MATERIA PRIMA @Teatro Cantiere Florida: cosa resta della famiglia?

Torna finalmente nel suo allestimento tradizionale dopo la pandemia, al Teatro Cantiere Florida nel mese di marzo MATERIA PRIMA, il festival di teatro contemporaneo a cura di Murmuris, dedicato quest’anno al tema della famiglia. In scena le produzioni di ZimmerFrei, Babilonia Teatri, Il Mulino di Amleto, AttoDue, Oscar De Summa e Il Lavoratorio.

A cura di Alice Capozza

Materia Prima Festival: la famiglia contemporanea

Il festival di teatro contemporaneo MATERIA PRIMA è ormai un appuntamento consolidato e atteso nel panorama fiorentino, l’associazione Murmuris ne cura l’allestimento al Teatro Cantiere Florida da quasi dieci anni, portando sulla scena produzioni emergenti di compagnie locali e nazionali che sperimentano drammaturgie originali con nuove forme di espressione, dal video alla canzone, dal monologo alla creazione collettiva, interrogandosi sul presente e coinvolgendo il pubblico in riflessioni mai banali. Il tema di quest’anno è la famiglia, nucleo primario e tradizionale della società, ormai lontano dalla idea teorica o normativa. Le relazioni di affetto dei congiunti sono cambiate negli ultimi vent’anni e in particolare nei due anni di pandemia del nostro più vicino passato: il festival dà uno sguardo tra le mura domestiche, protezione e prigione della nostra società. Importante anche il lavoro di avvicinamento alla visione teatrale che Murmuris cura sul territorio con i progetti di formazione del pubblico: Casa Teatro e Teens, occasione per numerosi studenti, e non solo, di approcciarsi in modo più consapevole ai linguaggi del teatro contemporaneo.

FAMILY AFFAIR, ZimmerFrei a materia prima festival

FAMILY AFFAIR il progetto di ZimmerFrei, che dal 2015 si confronta con questo tema in tutto il mondo dall’Europa fino in Cina, è stato l’apertura del festival, dopo l’installazione che ha accompagnato Materia Prima 2021 nel Chiostro di Santa Maria Novella, su Gufetto l’intervista alla direttrice artistica Laura Croce. La performance di teatro partecipativo ha coinvolto alcune famiglie dello storico quartiere popolare Isolotto di Firenze, presenti sulla scena e in video per raccontare i propri quadri familiari: un’indagine che fotografa lo stato dell’arte, la fluidità dei legami e modi di convivenza, inaspettati e diversi, con cui tutti ci confrontiamo per origine, scelta o necessità. La famiglia è luogo di incontro, formazione, educazione, gruppo sociale del quotidiano, ambiente domestico, radici, ricordi, presente e progetti futuri.

Materia Prima Festival, CALCINCULO, foto di Eleonora Cavallo

CALCINCULO, Babilonia Teatri: la famiglia pop-rock

La compagnia veneta Babilonia Teatri ci trasporta nell’atmosfera decadente e divertita di un lunapark con CALCINCULO, già recensito da Gufetto a Officina Giovani a Prato, come se la famiglia Murmuris si fosse concessa una gita domenicale, un giro in giostra tra il gioco spensierato e l’ironia dolente. Ci accompagnano l’atmosfera da balera di paese, dove la nebbia non è romantica e la provincia non è poetica, insieme alla musica sparata a tutto volume, su cui Valeria Raimondi e Enrico Castellani si alternano all’asta del microfono al centro della scena spoglia. Cantano, gridano la propria rabbia, sognano con lo sguardo al seggiolino del calcinculo appeso al soffitto; alternano canzoni dal testo tagliente, monologhi carichi di angoscia, preghiere al presente immutabile e un futuro senza sogni e inni alla rivoluzione che ha bisogno di un tagliando. Assistiamo addirittura ad una sfilata canina, ritrovandoci entusiasti ad applaudire dei cani in scena, talmente siamo abituati a ingurgitare spazzatura da reality. Una mirabolante giostra di musica, premi, giochi, bambini e gettoni. Babilonia Teatri sono ironici, semplici, divertenti, comunicativi, immediati; sparano sulla paura, sull’isolamento in casa con l’allarme, sui sogni di libertà, sulle inquietudini, sui desideri di vittoria, sporgendosi dal seggiolino per afferrare il premio feticcio. Frastornati ci chiediamo come e quando abbiamo smarrito il metro per misurare la realtà. I ritmi pop e ritornelli si chiudono infine con il Coro degli Alpini della Martinella, ospiti di eccezione per la serata fiorentina di Materia Prima, in una fusione intelligente con la tradizione.

