LA MONACA DI MONZA @Arena del Sole: dopo la tragedia, la libertà 

Marianna de Leyva, personaggio storico prima ancora che personaggio letterario manzoniano, che conosciamo col nome di Gertrude, ha avuto una vita complessa, sofferta, controversa; milanese di nascita e di morte, da giovane fu protagonista di un grosso scandalo nella Milano di inizio Seicento. La storia di Marianna, divenuta Suor Virginia, scritta dal Testori nel 1967 è però molto diversa da come era stata delineata dal Manzoni, è quella di una monaca condannata per omicidio insieme al suo amante Gian Paolo Osio e costretta a passare tredici anni in una minuscola cella dotata di una sola piccola apertura per ricevere cibo e aria, ma lei resiste fino all'intervento del cardinale Borromeo che, rimasto colpito dal suo percorso di redenzione, la fece infine scarcerare. Tutto questo e non solo, ci viene qui raccontato con forza dalla stessa protagonista attraverso l'incontro e il dialogo con le persone significative della sua vita. 

LA MONACA DI MONZA: l'adattamento di Valter Malosti 

Nell'adattamento a tre voci proposto da Valter Malosti all'Arena del Sole, che dello spettacolo ha curato anche la regia, ci troviamo davanti a Virginia, a Gian Paolo e una delle altre suore del convento, prima coinvolta nel loro intrigo e poi uccisa affinché ne mantenesse il segreto.
Assistiamo a una confessione liberatoria, con i personaggi già morti che ci parlano spettrali ma così reali al tempo stesso, ognuno è solo nella sua ipotetica cella, ognuno è intrappolato nella sua prigione mentale e con l’urgenza di comunicare a dilaniarne l’anima ed è proprio questo flusso di coscienza a liberarlo: è un testo di denuncia quello testoriano, l’urlo di ribellione dell'autore contro ogni privazione, ogni costrizione imposta dalla società, ogni violenza consapevole e non. 

Virginia e il suo amante Gian Paolo Osio diventano così eroi energici e positivi perché vittime tragiche, personaggi esemplari di una vita inserita in un universo lacerato dove si portano addosso le ferite sempre fresche del passato. Virginia diviene metafora del conflitto fra bene e male di ogni essere umano, riesce perfettamente a rappresentare il contrasto tra fede e peccato, il suo essere ribelle e il suo pentirsene, con lucida coerenza è blasfema, nomina il suo dio invano, nata da una violenza diventa lei stessa violenza, ma solo a lui implora pietà e liberazione.

Fderica Fracassi è la Monaca di Monza

Federica Fracassi incarna tutto questo magistralmente, in senso letterale e metaforico, la carne, termine molto ricorrente nel testo, nella sua completezza: nella carnalità della potenza dei loro corpi, valorizzati dai costumi firmati dal Premio Ubu Gianluca Sbicca, nelle nudità intraviste, nella carnalità della violenza e delle parole. Fracassi attraversa la storia standoci dentro con tutta se stessa, mai un calo di intensità, mai una battuta detta senza stare dentro a quelle parole, mai un gesto meno potente del precedente.
Fracassi è accompagnata e sostenuta in scena da Davide Paganini e Giulia Mazzarino, rispettivamente nel ruolo di Osio e della conversa, amante e vittima della coppia, ottimi compagni in questo viaggio pulsante e disperato dentro se stessi.
Le scene e le luci di Nicolas Bovey uccidono tanto quanto le parole, fanno male agli occhi, sono violente a contrasto col buio che gli attori hanno attorno, come a farli riemergere dalle tenebre per il loro racconto, interessante la scelta dei microfoni, non solo funzionale alla necessità di andare oltre alla barriera data dalla scenografia, ma per l’effetto sulla voce,  accentua il tormento dei protagonisti, che lo riprendono quel microfono, come fossero rockstar davanti al loro pubblico in un unplugged in solo. Coraggiosa e sperimentale la scelta musicale sempre del Malosti, che dà allo spettacolo un quid sorprendente rendendolo ancora più interessante, rafforzati dai suoni di Fabio Cinicola, che ci fanno precipitare negli abissi della vicenda.

Testori: Fracassi e Malosti riscattano Suor Virginia

Federica Fracassi con Testori e Malosti ha un rapporto privilegiato da anni, così come Valter Malosti a sua volta lo ha con lei e le drammaturgie testoriane, una triade fortunata, entrambi vengono adesso premiati da tutto questo studio, tutta questa esperienza di approfondimento arriva a noi con questo ultimo lavoro, prezioso ed eccellente risultato della loro ricerca.
Testori riscatta Virginia, risolleva la sua figura, restituendole l’umanità perduta nella narrazione storica, Malosti e Fracassi continuano su questa strada con coerenza, c’è un senso di giustizia e onestà intellettuale a guidarli e alla fine la nostra protagonista, mostrata in tutto e per tutto per ciò che è, ritrova la sua umanità e arriva alla liberazione tramite il corpo e l’anima della Fracassi e la bruciante invocazione finale, degno compimento della tragedia di una vita.

 “Guardaci. Te lo chiediamo con lo strazio delle nostre ossa e delle nostre carni finite. Liberaci dalla nostra carne, liberaci dal nostro sangue, liberaci dalla nostra morte. O distruggiti anche tu nella nostra carne, nel nostro sangue e nella nostra morte. Ci senti? E allora liberaci, Cristo! Liberaci!”

Dopo la disperata richiesta, i brividi e poi il buio.

La monaca di Monza
di Giovanni Testori

adattamento per tre voci e regia Valter Malosti

con Federica Fracassi
Davide Paganini, Giulia Mazzarino
scene e luci Nicolas Bovey
costumi Gianluca Sbicca
cura del movimento Marco Angelilli
progetto sonoro Valter Malosti
suono e programmazione luci Fabio Cinicola
TPE – Teatro Piemonte Europa / Centro Teatrale Bresciano /
Teatro Franco Parenti / Teatro Di Dioniso
con il sostegno dell’Associazione Giovanni Testori

durata: un’ora e 30 minuti

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