SOLITARIO @Teatro di Fiesole: gli effetti collaterali dell’ambizione

Alessandro Riccio, indiscussa firma del teatro fiorentino vista l’affluenza calorosa del suo pubblico di affezionati, ha presentato in prima assoluta al nuovo Teatro di Fiesole il suo ultimo spettacolo SOLITARIO: una commedia dolce/amara, ambientata nella Firenze del Settecento, sulle vicende del rinomato profumiere Amedeo Ottaviano Gusbertini. In piena crisi esistenziale, nella ricerca di ispirazione per creare quella nuova essenza che spera potrà essere capace di elevare la sua condizione sociale. Il Gusbertini sembra vivere nell’epoca sbagliata, genio incompreso, circondato da persone grette che ostacoleranno il successo di “Solitario”, nuovissima essenza dal pericoloso e involontario ingrediente segreto, che porta il nome della condizione esistenziale del suo creatore.

Articolo a cura di Sandra Balsimelli e Federica Murolo

SOLITARIO: Profumi e veleni nella Firenze del Settecento

Alessandro Riccio in SOLITARIO, foto di Michele Monasta
Alessandro Riccio in SOLITARIO, foto di Michele Monasta

La scena, ricolma di drappeggi, arredi, candelabri e lampadari in stile rievocazione storica, suggestivi mobili a rotelle che movimentano la scena da e per mano degli attori stessi, pieni alambicchi e attrezzi del mestiere, evoca l’atmosfera di una bizzarra Firenze, caotica, maleodorante, popolata da personaggi macchiettistici, appartenenti ad ogni grado della scala sociale, rumorosi ed esasperanti, ossessionati da grette ambizioni e futili mode, con i quali il profumiere Gusbertini (lo stesso Riccio), in bilico tra ricerca della perfezione, ciarlataneria e arrendevolezza ai compromessi (anche sessuali) col mondo che conta, è costretto a relazionarsi pur di far carriera, tra un litigo e l’altro col fedelissimo e incompetente assistente di bottega. La strampalata trama di incontri tra questa folla brulicante che ingombra, letteralmente, il palco ci mostra il vano ripetersi del rito: Amedeo crea la suggestione profumata con cui toccare le corde dell’anima del cliente che solo per un attimo sembra affacciarsi alla verità su se stesso, per poi precipitosamente chiudere il varco e tornare a chiedere petulante l’essenza più venduta in bottega, la famosa e ormai troppo commerciale “Pioggia d’aprile”. La scena si chiude sul risultato tragicomico degli sforzi del profumiere e degli imprevisti effetti collaterali delle sue essenze, che stroncheranno sul nascere l’unico incontro autentico con un’anima a lui affine, in una grottesca danza collettiva attorno all’ultima, forse fatale, boccetta da inalare.

SOLITARIO: Tragicommedia della ridondanza

Trailer SOLITARIO. L’ultimo profumo di Amedeo Ottaviano

L’affascinante atmosfera creata da Riccio esprime la scelta di una ridondanza barocca in tutte le sue componenti: la scenografia esondante, la ripetizione di schemi drammaturgici trasformati in tormentoni facilmente prevedibili, il susseguirsi di personaggi eccentrici, maschere fisse dai tratti stereotipi che continuamente bussano, attraversano concitati il palco ed escono dall’antro del profumiere. L’equilibrio difficile tra registri molto diversi tra loro, che oscillano tra farsa e intimismo, hanno l’effetto intenzionale di smorzare la natura comica dello spettacolo. I dettagli scenografici, della cui ricchezza godiamo a sipario aperto ancor prima dell’inizio dello spettacolo, sono accarezzati da luci calde, colorate, in sintonia emotiva con le passioni vissute dai personaggi, di cui sottolineano le coreografie e scene d’insieme di sicuro impatto spettacolare sul pubblico. La sovrabbondanza scenica e testuale va a discapito dello spessore appena accennato dei personaggi, di cui gli attori, dalla recitazione brillante, a tratti sopra le righe, non approfondiscono la natura, impigliati nel ritmo indiavolato delle battute sboccate di un fiorentino ibrido, in bilico nel duplice e difficile intento di far ridere e riflettere al tempo stesso. Gesti, parole e costumi corteggiano un’atmosfera di erotismo languido e decadente, strizzano l’occhio al teatro della differenza e al tema della liquidità e degli stereotipi di genere, che tuttavia, non sviluppato nelle sue potenzialità, rischia di restare mero orpello decorativo, affidato solo alle ingombranti gonne oceaniche delle tiranniche protagoniste e alla scelta di far recitare gli uomini a petto nudo.

SOLITARIO: dell’arte e dell’amarezza

Alessandro Riccio in SOLITARIO, foto di Michele Monasta
Alessandro Riccio in SOLITARIO, foto di Michele Monasta

Il pubblico del Teatro di Fiesole ha risposto con calore allo spettacolo, almeno nei numeri di affluenza e senz’altro nell’entusiastico rapporto di fiducia e stima verso Alessandro Riccio che si conferma come un artista capace di muovere il suo popolo e portarlo a teatro, in tempi mutevoli e difficili per questa arte dai tanti volti. In questa nuova produzione il regista e autore sembra condividere una sfumatura di amarezza sul veleno che l’artista è costretto ad assaporare in un’epoca, la nostra non diversamente da quella della Firenze del Gusbertini, che poco concede alla ricerca del bello e molto all’ossessione del sold-out e del successo commerciale a discapito della creazione artistica. La vicenda dell’improbabile profumiere sembra interrogarci su cosa segni oggi il confine tra l’artista e il ciarlatano, chi abbia i titoli per porre tale confine, e quale sia oggi l’urgenza che spinge un artista a creare, eternamente combattuto tra la spinta egoica all’espressione di sé e l’intento di farsi portavoce di un’istanza di cambiamento o di denuncia che possa valere per tutti o almeno per una comunità. In attesa di risposte continuiamo ad andare a teatro, con gratitudine per chiunque ne faccia uno spazio di ricerca, confronto e creazione.

SOLITARIO. l’Ultimo profumo di Amedeo Ottaviano

Scritto e diretto da Alessandro Riccio
Con Alessandro Riccio, Miriam Bardini, Piera Dabizzi, Olmo De Martino, Fabio Magnani, Vieri Raddi, Joe Manganas, Annalisa Vinattieri, Claudia Allodi, Cosimo Innocenti
Coreografie Sabina Cesaroni
Luci Lorenzo Girolami
Costumi Lorena Vedelago, Daniela Ortolani
Assistente di scena Marta Foschi
Aiuto regia Amina Contin

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