LA DINOSAURA @ Teatro La Baracca: il rischio dell'omologazione contro le diversità 

Fuori dai circuiti dei teatri convenzionali è andato in scena La Dinosaura (nuova replica il 26 ottobre) presso il teatro La Baracca di Maila Ermini, nel ruolo di regista, autrice ed attrice. Mediante la narrazione in prima persona di una favola post moderna, l'artista ci introduce, attraverso le parole di un dinosauro di sesso femminile (figura archetipica della madre Terra, rappresentante di una natura intonsa e ancestrale, protagonista di un universo ormai lontano), nell'attuale visione di un mondo assoggettato alla scienza, attraverso la quale l’essere umano domina la natura, deciso a mutarne l’ordine naturale in virtù della sua prometeica ambizione di ricreare la vita.

Subito percepiamo come lo spazio scenico sia ristretto, i suoi confini ricalcano quelli dell’esistenza costretta della Dinosaura, personaggio atipico, che si presenta in scena facendo rimbombare passi decisi sul pavimento di legno. La sfera prossemica data dall’ambiente raccolto permette di entrare in confidenza con il pubblico, pronto a carpire ogni parola della narrazione, accomodato su panche di legno disposte in cerchio come attorno ad un focolare. Le luci del palcoscenico illuminano a stento i volti degli avventori come un vero fuoco, il quale si fa tramite di un rito che avvicina alla comprensione e all’ascolto. La scenografia è essenziale, così come il costume della protagonista, solamente accennato da una lunga coda, affinchè la narrazione, passando per il filtro dell’immaginazione, possa trovare uno spazio neutro di espressione. 

Attraverso la parola l’essere umano si differenzia dal resto delle creature, conquista la sua capacità di dare inizio a una specie nuova, capace nel tempo di fabbricare cultura e dunque la storia. Spesso la costruisce scardinando i limiti impostigli dalla natura, superandoli, molto spesso calpestandoli. La scienza è vista come un gioco, attraverso il quale l‘uomo domina il tutto. E' così, per gioco o per noia, che ricrea la Dinosaura, femmina, perché possa confrontarsi con lo schema patriarcale/antropocentrico che fonda la sua esistenza sulla depredazione incontrollata della natura, portando a nuova vita ciò che la natura stessa ha dimenticato. L’uomo si identifica con la scienza, con la capacità di creare e dare la vita, rubandola dunque di fatto alla donna, esasperando la vocazione di dominio dell’umano nei confronti del creato, legandola strettamente all’essere “immagine e somiglianza” del creatore fino ad assumerne i compiti. Lo scienziato, creatore, padre, marito, soprattutto maschio, si pone al centro di tutto, delle relazioni umane, delle relazioni con la natura e il cosmo, tutti devono girare attorno a lui, e tutto è visto in sua funzione. 

La Dinosaura viene ricreata per rispondere ai bisogni dell’uomo/marito per essere assoggettata non avendo ella memoria di ciò che fu, diventa materiale malleabile nelle mani del suo creatore. La Dinosaura non ha un nome, simbolo di identità personale la cui mancanza, innescando un processo di oggettificazione, va a minare le basi dei rapporti interpersonali. L’umano dunque  è l’unico in grado di  assegnare nomi alle cose del creato, colui che può di conseguenza stabilire su di esso un dominio semantico tramite il quale elevare o far regredire il piano dell’esistenza. 

La Dinosaura vive in un cortile così stretto che non permette nemmeno di distendere la coda. Simbolicamente la cattività non lascia spazio alla libera espressione, anzi, viene vessata dagli abitanti dello stabile, che rilevando persistenti difficoltà di integrazione dell’animale nel condominio (a discapito degli sforzi fatti per omologarsi), dà adito a fenomeni di intolleranza da parte dei coinquilini. Il lancio di oggetti dai piani superiori giù nel cortile ricorda il progressivo imbarbarimento degli inquilini descritti nel romanzo di Ballard, dove la metafora dell’identificazione delle classi sociali con il piano di appartenenza dei protagonisti, ci ricorda il posto che viene riservato ai reietti. La straniera, l’etnica, la diversa, risiede addirittura al’esterno, viene percepita come un’ombra che turba la tranquillità del palazzo. 

La Dinosaura, inconsciamente in cerca di approvazione, scambia l’integrazione con l’assimilazione, stira dunque i panni di tutti nel tentativo di acquisire i valori della società che suo malgrado la ospita, mettendo in atto un’esplicita richiesta di conformarsi al modello culturale dominante. Si tratta, dunque, di elevare un sistema culturale ritenuto superiore sulla base di un'agognata accettazione nei limiti di quei canoni che vengono definiti normalità. Si delinea in questo modo la visione tipica della nostra società antropocentrica-patriarcale, classista e specista che vede l’essere umano bianco, maschio, eterosessuale come un detentore assoluto della conoscenza al vertice di una piramide la cui base è occupata dagli animali non umani, dai diversi e spesso dalle donne, emblema di tutte le oppressioni.

La Dinosaura si appropria della parola, del linguaggio tipico dell’uomo e proprio dell’umano soltanto, nel tentativo di trascendere la propria condizione di diversa, ricorrendo ad un groviglio ancestrale di linguaggi e dialetti. La Dinosaura nondimeno continua a fabbricare parole autosignificanti, tentando di attivare la conoscenza, carpire la  modalità attraverso la quale da sempre il mondo si staglia dinnanzi agli occhi, fatti per vederlo e per raccontarlo. Per certi versi tali narrazioni frustrano la tracotanza dell’animale, trovandosi di fronte ad una saturazione del suo modo di esprimersi, i confini del mondo si fanno incerti e le parole perdono la loro consistenza, sembrano non aderire più alle cose ma sembrano ritrarre, ancora e sempre, solo l’immagine di chi le ha forgiate. 

Dando come assunto che i valori della nostra civiltà siano universali, finiamo per condannare tutto ciò che, è considerato diverso in nome di un modello culturale antropocentrico. Ogni estraneità che si rivela differente dall’abituale, esiste in questo modello soltanto come minaccia. Alla fine sconfitta ma non piegata, la Dinosaura viene trasferita in una nuova casa, creata apposta per lei dicono, in un esilio forzato, senza però dimenticare di levare un grido di aiuto: si rivolge al pubblico (che retoricamente rappresenta una parte dell’umanità per il tutto): dite qualcosa, prendete posizione o, sottinteso, la mia gabbia potrebbe un giorno essere la vostra. 

Info

LA DINOSAURA

di e con Maila Ermini

regia Maila Ermini

Teatro La Baracca, Casale di Prato

5 ottobre 2019

 

 

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