UNA DONNA SENZA BARCA E’ UNA PRIGIONIERA @ Teatro delle Arti: 3 donne al comando nella storia della pirateria femminile

Una donna senza barca è una prigioniera è uno spettacolo scritto ed interpretato da Irene Paoletti, della compagnia Animascenica Teatro, ed andato in scena al Teatro delle Arti di Lastra a Signa, inserito all’interno dell’iniziativa Il Teatro per tutti, che prevede spettacoli serali adatti a tutte le età. La voce dell’attrice ci fa navigare attraverso le figure di tre donne al comando nella storia passata e recente della pirateria femminile, donne che si sono rese protagoniste della lotta per la libertà con la loro ribellione al potere ingiusto.

Tre donne comandanti: le protagoniste del monologo UNA DONNA SENZA BARCA E’ UNA PRIGIONIERA

Una donna senza barca è una prigioniera
Una donna senza barca è una prigioniera, Irene Paoletti

Grace O’Malley, Ching Shih e Carola Rakete: sono loro le tre donne al comando di cui Irene Paoletti ci racconta la storia nel suo spettacolo teatrale Una donna senza barca è una prigioniera, da lei stessa scritto ed interpretato. Un monologo di circa un’ora e un quarto in cui l’attrice narra ed impersona la storia di queste tre donne vissute in epoche storiche lontanissime tra loro ma tutte quante accomunate dalla necessità di difendere la propria libertà, la propria terra e, nel caso di Carola Rakete, soprattutto l’umanità.

La prima protagonista di Una donna senza barca è una prigioniera

Grace O’Malley, anche nota come Grainne Mhaol (“la calva”), fu una pirata irlandese leggendaria ai tempi del regno di Elisabetta I Tudor, con cui si scontrò per affermare e difendere i diritti della propria patria, l’Irlanda dell’Ovest, dalla repressione inglese. Fu anche una moglie giovanissima, costretta a sposarsi a 16 anni per volontà del padre, ed una madre rivoluzionaria per la volontà di educare i suoi tre figli al coraggio.

La piratessa cinese Ching Shih

Spostando poi la clessidra del tempo in avanti di circa due millenni e viaggiando simbolicamente verso Est, l’attrice ci fa sbarcare in Cina dove conosciamo Ching Shih, senza dubbio una delle piratesse più temute e più vittoriose di tutta la storia, al comando della più grande flotta mai vista prima con un equipaggio di uomini, donne e persino bambini. Grazie al suo matrimonio con il pirata Cheng Yi riuscì a riunire tutte le flotte cantonesi in un’unica alleanza, nota come Red Flag Sheet, una delle più potenti di tutta la Cina.

La piratessa dei nostri giorni, Carola Rakete

Arriviamo infine ai nostri giorni, quando nell’estate del 2019 Carola Rakete, comandante della Sea Watch, raccolse a bordo 53 migranti dalla costa libica versanti in condizioni sanitarie disperate, chiedendo ripetutamente autorizzazione a poter attraccare nel porto sicuro più vicino. Dopo due settimane in attesa di una “political solution” mai arrivata, decise di infrangere la legge ed entrare nelle acque territoriali italiane per raggiungere il porto di Lampedusa, gesto che le causò l’arresto con l’accusa di resistenza a una nave da guerra e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Riuscirà poi ad essere prosciolta da ogni accusa dalla Corte Suprema di Cassazione italiana la quale dichiarò che la Rakete non avrebbe dovuto essere arrestata, dato che non fece altro che agire per la salvaguardia delle persone a bordo.

Scenografie e interpretazione di Una donna senza barca è una prigioniera

Una donna senza barca è una prigioniera, Irene Paoletti

Il Teatro delle Arti di Lastra a Signa è caratterizzato da un palcoscenico inclinato, estremamente funzionale per la migliore visibilità dello spettacolo. Con il sipario già aperto, la scena vede disposti un leggio sulla sinistra, due piccoli scalei al centro con una lunga asta dietro ed un particolare bancone a destra su cui ricade un drappo rosso brillante. Per ognuna delle tre storie, Irene Paoletti distingue costumi, oggetti di scena e stili di recitazione che incuriosiscono senza dubbio lo spettatore nel loro ascolto. E’ presente inoltre anche un accompagnamento sonoro specifico per ogni ambientazione, per cui la musica assume un ruolo chiave e diventa come una seconda protagonista per tutta la durata dello spettacolo.

