LA DODICESIMA NOTTE @Il Moderno: nel disperato regno dell’amore

Al Moderno di Agliana (Pistoia) chiude la stagione LA DODICESIMA NOTTE (O QUELLO CHE VOLETE) di Shakespeare, adattamento e regia di Giovanni Ortoleva, prodotto da LAC di Lugano. La tragicommedia del Bardo è la seconda tappa dell’indagine del giovane regista fiorentino sull’amore che segue Lancillotto e Ginevra, recensito da Gufetto al debutto a Prato: dopo la fine dell’amore cavalleresco anche l’ideale dell’amore romantico è destinato a morire sulla scena. Ortoleva, già menzione speciale “regista under 30” alla Biennale di Venezia di Antonio Latella, sarà anche a Firenze al Teatro di Rifredi a maggio prossimo con Dramma Industriale recensito su Gufetto a San Miniato.

LA DODICESIMA NOTTE: Illiria, The desperate kingdome of love

LA DODICESIMA NOTTE, Foto di Luca Del Pia © LAC Lugano Arte e Cultura
LA DODICESIMA NOTTE, Foto di Luca Del Pia © LAC Lugano Arte e Cultura

È Malvolio (Michelangelo Dalisi) ad introdurci, come una sorta di bistrattato Virgilio dantesco, in questo disgraziato paese che ben poco ha a che fare con la regione geografica. Egli giura di non essere pazzo, ma di essere anzi l’uomo più ragionevole di Illiria e prega il pubblico di credergli. Le sue parole sono, però, destinate a rimanere inascoltate, anticipando dalla platea la conclusione de LA DODICESIMA NOTTE (O QUELLO CHE VOLETE) nella traduzione di Federico Bellini. Quello in cui ci stiamo per addentrare è infatti The desperate kingdom of love, dove la ragione è solo un ostacolo, come suggerisce il nome stesso, Illiria, con in sé il segno della malattia (illness) e dell’illusione (illusion). A dominare su di esso è la disperazione d’amore, che come un’epidemia investe e contamina i suoi abitanti, folli e malati, e che, avvolti nei costumi elegantemente anticheggianti di Margherita Baldoni, si muovono nella suggestiva scenografia di Paolo Di Benedetto: una scalinata a gradoni che ingombra il palco fino alla sommità, dove trova posto un bassorilievo di putti svolazzanti in pose languide, di un verde reso fosforescente e acido dai giochi di luce di Fabio Bozzetta, effetto dell’amore radioattivo, innaturale e nocivo dei personaggi de LA DODICESIMA NOTTE. Sulla scena vediamo Orsino (Giovanni Drago), con il suo amore famelico, che molto assomiglia alla brama di possesso e di potere sull’amata; Olivia (Anna Manella), altezzosa e superba, il cui ostinato lutto per il fratello sembra non essere che un pretesto per mantenere a tutti i costi il proprio status; infine Malvolio, che ha stima tanto alta di sé, da desiderare ardentemente la propria padrona, non come donna, ma come unica via d’accesso al rango elevato a cui egli sente di appartenere. L’oggetto d’amore è il sentimento stesso, che per la sua intensità diventa un’ossessione che chiede prepotentemente di essere soddisfatta e consumata: “All I have is my love of love. And love is not loving” canta Feste sulle note di Soul love di David Bowie.

La disorientante coralità de LA DODICESIMA NOTTE

LA DODICESIMA NOTTE, Foto di Luca Del Pia © LAC Lugano Arte e Cultura
LA DODICESIMA NOTTE, Foto di Luca Del Pia © LAC Lugano Arte e Cultura

Lentamente (almeno nella parte iniziale) ci addentriamo nella complessa trama di Shakespeare dove i personaggi sono intrecciati in dinamiche di desiderio e possesso, dove nessuno è chi l’altro crede che sia. Viola (Alessandro Bandini), celata dietro l’identità di Cesario, si presenta alla corte di Olivia per portarle l’ennesimo messaggio di amore del rifiutato duca Orsino, aprendo una breccia nel cuore dell’algida contessa che adesso impazzisce d’amore sì, ma per Cesario. Ad aumentare il ben architettato caos che sembra dominare questa tragicommedia, contribuisce la sotto-trama dell’inganno ordito della serva Maria (Aurora Spreafico) con Sir Tobia (Sebastian Luque Herrera), il cugino ubriacone di Olivia, e il suo compare di bevute Sir Andrea (Alberto Marcello) ai danni del maggiordomo Malvolio, che invano tenta la scalata sociale. La ferocia con cui viene fisicamente ricacciato all’ultimo livello della gradinata tra le risate dei suoi detrattori mette in luce con efficacia la severa gerarchia e l’immobilità sociale, non solo ai tempi di Shakespeare. La scalinata acuisce inoltre il senso di disorientante coralità del dramma: Ortoleva sceglie coraggiosamente di tenere gli attori tutti contemporaneamente in scena, rendendo tangibile il coinvolgimento dell’intera schiera di personaggi nella dimensione della follia egoista e dell’amore utilitaristico, di cui tutti, nessuno escluso, salgono e scendono la scala.

