IL CAPITALE @Arena del Sole: una presa di coscienza

Il Capitale. Un libro che ancora non abbiamo letto vince il Premio speciale Ubu 2023. Ultima creazione dei Kepler-452 che ha avuto il suo debutto nella stagione di VIE Festival 2022/2023, sarà in replica all‘Arena del Sole dal 23 gennaio al 4 febbraio 2024. Per l’occasione ERT organizza Focus Lavoro, un programma di attività culturali sul tema.

Il Capitale: la cronaca

fotografia di scena di Luca Del Pia

Odore di gomma e sigarette pervade l’aria della sala Thierry Salmon. Nicola Borghesi, Tiziana De Biaso, Francesco Iorio, Dario Salvetti e Alessandro Tapinassi raccontano dell’ormai celebre fabbrica GKN di Campi Bisenzio a Firenze, che il 9 luglio 2021 ha licenziato via mail i suoi impiegati. La fabbrica non ha mai chiuso anzi è stata ed è tutt’ora fortino dell’azione forse più politica e resistente della contemporaneità, che in questo presente pare quasi obsoleta. La lotta di De Biaso, Iorio, Salvetti, Tapinassi e di tanti altri ha coinvolto i concittadini, i connazionali e altrettante resistenze trasversali. L’obiettivo? Insorgere: contro i prodotti, contro i privati, contro il capitale. E desiderare qualcos’altro.

Il Capitale: la fabbrica

fotografia di scena di Luca Del Pia

Due lampade attaccate al soffitto, un megafono, una vecchia edizione de Il Capitale di Marx, quella specie di separé composto da tanti lunghi rettangoli di gomma leggeri separati l’uno dall’altro ma uniti dallo stesso passante, tipici di luoghi industriali. La cronaca di Borghesi, che con Enrico Baraldi ha raggiunto gli operai nel primo periodo dell’occupazione, è diretta, puntuale, composta dalle tante voci che hanno potuto ascoltare. Gravita nello spazio scenico con i veri protagonisti della vicenda, che si presentano con il loro nome, il loro vissuto, il loro accento, i loro eterni movimenti meccanici, le loro ore di guadagno che invece nel tempo della vita sono tutte perse. La fabbrica è nelle loro tute di lavoro, nei carrelli e nei tavoli su cui sono poggiati i pezzi che compongono un semiasse (ciò che producevano prima del licenziamento, ovvero lo strumento che permette al motore e alle ruote di una macchina di comunicare), nel mocio e nei guanti che servono per mantenere puliti i bagni, nelle brandine dove si dorme dall’inizio dell’occupazione. Non si risparmia nulla tra le fotografie e i video della fabbrica proiettati sul “separé” e i corpi sinceri degli ex operai e di Borghesi, illuminati da una luce che non lascia scampo: come le citazioni di Marx che, anche quando si ha il tempo di leggerle più volte, comunque non si riescono a comprendere sempre fino in fondo.

Il Capitale: prima e dopo la lotta

fotografia di scena di Luca Del Pia

Pedissequamente si segue il racconto pieno di dettagli, date sino ad arrivare all’oggi della fabbrica occupata. Le parole incatenano gli spettatori e non è solo la morbosità del reale ed una facile empatia che mantengono viva l’attenzione. L’umanità è alle strette nei racconti di una quotidianità operaia molto più difficile della comunità che si è creata post-licenziamento: angherie più o meno verbali, discriminazioni di genere, la pericolosa ignoranza di persone nate in fabbrica come i loro padri e i loro nonni, la minaccia del padrone. Il capitale è una condizione, seppur suoni banale, e non dimentica di sottolinearlo Dario Salvetti, uno dei portavoce del collettivo di fabbrica (che apre e chiude lo spettacolo con due lunghi e accorati monologhi), quando pensando a una giornalista che il 9 luglio si precipitò a intervistarlo davanti ai cancelli si rende conto che come lavoratore ha molti più diritti di lei, e pure da tempo. Borghesi è il trait d’union tra i suoi affezionati spettatori, bolognesi di nascita come lui o di adozione, e il resto del mondo che prova a portare in scena. Le sue parole e i suoi pensieri sono sempre ficcanti e si prendono la briga, scomoda, di guardare nel fondo che sono le nostre vite di privilegiati (ma non ancora per molto): sputa senso di colpa, abuso della materia del reale, un poco celato desiderio di successo, ringhiando davanti ai suoi pari quando racconta il ritorno a casa dopo il periodo di convivenza coi militanti. Perché non si è tutti lì, alla GKN occupata di Firenze?

Il Capitale: pugni alzati ai ringraziamenti

Ogni giorno ci accontentiamo, dice Borghesi. Di linguaggi inclusivi, di diritti civili (sacrosanti!) ma la fabbrica ce l’abbiamo dentro di noi; senza bisogno di consumarla, di immaginarla, di guardarla in fotografia, di vederla su un palcoscenico perché è questo il problema a monte. Ogni giorno un operaio, un medico, un impiegato, un attore, uno studente si sveglia con il capitale sulle spalle: o produrre o morire, non importa che la natura del prodotto sia più o meno effimera. E mentre i cinque in scena ci raccontano di quanto sia possibile trasformare una fabbrica di semiasse in un enorme spazio autogestito pieno di lotta e gioco che ancora resiste, un altro prodotto è stato venduto, necessario come il nutrimento: lo spettacolo Il Capitale. Un libro che ancora non abbiamo letto dei Kepler-452.

Visto il 24 gennaio

Il Capitale: dati artistici

un progetto di Kepler-452

drammaturgia e regia Enrico Baraldi, Nicola Borghesi

con Nicola Borghesi

e Tiziana De Biasio, Francesco Iorio, Dario Salvetti, Massimo Cortini / Mario Berardo Iacobelli / Alessandro Tapinassi – Collettivo di fabbrica lavoratori GKN

luci e spazio scenico Vincent Longuemare

sound design Alberto Bebo Guidetti

video e documentazione Chiara Caliò

consulenza tecnico-scientifica su “Il Capitale” di Karl Marx Giovanni Zanotti

assistente alla regia Roberta Gabriele

macchinista Andrea Bovaia / Andrea Bulgarelli

tecnico luci e video Giuseppe Tomasi

fonico Francesco Vacca

elementi scenici realizzati nel Laboratorio di Scenotecnica di Emilia Romagna Teatro ERT/Teatro Nazionale

responsabile del laboratorio e capo costruttore Gioacchino Gramolini

scenografe decoratrici Ludovica Sitti con Sarah Menichini, Benedetta Monetti, Rebecca Zavattoni

ricerca iconografica Letizia Calori

produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale

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