KOBANE CALLING ON STAGE e LA RIVOLTA DEGLI OGGETTI @ Teatro Puccini. Rivoluzioni del presente e del passato

KOBANE CALLING ON STAGE ispirato al fumetto di Zerocalcare e LA RIVOLTA DEGLI OGGETTI riedizione dal testo di Majakovskij, nella stagione del Teatro Puccini di Firenze, con linguaggi performativi molto diversi provano a porsi la stessa domanda: che senso ha oggi la rivoluzione? Un allestimento legato all'attualità curda e una trasposzione di un teatro degli anni settanta sentiamo una circolarità immutabile, che non riesce ad essere evoluzione, dalle avanguardie fino ai territori martoriati dalla guerra.

In KOBANE CALLING ON STAGE l'immaginazione di Zerocalcare dilaga nella realtà e per questo siamo attirati dal suo linguaggio così originale e autobiografico, che esubera e vive nella compresenza di comico e tragico. Lo spettacolo inizia. Siamo dentro il fumetto, la regia di Nicola Zavagli dei Teatri d'Imbarco mette in scena la graphic novel, rispettando struttura, personaggi, battute e scenografia. Una trasposizione riuscita.
Bella la musica di Mirko Fabbreschi, leader dei Raggi Fotonici e compositore di molti spettacoli prodotti da Lucca Comics and Games, che condivide con Zerocalcare la passione politica e questa esperienza dal vivo dentro la comunità curda in aiuto all’interminabile lotta di indipendenza e liberazione. Lo spettacolo e l’opera di Zerocalcare di grande valore civile aprono uno scenario di analisi e interpretazione politica non banale e profonda perché parte da una conoscenza fatta personalmente e non sentita dire da altri o letta sui giornali. Di grande impatto è l’immagine del corpo degli attori che rendono in carne e ossa i disegni del fumetto proiettati sul fondo. La trasposizione di Zavagli è riuscita a rendere tutta l’ironia, la comicità e il dramma della scrittura di Zerocalcare con cambi acrobatici di registro benfatti. La musica potenzia le immagini dello spettacolo con ben dodici brani. I principali sono "Kobane Calling", il leit motiv dal sapore electro-ethnic, con il saz (il liuto curdo) come strumento principale, ma anche "I fuochi del Newroz" (suonato da un terzetto di archi), "In viaggio" (suonato sempre con saz), "Rojava", brano suonato con il duduk (un flauto curdo/armeno) e "A casa dei miei" (quello più comico, che parte ogni volta che si materializza la madre di Zerocalcare). Tutte le altre melodie sono di fatto variazioni sul tema di questi 5 pezzi. I brani sono stati scritti da Fabbreschi che in parte li ha anche suonati, mentre gli strumenti curdi sono stati suonati da un grande poli-strumentista curdo: Mubin Dunen. La recitazione è naturalistica, la parlata mette in dialogo romanesco e italiano curdizzato. Per quest’ultimo un'attivista politica del PKK è stata coinvolta e ha fatto da coach linguistica. Gli attori sono molto bravi, più deboli le parti corali che includono i ragazzi della scuola.

Un reportage coraggioso che ci fa sentire la precarietà e la tenacia di una resistenza ai margini dell'interesse mediatico. Attraverso la forza della sua storia personale, ricca di capacità analitica e del suo tratto esistenzialista, entriamo in uno sfilacciarsi di testimonianze di combattenti, in una Kobane artigliata dagli attacchi dell'Isis che pulsa ancora, e proprio da questa terra depredata e non riconosciuta nasce una carta di geografia morale, per la costruzione di una società più evoluta e comunitaria. Viene raccontata senza moralismi appiccicosi e lacrimevoli una bellissima umanità che lotta per un mondo migliore per tutti. Un’umanità unita e che attraverso il dialogo comunitario costruisce un modello di società più libero dalle brutalità dei vecchi condizionamenti culturali e religiosi. Alla fine dello spettacolo hanno fatto un intervento sia Zerocalcare sia il babbo di Lorenzo Orsetti, fiorentino caduto combattendo contro l’Isis. Una produzione Lucca Comics and Games, realizzata dai Teatri d’imbarco che rinnovano il loro impegno per un teatro civile, ma con leggerezza e umorismo.

