UN’OPERA DA QUATTRO SOLDI @ Biblioteca Ragionieri: Brecht e Gay ai nostri giorni

In anteprima nazionale sul palco estivo della Biblioteca Ragionieri a Sesto Fiorentino UN’OPERA DA QUATTRO SOLDI rinnovato adattamento di teatro musicale diretto da Gianfranco Pedullà del Teatro Popolare d’Arte con Ciro Masella, Niccolò Curradi, Astra Lanz e Vincenzo Infantino e con gli attori musicisti Marlene Fuochi, Pedro Judkowski e Francesco Giorgi, autore delle musiche originali. A partire dalla settecentesca “L’opera del mendicante” dell’inglese John Gay, passando per “L’opera da tre soldi” di Brecht UN’OPERA DA QUATTRO SOLDI è una graffiante parodia del potere tra ammiccamenti, sorrisi sgargianti, note di jazz e cabaret ci trascina dalla prima battuta in un esilarante ed amara riflessione sui nostri tempi, anzi no! su ambizioni e vizi senza tempo dell’animo umano.

Visione a cura di Sandra Balsimelli e Alessandra Panzini

La scena di UN’OPERA DA QUATTRO SOLDI

UN'OPERA DA QUATTRO SOLDI
UN’OPERA DA QUATTRO SOLDI: Ciro Masella nel ruolo di Paechum

La scena di UN’OPERA DA QUATTRO SOLDI è arredata con strumenti musicali, tastiera, viola, contrabbasso, percussioni, che attendono, come presenze mute, che gli attori si prestino a dar loro voce. L’atmosfera evocata dai costumi e dagli oggetti è gradevolmente vintage e la luce del crepuscolo della location en plein air per la rassegna estiva della Biblioteca Ragionieri di Sesto Fiorentino, aumenta la suggestione scenografica dell’allestimento. L’arrivo degli attori, discreto, naturale e quasi dimesso, prelude all’inizio di un indiavolato prologo musicale sulle cui note Ciro Masella, che incarnerà più di un ruolo nel corso dello spettacolo, ci introduce, con movimenti da beffarda marionetta, alla vicenda farsesca e tragicamente attuale dei personaggi.

UN’OPERA DA QUATTRO SOLDI: l’ineluttabile impunità del potere

UN’OPERA DA QUATTRO SOLDI anima un teatrino di ruoli e giochi di potere dentro i meandri di una criminalità, articolata al suo interno tra un basso proletariato di ladri e farabutti, morti di fame ma portavoce di un’etica distorta della mera sopravvivenza e figure capaci di elevarsi grazie al riconoscimento che viene loro dal potere acquisito e tacitamente validato dalla comunità. La vicenda ruota attorno al matrimonio di Polly, Marlene Fuochi, figlia del capo dei malavitosi Jeremiah Peachum, che con la moglie Clelia, Astra Lanz, rappresenta la vecchia criminalità capace di obbedire, a suo modo, alle regole del potere costituito e conviverci in pacifica coesistenza. Matrimonio che si rivela mal assortito con il Capitano Macheath, interpretato da Niccolò Curradi, affascinante e arrogante parvenu della malavita, facoltoso imprenditore, spacciatore senza scrupolo di tutto, fiumi di droga, rifiuti tossici, case di riposo e qualsiasi altro lucroso servizio alla comunità. Animato da un perenne sorriso beffardo e rassicurante (“sorridere sempre anche se c’è tanto dolore e la morte nel cuore!”), Macheath sfida le regole e i confini palesando senza vergogna la collusione impunita tra potere e crimine. Peachum trama contro il matrimonio della figlia, sua proprietà e fonte di lucro e riesce ad incastrare il presuntuoso capitano. Macheath si lascia incastrare dalla presunzione di essere al di sopra di ogni resa dei conti e si fa beccare dalla polizia in visita al bordello dell’amante. Giunto a un passo dalla forca, l’ineluttabile impunità del crimine vince ancora una volta e il capitano viene liberato perché, come ricorda il narratore “Non volevate mica giustizia? Questa è una farsa!”.