LA DODICESIMA NOTTE: originali soluzioni per i personaggi

L’unica presenza, non a caso straniera, che sembra non rimanere ingabbiata nel disordine apparente ed opprimente de LA DODICESIMA NOTTE è Viola, che si muove leggiadra, senza fatica da uno strato sociale all’altro, e l’unica forse in grado di provare un amore platonico e sincero. Persino i vincoli dell’identità, che tanto condizionano gli altri personaggi e i loro desideri, la riguardano in modo diverso. Viola è infatti vittima, oltre che del proprio aspetto, che la rende credibile nelle vesti di una fanciulla così come del giovane Cesario, dello scambio di persona con il gemello Sebastiano – interpretato dallo stesso Bandini che di volta in volta si trasforma al sussurro del nome di uno dei due gemelli – tipico della plautina commedia degli equivoci. Per Viola-Sebastiano, figura flebile e cangiante, abbracciare la propria identità è una liberazione. Il personaggio che è invece ben fermo al proprio livello, lucidamente rassegnato a non poter defezionare dal proprio ruolo di “folle” è Feste, il matto, il buffone, l’idiota, interpretato abilmente da Francesca Osso, jolly anche nel prestare la voce a tutti gli altri personaggi secondari. Il fool è colui che non oscilla nel riconoscere e accettare la propria identità di falsificatore, vissuta come una triste condanna, che a ben guardare riguarda la vita stessa dell’uomo e certamente il luogo della finzione per eccellenza, il teatro. Feste, infatti, proprio colui che delle parole è costretto a farne il proprio mestiere, ne riconosce chiaramente la natura ingannatrice, tanto che si definisce “il corruttore di parole” di Olivia.

Trailer LA DODICESIMA NOTTE regia di Giovanni Ortoleva

Il potere armonizzante del canto e della musica dal vivo

LA DODICESIMA NOTTE, Foto di Luca Del Pia © LAC Lugano Arte e Cultura
LA DODICESIMA NOTTE, Foto di Luca Del Pia © LAC Lugano Arte e Cultura

Nel portare in scena questo mondo di illusione, equivoco e folle, risulta davvero felice la scelta – il progetto sonoro è di Franco Visioli – di affidare il canto e la musica dal vivo a Francesca Osso, che con la sua voce melodiosa amalgama con grazia la materia ingarbugliata del dramma. Le canzoni scelte, in corrispondenza dell’indicazione testuale della musica e in sostituzione delle canzoni presenti nel testo shakespeariano, restituiscono perfettamente la natura ambigua di questa tragicommedia, in cui anche canti che dovrebbero recare consolazione o allegria hanno in sé elementi malinconici, persino mortiferi. Anche il terzo brano presente nello spettacolo, di cui Nina Simone e David Bowie sono stati i più celebri interpreti, Wild is the wind, ci ricorda ancora una volta come il sentimento amoroso possa avere una natura travolgente e distruttiva, di fame insaziabile che chiede con prepotenza di essere soddisfatta e al tempo stesso consuma dall’interno e priva delle forze: Give me more than one caress. Satisfy this Hungriness.

Farewell!

Il sipario si chiude sul dolceamaro erotico trionfo di un amore contagioso, che ha soddisfatto Orsino e Viola, Olivia e Sebastiano, ed ha persino unito la serva Maria al nobile Sir Tobia, ma che ha lasciato dietro di sé anche poveri reietti, come Antonio (Giuseppe Aceto) e Sir Andrea. Il più maltrattato, Malvolio, verso cui risulta impossibile non provare un moto di empatia, torna, all’apice della propria umiliazione, a giurare di essere l’uomo più ragionevole d’Illiria e promette vendetta contro i suoi aguzzini. Non resta infine che congedarsi, con un “Farewell!” dalla tanto crudele quanto suadente terra d’Illiria, nella mutevole dodicesima notte o quel che volete.

Visto il 7 aprile 2024 al Teatro Il Moderno di Agliana (Pistoia)

LA DODICESIMA NOTTE (O QUELLO CHE VOLETE)

di William Shakespeare
traduzione Federico Bellini
adattamento e regia Giovanni Ortoleva
con (in ordine alfabetico) Giuseppe Aceto, Alessandro Bandini, Michelangelo Dalisi, Giovanni Drago, Anna Manella, Alberto Marcello, Francesca Osso, Sebastian Luque Herrera, Aurora Spreafico
scene Paolo Di Benedetto
costumi Margherita Baldoni
luci Fabio Bozzetta
progetto sonoro Franco Visioli
assistente alla regia Alice Sinigaglia
assistente scenografo Andrea Colombo
direttore di scena e capo macchinista Stefano Orsini
capo elettricista e datore luci Fabio Bozzetta
fonico Nicola Sannino
sarta realizzatrice e di scena Margherita Platé
scene realizzate da Allestimenti Arianese srl produzione LAC Lugano Arte e Cultura in coproduzione con Fondazione Luzzati Teatro della Tosse, Centro D’arte Contemporanea Teatro Carcano, Arca Azzurra

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