Irene Paoletti apre lo spettacolo come Grace O’Malley

Un sottofondo di danze irlandesi, rumori di cannoni ed una solenne luce blu centrale caratterizzano l’ingresso in scena di Irene Paoletti nei panni di Grace O’Malley, vestita proprio come una pirata dell’epoca (leggings neri, camiciona bianca, cinturone di pelle e stivali). Luci calde e ben distribuite sulla scena accompagnano la sua recitazione che si snoda in maniera alternata tra voce narrante (con l’utilizzo della terza persona) e dialoghi in prima. Il ritmo del racconto viene inoltre insaporito con citazioni in inglese ed un voluto accento british per calare il pubblico ancora di più nell’ambientazione. Irene Paoletti sceglie poi di dar voce anche a terzi personaggi con l’utilizzo di oggetti di scena: in questo primo caso con un bastone a sostegno di una maschera raffigurante Richard Bingham, politico irlandese che si rivelò una spia inglese e fu colpevole dell’assassinio del primogenito di Grace.

Irene Paoletti nei panni di Ching Shih

Terminato il primo racconto vediamo l’attrice spostarsi sul bancone alla sua destra, dove scompare sotto di esso per poi tirarsi su a suon di musiche orientaleggianti con indosso un tipico copricapo cinese. Si trasforma così in un vero e proprio burattinaio per raccontare la storia di Ching Shih: ripiegando le estremità laterali del bancone rivela al pubblico l’altro lato del drappo rosso rappresentante il mare e decorato con tanti rami sorreggenti ventagli a simboleggiare l’immensa flotta al suo comando. La narrazione qui viene eseguita sotto forma di un racconto in rima alternata, scelta estremamente valida per ricreare l’atmosfera degli spettacoli per bambini.

Carola Rackete nell’interpretazione di Irene Paoletti

Una donna senza barca è una prigioniera, Irene Paoletti

Infine l’ultima storia, quella di Carola Rakete. Irene Paoletti diventa proprio lei con indosso pantaloni e canottiera neri, una collana e una parrucca a ricrearne nel minimo dettaglio la folta capigliatura rasta. Recita in prima persona con un ritmo sostenuto ed intriso di emozione grazie anche alla scelta di una musica techno. La guardia di finanza che intimò a Carola di fermarsi viene impersonata dall’attrice attraverso l’utilizzo di un megafono e gli interventi diffamatori di Matteo Salvini sui social vengono riproposti con l’ausilio di un secchiosul quale è impressoil suo viso per cui l’attrice, portandoselo davanti al volto, riesce ad impersonare il politico con il suo tipico accento bergamasco. Per tutta la durata della scena la Paoletti resta illuminata da una luce calda laterale sulla destra, che ha il pregio di aumentare il pathos della narrazione.

UNA DONNA SENZA BARCA E’ UNA PRIGIONIERA: inno alla libertà

Irene Paoletti ha magistralmente creato uno spettacolo curato nei minimi dettagli per consentire al pubblico di conoscere meglio queste forti figure femminili altrimenti ignote, con la sola eccezione probabilmente di Carola Rakete la cui vicenda è senza dubbio l’unica delle tre ad esserci più familiare. La Donna quindi ancora una volta si fa protagonista di uno spettacolo che vuole gridare al pubblico quanto debba ancora lottare per far sentire la propria voce ed ottenere la tanto aspirata parità di genere, per cui non si può concludere altro che le imbarcazioni di cui queste ragazze sono al comando rappresentino in senso più ampio la libertà che esse devono proteggere a tutti i costi da qualsivoglia attacco esterno. Un messaggio importante racchiuso all’interno di uno spettacolo vivace, creativo e veramente adatto a tutti.

Visto il 01/04/2022

UNA DONNA SENZA BARCA E’ UNA PRIGIONIERA

Scritto, diretto ed interpretato da Irene Paoletti

Con la partecipazione straordinaria al progetto del Maestro Mario Fraschetti

Luci di Pablo Torregiani

La cronaca degli avvenimenti relativi a Carola Rakete e della Sea Watch 3 si basano sulla testimonianza del documentario SEA-WATCH3 di Joan Shreijaeg, che era a bordo della Sea-Watch3 nel giugno 2019, e che ha gentilmente concesso ad Irene Paoletti la visione integrale del documentario dietro sua richiesta.

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