SHAKESPEAROLOGY @Teatro Cestello: Il Bardo pop di Sotterraneo

SHAKESPEAROLOGY accompagna a chiusura Il Respiro del Pubblico Festival 23 al Teatro di Cestello e pochi giorni dopo a Officina Giovani per Ex-Temporaneo a Prato. Doppia occasione di assistere al divertissement di Sotterraneo (recentemente recensiti da Gufetto in L’Angelo della Storia) sul Bardo, la sua misteriosa vita e le sue opere immortali: un’intervista impossibile a Sir William Shakespeare, reso reale in scena dal poliedrico Woody Neri, in questo ben riuscito lavoro, colto ma mai elitario, nel perfetto stile del collettivo teatrale fiorentino.

Articolo a cura di Susanna Pietrosanti, Leonardo Favilli, Alice Capozza

SHAKESPEAROLOGY: un’intervista impossibile a Sir William

SHAKESPEAROLOGY  foto di Francesco Niccolai
Woody Neri in SHAKESPEAROLOGY, foto di Francesco Niccolai

«Tutto ciò che avremmo sempre voluto sapere su Shakespeare ma che non abbiamo mai osato chiedere?» Quando Mastro Shakespeare, Woody Neri, si presenta alla ribalta, icona pop con chitarra, out-fit in total black con evocativa gorgiera elisabettiana, pronto a dar vita ad un one-man-show infinitamente godibile, capiamo ben presto che, anche se lo chiedessimo, non lo sapremmo mai. Il fantasma del teatrante più seducente della storia, balzato qui dalla tomba come lo spettro del padre di Amleto, per un’intervista impossibile, non starà fra noi per illuminare i misteri, per svelare se sia effettivamente lui l’autore dei suoi drammi oppure no, che cosa abbia mai fatto negli incerti sette anni perduti, oppure se abbia effettivamente visto il mare o lo abbia solo saputo immaginare. Il mistero non si deve risolvere, non è questo l’enigma. La lucidità del dialogo – o meglio, monologo – non si orienta sui ‘buchi di trama’ di una vita esemplare, ma sull’infinito mare, ah quello sì navigato, della scrittura, della creazione dei drammi, della mise en scéne. Ci anticipano in apertura di sipario i Sotterraneo, nelle voci off di Sara Bonaventura, Claudio Cirri e Daniele Villa, l’intento svelato, citando Il giovane Holden: «Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono». Ecco quindi la telefonata all’amico Will, l’intervista impossibile, come la celebre trasmissione radio degli anni settanta, al “fantasma del più grande teatrante di tutti i tempi” evocato sul palco cantando Are You Lonesome Tonight? dell’altrettanto iconico Elvis e le note parole rubate al bardo «All the world’s a stage» (Atto II Scena VII Come vi piace).

Il nostro Bardo, inizialmente confinato nel suo quadrato di luce, sembra pronto a sottoporsi all’intervista, seduto sul suo sgabello con la chitarra a fianco ma, come la sua drammaturgia ci ha regalato fiumi di travolgenti sensazioni, emozioni, capaci di esaurire l’intero spettro delle tonalità dell’animo umano, anche lui non è contenibile e deciderà, a suo piacimento, di prendersi lo spazio che serve. E’ si o no il più grande teatrante di tutti i tempi? E allora si merita di dominare la scena, di trasformarsi in anchorman, di riprendersi quel ruolo che a volte l’aura di leggenda intorno a lui e la grandiosità dei suoi personaggi gli hanno usurpato.

SHAKESPEAROLOGY: un lavoro doppio, analisi ed emozione

SHAKESPEAROLOGY, foto di Francesco Niccolai
SHAKESPEAROLOGY, foto di Francesco Niccolai