FESTEN, Il Mulino di Amleto: la rottura della famiglia

L’ensemble creativa torinese Il Mulino di Amleto affronta con successo la sfida di trasporre a teatro la pellicola cinematografica di Thomas Vinterberg del 1998 premiato a Cannes; FESTEN è il primo film aderente al manifesto Dogma 95: un “voto di castità” cinematografica insieme a Lars Von Trier, per contrastare un cinema fatto solo di effetti speciali e riportarlo ad un prodotto autentico e aderente al reale. L’ottica artigianale del patto di Copenaghen dei due registi danesi, si traduce con l’adattamento de Il Mulino di Amleto con la verità della recitazione del coeso gruppo di attori e con la complessità della messa in scena che rivela la teatrale macchina illusionistica. Il prologo ci riporta alle atmosfere delle fiabe nordiche dei Fratelli Grimm: Hänsel e Gretel si ritrovano soli e abbandonati nel bosco, facili prede della strega cattiva, moglie del diavolo a cui vuole dare in pasto i due bambini, attirati dalla casetta di marzapane. Con una dissolvenza video ci ritroviamo nella fiaba a tinte noir FESTEN, tra le mura della grande casa che ospita la festa dei sessant’anni del capofamiglia Helge Klingenfeld, anch’essa popolata di bimbi sperduti, diavoli, dolore, buio e paura. Il coraggio del figlio Christian di affrontare la propria storia familiare è lo stesso dei bambini per fuggire dal bosco. Costruito come un thriller, lo spettacolo ci accompagna attraverso la sua missione morale verso la famiglia per quello che annuncia sarà uno shock.

FESTEN: la complessità scenica

Materia Prima Festival, FESTEN, foto di G. Distefano

La costruzione della scena richiama all’originale cinematografico attraverso la ripresa video delle azioni sul palco proiettata in diretta su un telo velato alzato in proscenio. Il risultato è una commistione visiva per lo spettatore: le immagini in primo piano coi volti degli attori e le loro espressioni dettagliate, insieme alla scena sul palco con i movimenti del gruppo e lo svelamento dei trucchi per realizzare questo film teatrale. La famiglia Klingenfeld non ha scampo: la vediamo da ogni angolo, le giriamo attorno, ogni finzione ha alle spalle la realtà tecnica, ogni illusione di facciata è il risultato di un preciso incastro ritmico degli attori. Ma ecco che la rabbia, il rancore, il non-detto sono un fragile telo che cade fragoroso, come la velata quarta parete del teatro dopo il discorso di Christian, portando a sgretolare i tanti temi tabù di questa coinvolgente e sconvolgente storia: violenza, suicidio, sensi di colpa. “Busta gialla o verde?” chiede il figlio al padre, ma la vera domanda è “dolore o dolore?”

Materia Prima Festival, NESSUN ELENCO DI COSE STORTE

NESSUN ELENCO DI COSE STORTE, AttoDue: l’addio ai legami familiari

AttoDue propone a Materia Prima un testo appositamente scritto da Oscar De Summa per l’attrice Sandra Garuglieri NESSUN ELENCO DI COSE STORTE, recensito da Gufetto al debutto al Teatro della Limonaia. Un monologo appassionato sul tema universale della morte con repentini balzi dal dramma al cabaret in dialogo aperto con la platea, sull’incalzante ritmo della scrittura di De Summa, che ben si sposano con le capacità poliedriche della Garuglieri. La morte come nella favola di Samarcanda ci incontra tutti: incontra Pulcinella che nega il proprio nome per sfuggirle, un ragazzo del paese, una vicina francese, la zia Dina, fino a diventare un corpo fisico, conosciuto, detestato e amato: quello di un padre. Sandra Garuglieri è così autentica da sembrar parlare di sé in prima persona al suo capezzale: resta solo un sincero Grazie, il resto sparisce, le cose storte della vita svaniscono di fronte alla morte. Così le parole di Enea, Priamo, Antigone, dei miti delle tragedie possono essere preghiera anche per i tanti anonimi Mohamed che annegano coi barconi, per i corpi tra le macerie della Siria, o i volti dei ragazzi a Mariupol. La cultura occidentale ci ha a tal punto negato il processo di elaborazione della morte, che ci domandiamo come davanti al fantasma del padre di Amleto: Chi sei tu?

