Incertezze e geometrie delle relazioni in assolo@INEQUILIBRIO 23

Dopo la positiva esperienza del 2019, siamo tornati ad Inequilibrio, festival giunto alla 23° edizione ed organizzato da Armunia Teatro nella romantica e suggestiva cornice di Castiglioncello e del suo Castello Pasquini. Sebbene ridotta nel numero di spettacoli, Inequilibrio non ha perso in qualità. Dal 2 al 6 luglio la prima parte del festival, in attesa della seconda parte a Rosignano Marittimo a settembre, si è svolta nell’anfiteatro del parco del castello. Con i dovuti protocolli di sicurezza, abbiamo potuto godere di questa ripresa teatrale in un ambiente più intimo con una programmazione giornaliera più limitata rispetto al passato. Ecco il primo reportage direttamente dal festival.

All’aperto, viene presa la temperatura e accompagnati a gruppetti ben distanziati all’interno dell’anfiteatro veniamo fatti accomodare a distanza gli uni dagli altri come previsto dal protocollo. E finalmente si entra nel vivo del festival. L’apertura è stata affidata ad Antonella Questa con la sua Svergognata, un caleidoscopio di donne, umori, spiriti, colori tutti al femminile dove l’uomo fa sempre una misera figura in una superficialità spiazzante e incomprensibile al genio femminile. Caratteristico lo scarto finale che vira al paradosso delle parti più patetiche e che permette una fuoriuscita improvvisa e dissacrante dal paternalistico e dall’usuale. Sul palco un paio di scarpe “grosse”, stabili, un parallelepipedo rosso brillante, e una scatola da scarpe. È il racconto della vita di una casalinga/moglie/madre che ad un certo punto, sul più bello, in prossimità del 20esimo anniversario di matrimonio si sveglia, apre gli occhi, non fa più finta di non vedere, non fa più finta di niente, non finge più di abituarsi al dolore come le consigliano le conoscenti della palestra. Finalmente vede le scappatelle virtuali del marito e la sua vita cambia. Tanti incontri, tanti personaggi, uomini e donne, disegnati in pochi, efficaci tratti del corpo e del dialetto in una rassegna simpatica e variopinta di cadenze locali: dal torinese della madre della protagonista al romanesco/laziale dell’amica sbrigativa della palestra al fiorentino della guida pornostar, sofisticata e libera come Moana Pozzi. Questa riappropriazione impone l’abbandono di tutta la spazzatura della sua vita, di tutti i parassiti (marito e figli in primis). Il tema è usurato ma la bravura e gli scarti inaspettati, l’ottimo controllo del palco, la recitazione multiforme dei tanti personaggi della Questa hanno reso lo spettacolo significativo.

Nella seconda serata del festival in scena Il dialoghi degli dei di Luciano di Samosata, trasformato, in una sorta di compendio di mitologia, dalla mente aguzza di Massimiliano Civica. Tradotto, lavorato, masticato, trasformato, ambientato a metà strada tra il monte Olimpo e un’aula scolastica, la maestra della riforma Gentile traghetta verso una comprensibilità le intricate parentele delle divinità pagane, i pepli degli dei e i calzoncini corti degli scolari. La compagnia in scena è la pisana I sacchi di sabbia i cui attori fanno parlare le divinità, alternativamente, in pisano, in un perfetto italiano scandito e in napoletano. La cattedra, due banchi monoposto anti covid19 e in mezzo gli scranni bianchi quasi fatti di nuvole delle 2 divinità che dialogano. Tra un’interrogazione a sorpresa e una spiegazione fatta dal vivo da Giunone o Mercurio la mitologia prende vita, il testo classico è quello che non ti aspetti perché l'originale di Luciano vira al comico, mettendo in evidenza anche le ragioni delle fanciulle o dei fanciulli che per sfortuna si sono trovati a suscitare la vorace fame di sesso di Giove. Lo stile è diretto e comico.

Gli dei raccontano le loro storie in una prospettiva poco mitica, che racconta le ragioni autentiche, effettive delle scappatelle tragicamente romantiche di Giove, che strappano spesso una risata grazie ai doppi sensi, ai giochi di parole, ai riderecci errori di accento, alle ripetizioni di situazioni tragicamente comiche, ai commenti da fumetto. Gli scolaretti fanno da spalla alle divinità e in un'apoteosi mimetica prenderanno il posto delle divinità in una riflessione comicamente meta-teatrale. Il registro caratteristico di Civica riesce a miscelare, più o meno efficacemente, il basso con l’alto, il comico con il tragico.