Su questo tema si scatena un vulcanico lavoro di 52 minuti, uno per ogni anno di vita di Shakespeare, entro la soglia di attenzione del pubblico moderno – come sostenevano già in Overload (assai inferiore alle lunghe rappresentazioni al Globe), ricco di rimandi, citazioni, tesi sulla vita e le opere, in parte antologia, in parte autorizzata fantasia. Possiamo immaginare l’incontro – ancora più impossibile – tra Shakespeare e Cervantes, e la traversata su una baleniera insieme al capitano Akab, quello ossessionato dalla balena bianca, citando Burgess e Melville. Il testo mette in continua relazione il vecchio e il nuovo, il classico e il contemporaneo: in un vortice di citazioni (le battute più note da Riccardo III, Amleto o Macbeth) il monologo accarezza senza appesantire temi importanti sul rapporto del teatro con la società. L’economy del teatro, ovvero scarsità di scenografie – anche in questo caso solo uno sgabello nero e una luce a terra – con il noto prologo di Enrico V: “immaginate, dunque, sopperite alle nostre mancanze con l’aiuto della fantasia”. L’arte della scena come mestiere, le difficoltà di un artigianato di cui vivere, con cui fare cassa – come dice Shakespeare-Sotterraneo – le domande della ricerca e dell’innovazione (“ma qui stiamo vivendo un episodio di teatro estremo?” si informa William, tentando inutilmente di trovare punti di riferimento efficaci nel panorama contemporaneo); il teatro come servizio pubblico, investimento dello Stato per una crescita della civiltà. Ci accorgiamo quanto tra le risa e i rimandi, Sotterraneo sia sempre capace di suscitare riflessioni. Si esaminano gli elementi dei testi, scherzosamente ma non troppo (il pubblico a destra scriverà una tragedia, Otello, quello a sinistra una commedia, Il Sogno – “in ogni cosa un capolavoro”) e l’immagine di una pratica attoriale e drammaturgica in grado di afferrare le viscere degli spettatori quando il cambiamento del tempo verbale – “essere stato, o non essere stato” – lancia un ponte di commozione e di dolore tra il celebre monologo di Amleto e la morte del figlio di Shakespeare, Hamnet.

SHAKESPEAROLOGY e le infinite citazioni

SHAKESPEAROLOGY, foto di Francesco Niccolai
Una scena di SHAKESPEAROLOGY, foto di Francesco Niccolai

Le note e il balletto di Rocky Horror Show vedono saltellare Woody Neri nei sobborghi sporchi e degradati fuori dalle mura di Londra, dove il Bardo inizia a mietere successi nei teatri, tra i combattimenti di animali e i bordelli. Immagini su immagini che si collegano in un infinito gioco di specchi. Possiamo giocare col teatro, il cinema, la musica e perfino l’opera lirica: elencare le versioni pop dei vari drammi (Romeo + Juliet di Luhrmann, Shakespeare in Love di John Madden, e poi Kenneth Branagh, e infiniti altri); le note di Modugno per Tutto il mio folle amore diventano le parole di Otello a Desdemona, Desolation Road di Bob Dylan sono l’accompagnamento per la pazzia di Ofelia; fino ad ascoltare l’entusiasmante trionfo di Falstaff di Verdi che nella titanica creazione del Globe. Possiamo riprodurre con ironico esagitato realismo le varie morti dei personaggi in una carrellata spassosissima (vero e bello dissentono, sosteneva Tommaso Salvini, e voleva si morisse di secco crepacuore, al di là dei vari sintomi realistici che qui ingombrano la scena e stimolano le risa degli spettatori). Ma il teatro è anche un coltello nel cuore, una melodia di chitarra che fa parlare Romeo con parole di suono, che recita l’ultimo monologo de La Tempesta come un addio, un modo per portarci via, in quell’infinito che abita dietro le palpebre chiuse. Chitarra e bagnasciuga, e Shakespeare se ne va. Alla fine ha saputo far vibrare tutte le corde emozionali così come hanno fatto i personaggi usciti dalla sua penna. Cosa importa in fondo se è stato lui davvero, il Bardo di Stratford, a comporre quei versi, a modellare le emozioni umane dando loro sembianze capaci di cambiarne la percezione come nessuno mai prima e dopo di lui. All’eternità oramai sono rimaste le sue opere e il resto poco importa. Lui è sì uscito dalla scena, dalla O di legno, ma mai potrà farlo dalla vera vita, quella dello spirito. Così forte è l’inganno dell’arte.    

Visto il 28 novembre 2023 al Teatro di Cestello, Il Respiro del Pubblico Festival, Firenze
Visto il 1 Dicembre 2023 a Officina Giovani, Ex-Temporaneo Teatro, Prato

SHAKESPEAROLOGY. Un’intervista impossibile a William Shakespeare

concept e regia Sotterraneo
in scena Woody Neri
scrittura Daniele Villa
luci Marco Santambrogio
costumi Laura Dondoli
sound design Mattia Tuliozi
tecnica Monica Bosso
produzione Sotterraneo
sostegno Regione Toscana, Mibact
residenze artistiche Centrale Fies_art work space, CapoTrave/Kilowatt, Tram – Attodue, Associazione Teatrale Pistoiese
Sotterraneo fa parte del progetto Fies Factory, è Artista Associato al Piccolo Teatro di Milano ed è residente presso l’ATP Teatri di Pistoia

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