IO, MIA MOGLIE E IL MIRACOLO @ Teatro Cantiere Florida. Il paradosso del sacro familiare

Siamo tornati a vedere Punta Corsara, al Teatro Cantiere Florida, con IO, MIA MOGLIE E IL MIRACOLO, testo originale e debutto alla regia di Gianni Vastarella, che abbiamo apprezzato nel ruolo del dolente Amleto Barilotto in Hamlet Travestie, recensito da Gufetto a Prato. In scena gli ottimi attori di Punta Corsara: oltre al regista, Giuseppina Cervizzi, Christian Giroso, Valeria Pollice, Emanuele Valenti e Gabriele Guerra.

Al centro dello spettacolo la sacralità della famiglia perbene, di cui i personaggi sono un'allegoria surreale: un dispotico padre violento (Gianni Vastarella), una moglie sottomessa (Valeria Pollice), e la figlia, assente perchè mandata a frequentare una scuola speciale con il tempo prolungato, all'infinito. Intorno alla famiglia si muovono figure che ne assecondano la menzogna: lo sceriffo (Emanuele Valenti), impiegato statale che osserva con indolenza che non ci sono i presupposti per nessuna azione, amante di una prostituta (la brava Giuseppina Cervizzi), che, frustrata dal bisogno di parlare dei loro problemi dei suoi clienti, cerca in tutti i modi di accasarsi con proprietà e reddito; ed un nevrotico uomo-bambino (Gabriele Guerra, che ha sostituito Vincenzo Nemolato), che non riesce a staccarsi dalla sua amata stecca del leccalecca. A contrapporsi fuori dal coro, un guaritore miracoloso (Christian Giroso), a cui nessuno crede e che non può che fallire la sua pia missione.

La famiglia, quadro perfetto di papà, mamma e figlioletta, è l'unico fondamento sociale, difeso a tutti costi, nonostante la violenza, la menzogna, la sofferenza e il disagio che prova ciascuno dei paradossali personaggi, tanto da non toccarsi, da rivolgersi quasi interamente verso il pubblico, come se non potessero guardarsi negli occhi.

Il senso di solitudine pervade e lascia l'amaro, anche quando si sorride delle battute, dei tormentoni ripetuti in coro, dell'incoerenza ironica delle vicende narrate, dei tratti grotteschi di ciascun personaggio.

Abbandonano il dialetto partenopeo, Punta Corsara, di cui rimane solo un'inflessione, consegnando la loro storia oltre i confini regionali, in un non-luogo assurdo ed universale. Sembrano diversi da Hamlet Travestie gli stessi attori, avvolti da questo suono italiano, sempre precisi e magnetici, ma senza la musicalità della lingua napoletana, è come se ci fosse mancato qualcosa che ci aspettavamo, pur comprendendo la scelta.

Tutta la regia è affidata alla capacità degli attori, nessuna scenografia e nessun oggetto va loro in aiuto, si sceglie di mimarli o nominarli direttamente, e i cambi di luogo sono definiti da una voce fuori campo; la scena è poco illuminata e prevalgono luci laterali e di taglio, che disegnano linee geometriche e rettangoli, nei quali gli attori si muovono con estrema precisione e convinzione, pur conservando della Napoli, da cui provengono, una recitazione sempre sopra le righe.

Nella storia strampalata, surreale, a volte sconclusionata, c'è qualcosa di magnetico che inchioda lo spettatore, in parte grazie ad una narrazione drammaturgica originale, che sceglie continuamente soluzioni non scontate, in parte per la grande presenza scenica degli attori, che usano i propri corpi in modo narrativo, in un dialogo a distanza tra di loro, oppure in puntuali contrappunti con suoni e musica, molto presente per tutto spettacolo, che spazia da ballate romantiche americane, come Dream Baby di Roy Orbison, a canzoni originali, dai testi significativi per lo spettacolo.

Punta Corsara realizza uno spettacolo difficilmente definibile in un genere, richiama la commedia partenopea, anche nel titolo con i tre soggetti, il thriller americano nelle indagini dello sceriffo, con personaggi grotteschi degni di un fumetto noir. Nonostante si tratti senza dubbio di un teatro di parola dai dialoghi serrati, e la narrazione della vicenda affidata al testo, tuttavia gli attori hanno una tale padronanza del corpo e dei propri movimenti da affidare moltissimo della drammaturgia al teatro fisico.

Con grande ironia, IO, MIA MOGLIE E IL MIRACOLO, affronta un tema complesso come quello delle relazioni familiari, legami stretti e soffocanti, violenti, sia nella relazione tra marito e moglie, sia tra padri e figli, tutti profondamente soli, vittime e carnefici, schiavi di oggetti materiali (ossessioni come il leccalecca, la scarpa della prostituta, la lavatrice), nessuno in contatto umano con il prossimo. Soccombe l'unico diverso, il guaritore prodigioso, che compie il miracolo richiamato nel titolo, allontanato e sconfessato, pur di difendere l'indifendibile famiglia perbene.

 

 

Info:

IO, MIA MOGLIE E IL MIRACOLO

Punta Corsara

di Gianni Vastarella

con Giuseppina Cervizzi, Christian Giroso, Gabriele Guerra, Valeria Pollice, Emanuele Valenti, Gianni Vastarella

regia di Gianni Vastarella

produzione 369 gradi

 

disegno luci Giuseppe di Lorenzo

costumi Daniela Salernitano

collaborazione artistica e organizzazione Marina Dammacco

con il sostegno di IMAIE

spettacolo vincitore del Premio I Teatri del Sacro 2015

Ringraziamento alla Scuola Elementare del Teatro di Napoli

Teatro Cantiere Florida

2 febbraio 2018

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