LOVE ME @Città del Teatro Cascina: il dittico di Tarantino per Licia Lanera

Con una data secca in prima Toscana alla Città del Teatro di Cascina (Pisa) LOVE ME. Due pezzi di Antonio Tarantino con Licia Lanera (recensita in passato a Roma per The Black’s Tales Tour) sul palco insieme all’attore africano denominato il “Corpo del Reato”. Due pièce che senza soluzione di continuità si susseguono affidate alla sola voce della Lanera in un adattamento molto forte e personale. Due testi – La scena, inedito, e Medea – in cui il tema della marginalità, dell’essere straniero e della difficile convivenza si intrecciano con le parole, i suoni, i rumori, i gesti inconsulti che sgorgano dal palco e sul palco trasformandosi in un flusso continuo senza sosta.

A cura di Leonardo Favilli e Susanna Pietrosanti  

Lo stereotipo: il motore di LOVE ME

Licia Lanera in LOVE ME (foto di Manuela Giusto)
Licia Lanera in LOVE ME (foto di Manuela Giusto)

LOVE ME. Un uomo dotato di macchinone e fidanzata si scontra nel traffico e rischia la colluttazione con l’uomo nero di turno, “geneticamente” violento e incline alla rissosità, potenziale stupratore. Medea, la matricida della tragedia greca, è ormai incarcerata per il suo efferato crimine e, abbrutita, si rivolge alla sua carceriera – invisibile in questo adattamento – sfogando tutta la sua rabbia e la sua frustrazione. Che cosa tiene legati questi due “pezzi”, questi due personaggi così lontani, anche temporalmente? Antonio Tarantino con la sua drammaturgia ha voluto tratteggiare a tinte molto forti come lo stereotipo è in grado di dipingere e deformare lo straniero, l’altro, il diverso, prendendo vita sul palcoscenico nella sua crudezza. Lingua dialettale marcata ed esasperata, sputi, insulti, gestualità rozza e perfino inconsulti sfoghi di rabbia: con un’interpretazione che vira consistentemente al “tamarro” Licia Lanera incarna tutto questo per sessanta minuti nei quali prorompe con la sua fisicità e la sua corporeità.

Il dialogo silenzioso con il Corpo del Reato

Insieme a Licia Lanera sul palco ad assistere spesso in attento ascolto e a tratti con partecipazione ed interazione il Corpo del Reato, l’attore africano che interpreta l’oggetto di quella stereotipazione, spettatore quasi sprezzante e financo divertito da tale esagerazione nei suoi confronti. Con sguardo a tratti commiserevole rivolto più all’attrice che ai personaggi, l’attore si è posto fuori dal testo in una dimensione metateatralmente intermedia che istituisce un dialogo silenzioso con i personaggi del testo, sfociato in pochi momenti di interazione vera e propria. Nel gioco di relazioni che si squaderna, a tratti poco incisivo ed attraente ma incessante, le regole non sono sempre chiare e quindi ci ritroviamo giocatori, nostro malgrado, disorientati e catturati da un vortice che si fa corpo dell’attrice.   

Gli ambienti sonori di LOVE ME: un filo per la memoria

LOVE ME Due pezzi di Antonio Tarantino (foto di Manuela Giusto)
LOVE ME Due pezzi di Antonio Tarantino (foto di Manuela Giusto)

Al fine di ricostruire una visione coerente e rimettere insieme i frammenti, la memoria si aggrappa a fili diversi e cerca di assoggettare le impressioni – e le emozioni – ad un’indagine razionale. Per LOVE ME di Licia Lanera il filo iniziale è – in modo poco consueto – auditivo. Ritornano alla mente gli ambienti sonori – troppo suggestivi e raffinati per chiamarli colonna sonora, o musica di scena – di Tommaso Qzerty Danisi, lontani, echeggianti, memorialmente suggestivi. Per la prima parte, La scena, è come se ascoltassimo il rumore del traffico da una finestra coi doppi vetri, vibrante ma smussato, capace solo ogni tanto di inserirsi, sottile, nei nostri pensieri e nel nostro silenzio. Per la seconda parte, il flebile pianto infantile che, laggiù lontano, si insinua, è un tremendo colpo di fioretto: quel suono, solo quel suono, crea una dimensione alternativa: in un altro universo il mito di Medea matricida continua a vivere e si riflette, misteriosamente, nel monologo che offre un’altra verità, vera almeno quanto quella che credevamo di conoscere da sempre e che comunque, altrove, sopravvive.

LOVE ME, il teaser

LOVE ME: una e più voci

E poi la voce. Meglio: le voci. Tutte quelle, dialettali, dei piccoli uomini, gli uomini vuoti direbbe Eliot, che sono i protagonisti del primo frammento: buzzurri, portatori di una delle linee sottostanti al testo di Tarantino, la diversità, il valore di essa, incarnata qui nell’attore nero che scoppia misteriosamente in pianto per essere stato respinto dalla voce narrante del monologo e su cui vengono riversate valanghe di pre/giudizi, sui neri bestiali, che mangiano tutto, che traggono nutrimento da tutto, che piangono sempre, che occupano un posto liminale all’umanità. In Medea Licia Lanera trasforma ancora la voce con un accento vivamente barese, e usa anche rumori – la gomma da masticare che viene fatta esplodere, lo sputo che solca il palcoscenico, la risata finale balzando tra le braccia dell’attore che ha diviso la scena in silenzio e che ora le fa da porteur mentre lei gli grida l’amore proiettandoglisi fra le braccia. Il monologo di Medea è il risultato di un intervento drammaturgico sul testo di Tarantino, in origine un dialogo e reso adesso un unico, fluido pezzo di bravura per la protagonista. Prigioniera di uno spazio ridotto (le lavagne che costituiscono la scena sono state spostate al proscenio, costruendo la cella), l’attrice cavalca i suoi fantasmi, saltando da un’analisi psicologica del suo vissuto – apologetica, talvolta, e comunque sempre intensa, in un registro realistico, quotidiano – all’impennata lirica finale, dove simboli classici ritornano e dove, spezzando bruscamente l’onda sonora, il grande specchio si frantuma e anche quello che credevamo di aver compreso si rompe.

Visto alla Città del Teatro di Cascina (Pisa) il 2 marzo 2024

LOVE ME. Due pezzi di Antonio Tarantino

testi di Antonio Tarantino
regia Licia Lanera
con Licia Lanera e con il Corpo del Reato
luci Vincent Longuemare
disegno sonoro Tommaso Qzerty Danisi
costumi Angela Tomasicchio
assistenti alla regia Ermelinda Nasuto, Ilaria Bisozzi
tecnico di compagnia Massimiliano Tane       

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