PANDORA @Teatro Puccini: la fuggevole vita dei Gordi

Da Milano il Teatro dei Gordi Premio Hystrio Iceberg 2019 come migliore compagnia emergente (recensita da Gufetto per il precedente lavoro “Sulla morte senza esagerare”), porta a Firenze al Teatro Puccini PANDORA, l’ultima produzione del Teatro Franco Parenti selezionata per la Biennale Teatro di Venezia 2020 e Premio ANCT. Il collettivo teatrale diretto da Riccardo Rippa continua la ricerca per un teatro fisico che non ha bisogno di parole e costruisce una carrellata di stravaganti tipi umani nell’ammiccante scena di un bagno pubblico a metà tra voyeurismo e sapiente leggera ironia.

PANDORA: una scena da locandina

PANDORA locandina, foto di Noemi Ardesi
PANDORA locandina, foto di Noemi Ardesi

Il vaso di PANDORA dei Gordi si apre in un gabinetto pubblico, forse di un aeroporto o di una stazione, oppure, come da tradizione, in fondo a destra nel corridoio di un bar di una grande città. Un non-luogo fatto del passaggio di chi lo abita per pochi minuti e non avrà motivo di tornare, comune a tutti, ma di nessuno, uno spazio privo di un’anima propria, una porta aperta sull’umanità variegata e surreale, dove non c’è limite alla fantasia e alla creatività della compagnia. La scenografia di Anna Maddalena Cingi, perfetta per equilibrio e simmetrie, accattivante immagine da locandina, vede al centro tre vespasiani schierati in orizzontale, due lavandini con specchio a sinistra e due cabine wc a destra, elementi scenici posti a semicerchio a formare una piazza aperta verso il pubblico. Curata nei dettagli e resa funzionante (l’acqua che scorre, l’aria calda dell’asciugamani, sapone, ecc.) la scenografia è realisticamente squallida con le tipiche ceramiche bianco sporco, di cui immaginiamo l’odore e l’atmosfera – sicuramente ben diversa dagli avveniristici e lustri bagni pubblici giapponesi ritratti da Wim Wenders in Perfect Day. “Leave me as you found me” campeggia l’insegna luminosa che vede scorrere alternati in scena in più ruoli gli attori della compagnia (Claudia Caldarano, Cecilia Campani, Giovanni Longhin, Andrea Panigatti, Sandro Pivotti, Matteo Vitanza) certamente costretti dietro le quinte a rapidi cambi di costumi curati da Ilaria Ariemme, per passaggi più o meno fugaci sul palco.

PANDORA: l’umanità transitoria

PANDORA, una scena, foto di Noemi Ardesi
PANDORA, una scena, foto di Noemi Ardesi

Il carosello si apre e chiude con l’unico personaggio legato da un filo narrativo, colui che metaforicamente apre e chiude il vaso di PANDORA per farne uscire gli spiriti maligni che attanagliano l’umanità che transita sulla scena. Ciascuno è accompagnato dai propri vizi, tic, meschinità e malesseri, svelati nell’intimità del gabinetto: c’è chi si lava, chi vomita, chi urla, chi si nasconde, chi getta nel cesso i propri fallimenti, chi s’incontra e addirittura finisce per celebrare un matrimonio, chi viaggia sui trampoli, chi in bicicletta, chi si cambia d’abito, di scarpe, chi chiede perdono, chi si sfoga, chi balla il tango, chi protesta, chi canta il karaoke e chi dirige un ‘originale’ coro. Un luogo dell’anima dove i Gordi non si prendono troppo sul serio, ma giocano col pubblico ad un continuo ammiccamento al sesso, all’intimo svelato, ridendo del ridicolo e imprevedibile. Il teatro fisico dei Gordi perfettamente espressivo in partiture di movimenti e gesti, prossemica dei corpi e gestione degli oggetti, ha bisogno di pochissime parole in un grammelot di lingue (inglese, italiano, spagnolo, francese). In PANDORA la compagnia rinuncia alle maschere di cartapesta che hanno caratterizzato i lavori precedenti (che li ha fatti accostare alla poetica dei Familie Floz – recentemente recensiti a Prato) a favore dell’espressività dei volti, atteggiamenti, dei costumi, trucchi, fino a veri e propri camuffamenti e travestimenti, che portano all’apparizione di sempre più stravaganti e comici fenomeni, che non sveliamo.

trailer PANDORA Teatro dei Gordi

Il “tempus fugit” di PANDORA

PANDORA, una scena, foto di Noemi Ardesi
PANDORA, una scena, foto di Noemi Ardesi

La scena replica l’ormai quotidiano scroll sui nostri schermi digitali per passare da un video all’altro senza approfondimento, senza sosta, senza guardare niente veramente. I momenti più interessanti dello spettacolo accadono quando i personaggi restano qualche minuto in più sul palco, creando seppur breve uno sviluppo narrativo che cattura lo spettatore. Mentre la maggior parte degli avventori fugge via senza lasciare traccia, in una centrifuga di storie solo abbozzate, che non ci fanno affezionare, ponendo così un limite alla godibilità della performance. Volenti o nolenti, i Gordi ci danno una lezione: la nostra vita che fugge via è più interessante se siamo capaci di stare nel momento presente, se siamo capaci di assaporare l’atmosfera e approfondire l’istante senza scappare. Il fantasioso vaso di PANDORA immaginato da Riccardo Rippa con il Teatro dei Gordi ammette tutte le imperfezioni umane, accoglie tutti senza censura nello squallore di un gabinetto pubblico. In fondo c’è tutta la nostra quotidianità di uomini e donne di passaggio nella vita, che quel palco vuole rappresentare e, come nel teatro dell’assurdo a cui evidentemente si ispira la compagnia, le situazioni estreme e surreali svelano la realtà umana con più verità del realismo.

Visto il 16 febbraio 2024 al Teatro Puccini di Firenze

PANDORA

TEATRO DEI GORDI
ideazione e regia Riccardo Pippa
di e con Claudia Caldarano, Cecilia Campani, Giovanni Longhin, Andrea Panigatti, Sandro Pivotti, Matteo Vitanza
dramaturg Giulia Tollis
maschere e costumi Ilaria Ariemme
scene Anna Maddalena Cingi
disegno luci Paolo Casati
cura del suono Luca De Marinis
vocal coach Susanna Colorni
responsabile tecnico Alice Colla
scene costruite presso il laboratorio scenotecnico del Teatro Franco Parenti
produzione Teatro Franco Parenti / Teatro Stabile di Torino Teatro Nazionale / Fondazione Campania dei Festival in collaborazione con Teatro dei Gordi
Spettacolo selezionato alla Biennale Teatro di Venezia 2020

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