GROTESK! @Teatro Vascello: un’avventura multimediale nella storia del Kabarett

Abbiamo assistito con piacere alla rappresentazione dello spettacolo teatrale multimediale dal titolo GROTESK! di Bruno Maccallini, nei panni anche del protagonista, e Antonella Ottai, in scena presso il Teatro Vascello di Roma il 24 aprile 2024. L’evento è stato l’atto conclusivo della trilogia dal titolo Kabarett Weimar, iniziato il 22 aprile con la pièce DIVA. UNA SINFONIA PER WEIMAR di Antonella Ottai, mentre il giorno successivo è stata la volta di STASERA HO DECISO DI VENIRMI A TROVARE tratto da Fritz Grünbaum, sempre di Bruno Maccallini e Antonella Ottai.

GROTESK!: il kabarett ai tempi di Weimar

Parlare del nazismo non è mai un’operazione semplice, sia per la complessità della materia, sia per l’onnipresente rischio di cadere nella retorica o di ricalcare quanto di già scritto o rappresentato altrove. Ci sono, tuttavia, personaggi come Bruno Maccallini e Antonella Ottai che riescono perfettamente a raccontare al pubblico una vicenda chiara ma al contempo drammatica, i cui esiti sono già scritti nella storia dell’umanità, senza per questo risultare prevedibili o scontati. Ultimo evento della trilogia Kabarett Weimar, tratto dal libro Ridere rende liberi di Antonella Ottai, GROTESK! è una dedica intima e delicata che l’autrice rivolge a suo padre, spettatore e narratore di quella Berlino che si preparava alla catastrofica ascesa nazista, tra la crisi economica successiva alla sconfitta della Grande Guerra e i fermenti culturali delle avanguardie tedesche, in un momento ricco di artisti e di innovazioni: un tragico specchietto per le allodole che presto avrebbe rivelato il suo lato più oscuro.

Ridere rende liberi: dal testo al palcoscenico

Il titolo del libro della Ottai contiene in maniera implicita un sottile e ironico riferimento all’iscrizione Arbeit macht frei posta all’ingresso dei campi di sterminio nazisti, propagandati come campi di lavoro. La storia ci ha restituito, a posteriori, numerosi esempi di artisti, scrittori, musicisti e poeti che hanno animato la vita dei lager grazie alla loro preziosa arte. Tutto ciò risulta tanto più grottesco quanto più si considera la dimensione di assurda normalità nella quale convivevano i forni crematori e gli spettacoli di cabaret che allietavano le serate dei gerarchi nazisti e delle loro famiglie: quasi una zona franca per gli artisti, la cui libera espressione, ammessa e tollerata dai loro stessi carnefici, assumeva tuttavia le sembianze di un inesorabile canto del cigno. Per dirla con le parole della Ottai: «proprio quando una ragione per ridere non c’era affatto, la risata dispiega tutto il suo potere e squassa le pareti del mondo, mostrando a tutti che non erano altro che quinte».

GROTESK!: le risate che conducono al nazismo

Il pregio dello spettacolo risiede nella straordinaria abilità attoriale di Maccallini, che durante l’ora e cinquanta minuti di rappresentazione, accompagna e fa rivivere agli spettatori il funesto iter che condusse la Germania tra le braccia del nazismo, ripercorrendo, più di vent’anni dopo, gli stessi sentieri battuti da Karl Kraus con la monumentale opera Gli ultimi giorni dell’umanità. L’ignavia dei cittadini tedeschi viene così derisa come il comune buonsenso, che più di una volta nel corso del Novecento è stato la via verso nefasti totalitarismi. Proprio sotto questo aspetto, Maccallini si mostra insuperabile, un arguto “grillo parlante”, dimostrazione tangibile di come il Kabarett, che animava le notti berlinesi, fosse uno spazio assoluto di libertà e acuta critica sociale.

