STASERA SONO IN VENA @Teatro Fabbricone: tutti passeggeri dell’esistenza

Oscar de Summa festeggia dieci anni del suo spettacolo cult STASERA SONO IN VENA con una special edition in prima nazionale al Fabbricone. Lo storico monologo diventa un concerto rock narrativo che avvolge il pubblico nell’atmosfera rarefatta e maledetta dei primi anni Ottanta, fino ad infrangere il sogno in una overdose di solitudine e disagio che continua ancora oggi. Una produzione La Corte Ospitale e Teatro Metastasio, sarà in scena dopo Prato al Teatro Laura Betti di Casalecchio il 12 aprile prossimo.

La special edition di STASERA SONO IN VENA

Oscar de Summa in STASERA SONO IN VENA foto di Matteo Luppi

STASERA SONO IN VENA, secondo capitolo della Trilogia della Provincia con LA SORELLA DI GESUCRISTO (recensito su Gufetto) e Diario di Provincia, ha consacrato Oscar De Summa al pubblico e alla critica con numerosi premi: finalista premio Ubu 2015, finalista premio rete critica 2015, premio cassino off 2015, premio della critica Anct “Histryo” 2016, premio rete critica 2016, premio “Mariangela Melato” 2017. La storia affonda le radici nella solitudine e nello squallore della provincia italiana, nell’adolescenza dello stesso attore, sedicenne negli anni Ottanta, per trascinare il pubblico in un vero trip dal comico al tragico, dall’ironico alla denuncia sociale. Un viaggio psichedelico arricchito in questa special-edition dalla drammaturgia musicale dal vivo di Corrado Nuccini (Giardini di Mirò), Daniele Rossi e la soave e ruggente voce di Francesca Bono (Ofeliadorme). La band accompagna le parole di De Summa con i classici iconici di The Doors, Davide Bowie, Leonard Cohen, Nick Cave, Iggy Pop e altre intramontabili star del mondo rock & roll che hanno popolato i sogni di fama di tanti ragazzi.

STASERA SONO IN VENA: dalla provincia all’universalità

Oscar De Summa, Corrado Nuccini, Daniele Rossi, Francesca Bono
in STASERA SONO IN VENA, foto di Cinzia Ascari

De Summa seduto su una cassa che pompa musica ad alto volume, corona l’aspirazione salvifica del protagonista: diventare un cantante rock che grida nel microfono la rabbia di quei brani di cui si nutre. Ma il racconto autobiografico è un grande affresco di una generazione spezzata, che cerca di scappare dalla solitudine della provincia di una Italia a più velocità. Il business lanciato nella Milano da bere sta per schiantarsi nel logorio consumistico craxiano; l’esistenza ristagna nelle province da nord a sud, dove la malavita ha sostituito l’eroina alla noia nel mercato della felicità giovanile. È un paese ancora lacerato dalla stagione del terrore stragista, schiacciato dalla corsa agli armamenti di Usa e Urss, nelle guerre collaterali in tutto il mondo. Qualcosa di allora risuona anche nell’oggi? L’uso di droghe non è diminuito, sono cambiate le sostanze magari, ma il desiderio di annientare il dolore, il bisogno della serenità a tutti i costi, anche chimica se necessario, è sempre più in aumento. Linee indelebili legano il racconto sul palco dal passato al presente, dal particolare della provincia pugliese al destino di una umanità persa nell’effimero attimo di felicità di una droga. Questa universalità della provincia è dimostrata anche dal successo internazionale di La sorella di Gesù Cristo, tradotto in francese e portato in tournée in Europa.

STASERA SONO IN VENA: la ricerca della felicità

Inizia dalla fine, da The End, STASERA SONO IN VENA e dalle parole di Jim Morrison (il Re Lucertola scomparso a 27 anni) incontrai due ragazzine / La bionda si chiamava Libertà / La mora, Avventura, per scavare, uno strato alla volta, fino a Madre Solitudine, la droga che abbandona i propri figli sul ciglio della strada, morenti. Un andamento folle in un’atmosfera rarefatta di fumo, luci soffuse dal basso e di taglio, per un racconto di dipendenza non lineare e non scontato, anche se molto comune nella generazione degli anni Ottanta in Italia e non solo: “prendete l’orgasmo più bello che avete provato, moltiplicatelo per mille, neanche allora ci sarete vicino.” diceva il protagonista in Trainspotting di Danny Boyle, mentre vomitava in un cesso di Londra. È il 1985 si parla di Perestrojka, in Italia i Ricchi e Poveri vincono Sanremo e in Giappone esce Super Mario Bros. Questa è la cornice del mondo del giovane della provincia di Brindisi del racconto, avvolto nel fumo di hashish, che vive l’amore per una nuova bellissima ragazza, gli amici di infanzia, il tempo dell’insoddisfazione, l’infelicità esistenziale che attraversa i pensieri, il lungomare, la litoranea dove non fare assolutamente niente e l’eroina, quella sì, tutti i giorni comprese festività.

STASERA SONO IN VENA: i confini della realtà

Cast di STASERA SONO IN VENA foto di Cinzia Ascari

Dai nostri sedili – da cui vorremmo alzarci per ballare la musica della band – ascoltiamo vibranti la raffica di parole di De Summa, a volte gridate, sopra le righe, a volte sussurrate, cantate, in inglese in pugliese, in un grammelot che abbraccia più registri. Scorrono le immagini neorealistiche costruite come un piano sequenza di personaggi: li vediamo appoggiati alla parete scartata di un muro della Terra del Disonore. Gli amici Franco Malacarne e Claudio detto zudiberlino (da Christiane F), Sandra l’angelo svizzero in pelle nera; Tanino Precamuerti lo spacciatore dalla voce stridula nell’officina di vite infrante e di sogni perduti, con i suoi avventori che puzzano di cane morto e di cui non riusciamo a provare neanche pena. Ancora le casalinghe del sud che preparano infiniti pic-nic da portare in spiaggia la domenica; il padre e la madre che o lavorano o guardano la televisione (come forse la gran parte delle famiglie italiane, allora come oggi). E poi ‘Nsetto il barista che non lavora, Mimì o’ piastrellista, protagonista di un solo eroico giorno di lavoro, e Fernando detto Plasmon che spaccia ad Oria con la collaborazione dell’intera famiglia, tra un Ora pro nobis e un Ave Maria. Con gli occhi del protagonista guardiamo questo girone dell’inferno nell’angolo di terra abbandonata che è il buco del culo del mondo, per approdare alla richiesta di vita e di salvezza a cui riesce ad aggrapparsi, dopo la morte di quel legame di sangue che diventa nodo di vena. Perché la tossicodipendenza è un diavolo appoggiato sulla schiena, che non ti fa riconoscere te stesso. Un violoncello accompagna la morte, le lacrime, l’addio. “Vattene da qua”. Hallelujah.

STASERA SONO IN VENA trailer

I am a passenger
And I ride and I ride
I ride through the city’s backside
I see the stars come out of the sky
(Iggy Pop)

Visto al Teatro Fabbricone di Prato, 8 marzo 2024

STASERA SONO IN VENA – il concerto – 10 anni – live special edition

di e con Oscar De Summa
progetto musicale Corrado Nuccini
musiche eseguite dal vivo da Corrado Nuccini, Francesca Bono, Daniele Rossi
progetto luci e scene Matteo Gozzi
produzione La Corte Ospitale/Teatro Metastasio di Prato
con il contributo di MIC, Regione Emilia-Romagna
PRIMA NAZIONALE

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