UN’OPERA DA QUATTRO SOLDI – Canzone del sorridere sempre

UN’OPERA DA QUATTRO SOLDI: una sinfonia di accordi inscindibili

Lo spettacolo colpisce per la completezza e per il livello dei linguaggi utilizzati: canto, recitazione, musica si intrecciano creando un flusso continuo e omogeneo che arriva con potenza agli spettatori. Ogni personaggio mostra i riflessi di un prisma dalle molte facce che con leggerezza e ironia smuove, diverte e suscita riflessione, senza alcuno sforzo o pesantezza. Gli attori musicisti utilizzano gli strumenti musicali come un prolungamento del loro corpo integrando senza soluzione di continuità musica e teatro e mantenendo costante presenza scenica e coerenza col personaggio. La regia di Gianfranco Pedullà realizza un effetto sinfonico, esaltato dai fluidi cambi a scena aperta di costume e identità che evocano una folla di storie e voci diverse, senza mai perdere la misura. Si popola davanti a noi un caleidoscopio di mondi, ognuno con la sua caratterizzazione specifica, come nei bozzetti di vita familiare di Jeremiah con la moglie, gretti e grossolani nel loro cinismo; nel bordello di Jenny (sempre incarnata da Astra Lanz), sensuale e raffinata prostituta e contraddizione vivente per il coesistere in lei di opportunismo per necessità e sincero affetto; negli oscuri personaggi dell”alto clero, finanza e forze dell’ordine, evocati da Ciro Masella, Vincenzo Infantino, Francesco Giorgi e Pedro Judkowski, dalle movenze meccaniche e impostate. Gli unici due personaggi uguali a se stessi restano i due sposi, Polly, la brava Marlene Fuochi, consapevole del suo potere femminile ma anche del suo ruolo di moglie intoccabile del capo, e Macheath personaggio inevitabilmente sfacciato e complesso anche per il suo incarnare una tipologia di maschera ben nota alla nostra attualità. A conferma dell’interazione e inscindibilità di ogni elemento scenografico e drammaturgico, anche la scelta degli abiti aderisce perfettamente alla narrazione dei ogni personaggio.

UN’OPERA DA QUATTRO SOLDI: uno specchio impietoso

UN'OPERA DA QUATTRO SOLDI
UN’OPERA DA QUATTRO SOLDI, Ciro Masella

La sintesi tra l’opera settecentesca di Gay L’Opera del mendicante e lo stile inconfondibile del teatro estraniante di Brecht, di cui si riprende L’opera da tre soldi, permette un elegante attualizzazione della vicenda narrata. Ci colpisce in particolare l’armoniosa contraddizione tra i due protagonisti maschili che suscitano anche in noi emozioni ambivalenti. Due facce della criminalità a cui si prestano entrambi (per libera scelta o imposizione delle condizioni di partenza?), ci appaiono tuttavia icone di modelli diversi. Peachum è coerente e granitico nella sua adesione al crimine come stile di vita, indipendente dal giudizio altrui, refrattario ad ogni rigurgito di umanità, di etica, di empatia, perfino nei confronti della figlia. Suscita contemporaneamente un senso di repulsione e nello stesso tempo rende più chiara la linea di demarcazione tra noi e lui, suggerendoci la sua irredimibilità. Cosa che in un certo senso rassicura permettendoci di tenerlo a distanza. Macheath invece coniuga in se stesso aspetti socialmente ambivalenti che costringono a giudicarlo ma anche trovarlo irresistibile, ammaliante, permettono di identificarsi maggiormente almeno in qualche suo aspetto. Il personaggio del capitano porta a sperare che alla fine possa salvarsi, ci interroga su cosa avrebbe potuto spingerlo a utilizzare le sue doti carismatiche e la sua intelligenza in maniera diversa. Il richiamo all’attualità spinge a chiederci se potremmo essere (e come?) migliori di quello che siamo e ci porta ad simpatizzare più con Macheath che con i poteri istituzionali che giocano con lui e che beneficiano del suo servizio, al riparo dell’aura di autorevolezza delle loro divise, toghe o tonache. Un’operazione intelligente e provocatoria quella di Pedullà che è riuscito rappresentare la zona oscura della nostra comunità senza alcuna retorica o pietismo ma attraverso la capacità di farci ridere di noi: non con la risata da apparente satira rassicurante, che autorizza ad indulgere con la corruzione, ma con l’ironia graffiante che invita a istillare in noi e nella polis la possibilità di cambiamento.

UN’OPERA DA QUATTRO SOLDI
Un omaggio a John Gay e Bertolt Brecht

drammaturgia e regia di Gianfranco Pedullà
musiche originali di Francesco Giorgi
con Ciro Masella, Niccolò Curradi, Astra Lanz e Vincenzo Infantino
e con gli attori/musicisti Marlene Fuochi, Francesco Giorgi e Pedro Judkowski
disegno luci Gianni Pollini
scenografia Giovanna Mastantuoni
costumi AlexandraJane e Veronica Di Pietrantonio
produzione Teatro Popolare d’Arte

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