Materia Prima Festival, CATTERINA

CATTERINA, Il Lavoratorio: l’inaspettato familiare

Il Festival Materia Prima si chiude con il debutto di CATTERINA nuova produzione de Il Lavoratorio, spazio e residenza artistica fiorentina di cui su Gufetto vi abbiamo parlato nella stagione inaugurale. Il testo è fedelmente aderente allo scritto scientifico del 1744, con le costruzioni sintattiche e le espressioni arcaiche del tempo, di un anatomopatologo dell’epoca alla inutile ricerca di motivazioni fisiche e scientifiche dell’omosessualità. La scena spoglia e fredda accoglie al centro un tavolo di acciaio da obitorio con una luce bianca al neon, l’attrice immobile fissa il pubblico. Grazie all’interessante rielaborazione drammaturgica e regia di Andrea Macaluso, e alle doti espressive e comunicative di Silvia Paoli, il racconto distaccato delle vicende di Catterina Vizzani prende vita nel corpo dell’attrice che da fermo e silenzioso si anima sul palco. Ci emozionano le paure e i desideri di una giovane pulcella innamorata di un’altra donna, e per questo costretta a fuggire, per decoro familiare forzata a negare la propria femminilità, vincolata a vestire i panni di Giovanni Bordoni, servidore del Vicario. Calzoncini corti, canotta bianca a coste, scarpe nere sportive (su cui la Paoli balzella da una parte all’altra della scena), cappellino ben calzato a nascondere la cascata di riccioli; e mutanda maschile appositamente dotata di un piuolo. Fa le prove per trovare le mosse del maschio, la postura del giovane bullo, le spalle indietro, le braccia pendule, il passo molleggiato; in queste vesti legittimamente corteggia con la baldanza e follia della gioventù le donne, tanto da guadagnar fama di maggior donnaiuolo di Anghiari. Assistiamo con tensione ansiosa e tenerezza divertita al succedersi dei fatti avventurosi di Caterina-Giovanni anche se ne conosciamo il triste esito: il cadavere dissezionato sulla barella operatoria. Il corpo della Paoli si modella e si snoda mostrando la violenza e la crudezza della storia di CATTERINA, prigioniera di un corpo sconosciuto, costretta a nascondere e negare se stessa, desiderosa di una ghirlanda di fiori e vesti finalmente femminili nel proprio letto di morte.

Visti il 10, 17, 24, 31 Marzo 2022

Materia Prima Festival

A cura di Murmuris
Teatro Cantiere Florida, Firenze
3 – 31 marzo 2022

CALCINCULO

Babilonia Teatri
Di e con Enrico Castellani e Valeria Raimondi
E con Luca Scotton
Musiche Lorenzo Scuda
Fonico Luca Scapellato
Direzione di scena Luca Scotton
Scene Babilonia Teatri
Produzione Babilonia Teatri, La Piccionaia
Coproduzione Operaestate Festival Veneto

FESTEN, IL GIOCO DELLA VERITà

Il Mulino di Amleto
Elsinor / Centro di produzione teatrale
Di Thomas Vintenberg, Mogens Rukov & BO Hr. Hansen
Adattamento per il teatro David Eldridge
Prima produzione Marla Rubin Productions Ltd, a Londra
Per gentile concessione di Nordiska ApS, Copenhagen
Versione italiana e adattamento di Lorenzo De Iacovo e Marco Lorenzi
Con Danilo Nigrelli, Irene Ivaldi e (in ordine alfabetico) Roberta Calia, Yuri D’Agostino, Elio D’Alessandro, Roberta Lanave, Barbara Mazzi, Raffaele Musella, Angelo Tronca
Regia Marco Lorenzi
Assistente alla regia Noemi Grasso
Dramaturg Anne Hirth
Visual concept e video Eleonora Diana
Costumi Alessio Rosati
Sound designer Giorgio Tedesco
Luci Link-Boy (Eleonora Diana & Giorgio Tedesco)
Consulente musicale e vocal coach Bruno De Franceschi
Referente di palcoscenico e fonico Francesco Dina
Capo elettricista e tecnico video Luca Serra
Sarta di compagnia Milena Nicoletti
Produzione TPE – Teatro Piemonte Europa, Elsinor Centro di Produzione Teatrale, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Solares Fondazione delle Arti in collaborazione con Il Mulino di Amleto

NESSUN ELENCO DI COSE STORTE

Testo e regia Oscar De Summa
Con Sandra Garuglieri
Disegno luci Matteo Gozzi
Produzione Atto Due
Con il contributo di Fondazione CR Firenze | Bando Emergenza Cultura 2021

CATTERINA

Un progetto de Il Lavoratorio
Tratto da Breve storia della vita di Catterina Vizzani Romana che per ott’anni vestì abito da uomo in qualità di servidore la quale dopo varj casi essendo in fine stata uccisa fu trovata pulcella nella sezzione del suo cadavero di Giovanni Bianchi (1744)
Elaborazione drammaturgica a cura di Andrea Macaluso e Silvia Paoli
Con Silvia Paoli
Regia Andrea Macaluso
Costumi Alessio Rosati
Luci Luisa Giusti
Suono Marco Mantovani
Costruzione elementi di scena Luca Baroni
Produzione Il Lavoratorio
Realizzato con il contributo di Fondazione CR Firenze e con il sostegno della residenza artistica Spazi di memoria di Progetti Carpe Diem

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