Bruno Maccallini: un interprete di razza

Maccallini è il dominatore incontrastato dello spazio scenico, one man show che personalizza lo spazio attraverso forme e contenuti: canta, balla e interpreta il testo giocando con inflessioni ed intonazioni della voce dai toni ironici e sarcastici, in maniera aderente allo svolgimento dell’azione scenica. Tuttavia, l’abilità maggiormente evidente di questo poliedrico performer è la capacità di creare una rete invisibile di complicità con il pubblico, il quale, a sua volta, risponde con partecipazione ad ogni sollecitazione del sagace attore. A questo concorre anche la rottura della quarta parete da parte di Maccallini, che più di una volta prende gli spettatori alle spalle e interagisce con loro, raccogliendo lusinghieri apprezzamenti da parte dei presenti.

GROTESK!: le fonti storiche

Grotesk! sembra ripercorrere per intero l’epoca della Repubblica di Weimar, sia attraverso le idee antinaziste del celebre autore di cabaret Walter Mehering, sia con i testi del giornalista e autore satirico Kurt Tucholsky, oppure con le note sarcastiche delle canzoni di Kurt Weill e Friedrich Hollaender e con le immagini d’epoca, che non possono non portarci alla mente le pellicole legate alla narrazione della realtà operata dai cineasti della Nuova Oggettività tedesca.

Un viaggio nella multimedialità

In una scena minimale, nella quale sono presenti due cornici sospese di colore bianco ed uno schermo sul quale vengono proiettati filmati d’epoca sulla vita della moderna Berlino anni Venti, Bruno Maccallini agisce magistralmente nei panni di Grotesk, un personaggio che appare agli spettatori come catapultato direttamente dallo schermo. Prima chansonnier, poi mago, poi ancora presentatore ispirato al film “Cabaret” di Bob Fosse, comico, barzellettiere, ma soprattutto intrattenitore arguto che non disdegna frequentare le zone d’ombra dell’animo umano e il suo mistero: se vogliamo, un fine conoscitore dello humor ebraico tanto caro a Woody Allen.

Dietro le sue trasparenze, lo schermo posto al centro del palcoscenico nasconde e, allo stesso tempo  mostra, un trio di musicisti: Pino Cangialosi al pianoforte, alla fisarmonica, al fagotto e alle percussioni, Stefano Costantini alla tromba e Flavio Cangialosi al contrabbasso, i quali hanno un ruolo non marginale nell’economia dello spettacolo, accompagnando Maccallini nelle sue performance vocali, sonorizzando i frammenti dei documentari d’epoca e interagendo come spalle discrete con Maccallini stesso. Le immagini proiettate non creano solo “ambiente” narrativo, ma interagiscono con l’azione scenica donandole una straordinaria forza espressiva e andando a rafforzare quell’immaginario fondamentale che conduce gli spettatori nel flusso della narrazione.

GROTESK!: teatro di cultura

Il progetto Kabarett Weimar, oltre alla trilogia che abbiamo citato in precedenza, ha visto, nelle giornate del 23 e 24 aprile, anche lo svolgimento di due Masterclass del laboratorio “Una risata allunga la vita”: nello specifico, il 23 aprile “Barzellette”, condotta da Massimo Wertmüller, e il giorno seguente “Risate di gioia” con Elena Bucci e Marco Sgrosso. Un progetto, quindi, dove convergono abilità attoriali e rappresentative tout court, ma anche un accurato approfondimento storiografico circa l’arte del Kabarett durante quel florido periodo creativo che ha avuto luogo nella Germania della Repubblica di Weimar: un’occasione, questa, per riportare alla luce personaggi dimenticati, caduti nell’oblio della loro ultima risata.

Visto per voi il 24/04/2024

Con la collaborazione di Sergio Battista

GROTESK!

di Bruno Maccallini e Antonella Ottai

con Bruno Maccallini

Musiche dal vivo: Kabarett Ensemble

Un progetto a cura di Bruno Maccallini e Antonella Ottai

Un’iniziativa in collaborazione con Goethe-Institut-Rom

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