LA FEROCIA @Teatro Florida: la tragedia non muore mai

Cos’è reale? Si domandava Armando Punzo in un monologo spettacolare di qualche anno fa. Sono reali questi muri di pietra, e questo sipario, questo teatro? E in che rapporto stanno la realtà e l’arte? E quanta realtà stinge da un medium all’altro per farsi arte? La letteratura, spesso contenitore del reale, può fluire senza ostacoli in teatro? Lo scorso anno, con il Nobel a Jon Fosse, di questi temi si è discusso, i letterati storcendo la bocca di fronte al sospetto di una scrittura al suo massimo soltanto in scena, gli amanti del teatro dispiaciuti invece dall’eventuale valutazione della drammaturgia come una branca della scrittura in prosa, e non altro. Però lo scambio può avvenire genialmente, come ne LA FEROCIA dal romando di Nicola Lagioia portata in scena da VicoQuartoMazzini al Teatro Cantiere Florida

LA FEROCIA : IL LAVORO DRAMMATURGICO

La Ferocia (Daniele Spanò ph.)
La Ferocia (Daniele Spanò ph.)

Una storiaccia di famiglia, ha chiosato qualcuno: vero. Un dramma familiare e sociale, l’edificazione di un impero di malaffare con conseguente stupro ambientale e tinte oscure in ogni dove. Con un ammirevole lavoro, Linda Dalisi ha setacciato il romanzo di Nicola Lagioia, vincitore dello Strega 2015, per farlo vivere in scena. Un’operazione poderosa e geniale, che ha passato al setaccio il testo per estrarne le pepite drammaturgicamente più luminose e poi ha costruito una raggiera di livelli che lo ha privato della sua parte naturalistica per renderlo profondamente altro. Da un romanzo quasi verghiano, il Verga del Gesualdo, in cui il self made man calpesta ogni ostacolo etico per la ‘religione della roba’ – un romanzo imponente, che richiama Pastorale americana di Roth e anche la celeberrima Lehman Trilogy di Massini, un romanzo che sembra ancorarsi nelle radici alla realtà, l’intervento della dramaturg e del gruppo ha tratto ben altro. La struttura non è più lineare. Non è più naturalistica, cronologica. È una struttura composita in cui il primo livello è il dialogo col passato. È il passato che lancia frecce verso il presente. Il giornalista Danilo Sangirardi (già presente  nel romanzo di Lagioia ma con ruolo e ampiezza diversi) racconta la vicenda della famiglia Salvemini in un podcast, quindi in modo postumo, attribuendo il suo senso, e un senso, allo snodarsi degli avvenimenti, contrappuntando i dialoghi tra i personaggi e i monologhi che già di per sé aprivano finestre di senso in un costruzione complessa e affascinante.

LA TRAGEDIA GRECA NON SCRITTA: IL MOSAICO DE LA FEROCIA

La Ferocia (Daniele Spanò ph.)
La Ferocia (Daniele Spanò ph.)

Si tratta della struttura, perfetta, della tragedia greca classica: episodi e dialoghi tra i personaggi, monologhi, e Sangirardi nelle vesti di un perfetto Corifeo, in grado di rivolgere all’indietro il cannocchiale e rileggere, indirizzare, illuminare la parte oscura degli eventi. Poiché il meccanismo drammaturgico gira intorno all’assenza della giovane morta, Clara, e dalle relazioni con lei, si gemma tutta la complessa catena di rapporti, il prisma dei richiami classici funziona con ancora maggiore pregnanza. Una giovane morta in nome di una ferocia animalesca che sdegnerebbe persino gli animali stessi, sacrificata a scopi antietici, una novella Ifigenia, insepolta crudelmente come il fratello di Antigone: una reggia contemporanea visibile a noi dietro una quarta parete di vetro, dove i giochi di potere e la regalità inadatta e zoppicante del capofamiglia, come quella di Agamennone, vengono a un certo punto neutralizzati dal ritorno di un figlio lontano, novello Oreste ovviamente: e l’unica figura femminile in scena, Annamaria, la moglie tradita, richiama sicuramente il “cuore da uomo” di Clitemnestra. Ma come la casa degli Atridi, anche questa viene invasa da arbusti paludosi, col procedere dell’azione, rendendo visibile – non realisticamente, ma surrealisticamente – la corruzione di questa struttura familiare dove le Erinni danzano le loro ridde ubriache e il demone della casa ha trovato un nuovo perfetto habitat.

QUANDO LE SOMIGLIANZE SONO IDENTITA’ DI FONDO: LA FEROCIA

La Ferocia (Daniele Spanò ph.)
La Ferocia (Francesco Capitani ph.)

Giocare il gioco dei richiami classici, però, non è un semplice esercizio intellettuale. La struttura della performance allude nel profondo a un teatro portatore di messaggi indispensabili, denunciatore di derive inevitabili, di aberrazioni fatali, di mezzi inconsueti di salvezza. Come nel teatro greco, la fabula viene raccontata, non vissuta in scena, il che la sposta dal regno del contingente e la inserisce in quello del mythos, etimologicamente parlando: discorso da ascoltare, discorso carico di messaggio profondo. Come nella tragedia greca, le relazioni sono il centro del dramma, nel loro instancabile alterarsi, una ragnatela di legami (una rete eschilea, di nuovo) che racchiude, si diceva, al centro il corpo assente di Clara, la figlia bellissima e irrequieta di Vittorio, calata in un vortice di droghe e di rapporti equivoci e trovata morta sul ciglio della statale. Il padre provvederà a manipolare il referto della morte truccandola da suicidio, per non turbare l’apparente quiete familiare, melma da non far ribollire.

LA FEROCIA: IN SCENA

Splendidi gli attori, tutti, in un cast impegnato nella resa di un testo ‘pesante’ (di nuovo in senso eschileo), nell’attivazione della lingua cupa di parole e silenzi, sudore e corpi fermi e polvere. Metalliche le voci e speciale la dizione ‘aspra e chioccia’, echeggiata dal commento musicale ‘petroso’ di Pino Basile. Ingabbiati nella scena da acquario livido di  Daniele Spanò,  e illuminati dalle crudeli luci di Giulia Pastore, gli attori formano un ritratto eterno di pregnanza classica, un coro indimenticabile di feroce chiarezza, un fulmine, un lampo nella cupezza dei nostri tempi.

La Ferocia – trailer

LA FEROCIA

dal romanzo di Nicola Lagioia
ideazione VicoQuartoMazzini
regia Michele Altamura, Gabriele Paolocà
adattamento Linda Dalisi
con Roberto Alinghieri, Michele Altamura, Leonardo Capuano, Enrico Casale, Gaetano Colella, Francesca Mazza, Gabriele Paolocà, Andrea Volpetti
scenografie Daniele Spanò
disegno luci Giulia Pastore
musiche Pino Basile
costumi Lilian Indraccolo
aiuto regia Jonathan Lazzini
realizzazione scenografie Officina Scenotecnica Gli Scarti
direttore di scena Daniele Corsetti
progetto audio Niccolò Menegazzo
datore luci Marco Piazze
cura della produzione Francesca D’Ippolito
ufficio stampa Maddalena Peluso
foto Valerio Polici
grafica Leonardo Mazzi
consulenza artistica Gioia Salvatori
produzione SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione, Elsinor Centro di Produzione Teatrale, LAC Lugano Arte e Cultura, Romaeuropa Festival, Tric Teatri di Bari, Teatro Nazionale Genova

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