Prima serata dedicata alla danza è stata il 4 luglio con Sara Sguotti e la sua Space Oddity in collaborazione con AnticorpiXL. Leggings neri, camicia blu da uomo, tre sedie fondo palco. La Sguotti, con la collaborazione di uno spettatore alla volta, mette in scena un equilibrio/disequilibrio nelle relazioni geometriche col palco e con lo spettatore, e con quello spettatore in particolare. C’è il tormento, la gioia dell’incontro, la solitudine della routine, tutto ciò che si vive in relazione agli altri e a se stessi con quella disarticolazione dell’anima e del gesto che è propria dell’incontro che racchiude in sé tutti gli aspetti, formale ed informale. La metafora è quella dei pianeti sperduti nello spazio: c’è chi sta immobile e chi si muove per raggiungere o per allontanarsi ognuno nella sua oddity. In questo improvviso incontro con l’altro ogni momento e ogni gesto sono diversi. La musica tiene il tempo della danza in un intrecciarsi di equilibri nella relazione con una grande varietà di stati emotivi che anche fanno inciampare in una potenza corporea fluida e spezzata: La scelta musicale rimanda agli anni ’70/’80 come il titolo. Un assolo chiaro e di lettura più semplice grazie anche all’incontro con lo spettatore, le geometrie fatte in relazione allo spettatore aiutante, si crea un equilibrio con l’occhio dello spettatore/aiutante come l'equilibrista sulla corda che non perde però mai di vista il pubblico.

Il secondo spettacolo della serata è Quattro canti (anteprima) di Giuseppe Muscarello: 4 tempi, 4 azioni, 4 posizioni, 4 stati d’animo. Il fischio del vento come il ritmo dell’orologio, il fastidio del tempo che scorre. Si ripete sempre, un eterno presente. Questo assolo diventa ancor più destrutturato. La musica strumentale e allusiva di stati emotivi e cerebrali tra meditazione, sirene di navi, ritmi sempre più disarticolati. C’è l’uomo a terra, appena nato o appena morto, il burattino/marionetta. Il tempo rende tutti marionette e marconisti per lanciare sos a un torpediniere lontano. Infine la marionetta non si muove più. Dal fischio dell’orologio una voce di donna porta la marionetta all’ultimo movimento, di nuovo umana nella caverna della consapevolezza. Da terra torna in piedi, umana, animale, ricolma delle esperienze della vita. Un festival di assoli variegati, multiformi, distanti, a volte compiaciuti ndella solitudine dell'altro.

 

Info

FESTIVAL INEQUILIBRIO 23

giovedì 2 luglio

Svergognata

drammaturgia Antonella Questa
regia Francesco Brandi
coreografie Magali B. – Cie Madeleine&Alfred
disegno luci Erika Borella
organizzazione generale Serena Sarbia
produzione LaQ-Prod
in collaborazione con Teatro Comunale di Fontanellato (PR) e Associazione Culturale Progetti&Teatro

venerdì 3 luglio

Dialoghi degli Dei

di Massimiliano Civica e I sacchi di sabbia

con Gabriele Carli, Giulia Gallo, Serena Guardone, Giovanni Guerrieri, Enzo Iliano 

produzione Compagnia Lombardi-Tiezzi
co-produzione I Sacchi di Sabbia
in collaborazione con Concentrica
e il sostegno dellRegione Toscana

sabato 4 luglio

Space Oddity 

di e con Sara Sguotti

in collaborazione con AnticorpiXL
consulenza musicale Spartaco Cortesi
occhio esterno Elena Giannotti, Sa.Ni. Nicola Cisternino 

con il supporto di Atelier delle Arti, Cie Twain

Quattro canti (anteprima)

di e con Giuseppe Muscarello
musiche di Serena Ganci e Pierfrancesco Mucari 

produzione Pindoc/Muxarte
con il sostegno di Regione Sicilia,
MIBACT Ministero per i Beni e le Attività Culturali

in collaborazione con Spazio Terra e Spazio Franco

 

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