Con LA RIVOLTA DEGLI OGGETTI è stata fatta un’operazione di archeologia teatrale: è stato riportato in scena uno spettacolo degli anni settanta realizzato da un collettivo di artisti “La gaia scienza”, che fece scalpore per la struttura e la messa in scena rivoluzionaria, che contrastava con il teatro classico borghese, usando i versi rivoluzionari di Majakovskij. La scenografia è complessa ed evocativa. Fili gialli di gomma aggrovigliati a rappresentare il nuovo cervello dell’umanità, non più materia grigia ma materia gialla, colore preferito di Majakovskij, acqua lustrale, un albero maestro, che vede la terra promessa, una testa gialla con il suo cervello giallo. In scena due gemelli maschi in bianco e una donna. Una striscia di carta stagnola che si srotola in una strada che diventa il luogo di un parto, della ipotetica rivoluzione, imprigionata come i movimenti dentro una gabbia. Una voce fuori campo declama i versi di Majakovskij mentre si avvolgono in questa gabbia di stagnola. C’è un disequilibrio, non stanno in piedi, allora diventano tre marinai e cominciano a parlare, a vedere il futuro, si fanno il bagno sotto i tubi di gomma, viene suonato un violino senza corde, perché la rivoluzione mette tutto sottosopra.

C’è tanto sul palco, forse troppo. Movimenti che si commentano con altri movimenti, candele, lampade, simboli della rivoluzione russa, bolscevichi, ma non c’e spessore, non c’è approfondimento. I movimenti, troppo danzati, perdono l’energia e la rabbia del cambiamento e della rottura, che fuoriesce per pressione e non ha il tempo della coordinazione e della grazia. C’è troppo e questo troppo confonde. Solo le parole di Majakovskij brillano e fuoriescono sempre nuove, sempre fresche anche dalle pieghe più sgualcite, in questo falò di tutti i saperi. Di questa rabbia e generatività rivoluzionaria nello spettacolo non resta niente, solo vane pose plastiche, corse e movimenti coreografati di danza borghese. Lo spettacolo non trasmette quella forza, quella novità, quella rottura dell’avanguardia, che bloccate dalla guerre, dai regimi, dal boom economico, sono state recuperate negli anni settanta nella messa in scena originale dello spettacolo nella celebre cantina Beat 72 di Roma, scena della controcultura, ma qui già tutto è vecchio, anche gli oggetti, anche gli attori. Non si è trovato neanche un modo ribelle per rendere i versi di Majakovskij che usava un impatto grafico e un modo di scrivere le parole della pagina non convenzionale e che quindi presupponeva una lettura e un’articolazione verbale rivoluzionaria essa stessa. Manca l'impulso impattante, la spinta alla trasformazione e al rinnovamento della società. E’ stato un rimettere in scena qualcosa che fu forte e rivoluzionario, ma senza quella necessità/urgenza di chi l’aveva prodotto. Nasce la curiosità, invece, di vedere in scena i protagonisti originari per vedere la loro rivoluzione di oggi. “Solo una mossa imprevista disorienta l’avversario”. Quello che rimane di una forza immutabile e radiosa sono i versi di Majakovskij, versi con sgargianti oggetti che diventano pittura, scultura dove si odia tutto quello che è stato prima con acrobatiche dissociazioni e dislocazioni di senso per poter prendere a schiaffi il pensiero. “Occhi verdi di vetro, scusatemi se respiro; si sono dimenticati di respirare”.

 

Info:
KOBANE CALLING ON STAGE
di Zerocalcare
adattamento e regia di Nicola Zavagli
con Massimiliano Aceti, Luigi Biava, Fabio Cavalieri, Francesco Giordano, Carlotta Mangione, Alessandro Marmorini, Lorenzo Parrotto, Davide Paciolla, Cristina Poccardi, Marcello Sbigoli e con Martina Gnesini, Andrea Falli, Jacopo Lunghini, Francois Meshreki, Niccolò Tacchini, Gabriele Tiglio, Matilde Zavagli
assistente alla regia Cristina Mugnaini
musiche originali Mirko Fabbreschi
maschere Laura Bertelloni
video design Cosimo Lorenzo Pancini
luci Giovanni Monzitta
costumi Cristian Garbo
produzione Teatri d’Imbarco, Lucca Comics and Games in collaborazione con Bao Publishing

Teatro Puccini, Firenze
22 novembre 2019

 

LA RIVOLTA DEGLI OGGETTI
La gaia scienza
regia e drammaturgia di Giorgio Barberio Corsetti, Marco Solari, Alessandra Vanzi
con Dario Caccuri, Carolina Ellero, Antonio Cicero Santalena
interventi scenografici e disegno luci di Gianni Dessì
produzione Fattore K., Teatro di Roma, Teatro Nazionale, Romaeuropa Festival e Emilia Romagna Teatro Fondazione

Teatro Puccini, Firenze
29 novembre 2019

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