali che inducono a superare le barriere e addolciscono ironicamente la tensione scenica. La storia corre in crescendo verso un finale drammatico per i due protagonisti, ma anche, intuiamo per tutto il genere umano. Il senso che trapela è la riflessione su quanto l’uomo e la sua civiltà del controllo abbiano irreversibilmente mutato il rapporto con la natura. La Natura, evocata nel titolo LIFE IS A FLOWER, ci appare vera protagonista invisibile ma sotterraneamente presente in tutto lo spettacolo. Essa è capace di generare e distruggere non cancellando col taglio netto di una lametta, come vorrebbe fare la specie umana, parassita e arrogante e dall’ego smisurato, (ma ahimè indietro non si torna e ciò che è fatto non si può cancellare!) ma attraverso il suo rigoglio capace di rigenerare la vita anche dalle crepe. Destinato a sparire è chi si mostra incapace di prendersi cura di tutto ciò che è fragile e delicato.

LIFE IS A FLOWER: una fragile speranza in un gesto antichissimo

LIFE IS A FLOWER: la presa di coscienza

Eppure, nonostante tutto sembri perduto, sull’orlo dell’abisso l’uomo sembra ricordare il bello di sé e i due personaggi, coscienti della tragicità del presente, reagiscono risvegliando l’empatia, la riconciliazione e suggellano questa presa di coscienza con un rito antico quanto il mondo, come impastare acqua e farina in un gesto millenario di comunione. La conclusione dello spettacolo lascia aperta una fragile speranza sulla umanità. Lo spettatore esce colpito, forse preoccupato dalla percezione di non poter cambiare le cose, ma anche ispirato dalla una residua fiducia in gesti antichi e poetici, iscritti nella memoria ancestrale dell’uomo, capaci misteriosamente di rigenerare un mondo migliore.

LIFE IS A FLOWER

Mulino ad Arte
da un’idea di Daniele Ronco
drammaturgia Francesco Bianchi e Daniele Ronco
con Graziano Piazza e Daniele Ronco
regia Raffaele Latagliata
scene Massimo Voghera e Roberto Leanti
costumi Teresa Musolino
con il sostegno di Fondazione Nuovo Teatro Faraggiana, con il contributo di Fondazione Compagnia di San Paolo

LIFE IS A FLOWER – Mulino ad Arte – trailer
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