LA COSCIENZA DI ZENO @Teatro della Pergola: in scena un classico del Novecento 

A cento anni dalla pubblicazione del romanzo, è andato in scena al Teatro della Pergola di Firenze LA COSCIENZA DI ZENO di Italo Svevo, adattamento di Monica Codena e Paolo Valerio, che ne firma anche la regia. Recensito da Gufetto anche al Teatro Quirino di Roma e al Teatro Duse di Bologna, la produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Goldenart Production adatta il classico del Novecento a tre voci, Alessandro Haber, Alberto Onofrietti e Francesco Migliaccio, e con un occhio indagatore sulla scena.

LA COSCIENZA DI ZENO: la vita non è né brutta né bella, ma è originale 

Alessandro Haber in La coscienza di Zeno, foto di Simone di Luca
Alessandro Haber in La coscienza di Zeno, foto di Simone di Luca

Sicuramente originale si presenta la scenografia di questa COSCIENZA DI ZENO con regia di Paolo Valerio: la scena si apre con la proiezione di un enorme e dilatato occhio scrutatore – occhio dello psicanalista che, fuori campo, leggendo la prefazione, presenta l’autobiografia del paziente e la sua vendetta; occhio dello spettatore, che si ritrova a spiare tra i ricordi di un uomo come, voyeuristicamente, attraverso il buco di una serratura; occhio del protagonista, che rivede la sua vita, la racconta, la commenta. L’immagine che domina la scena muta: l’occhio diviene lente d’ingrandimento su un particolare -il fumo, l’appunto dell’ultima sigaretta, fogli sparsi, mani, un ritratto: proiezioni che diventano ora didascalia ora correlativo oggettivo del racconto – poi si fa finestra sulla città, ambiente, paesaggio, luna e mare di una Trieste notturna.

Gioco di realtà e illusione ne LA COSCIENZA DI ZENO

Alessandro Haber in La coscienza di Zeno, foto di Simone di Luca
Alessandro Haber in La coscienza di Zeno, foto di Simone di Luca

Appare allo spettatore un mondo in bianco e nero, tono predominante nei costumi e nelle scene, come in un vecchio film, in un palcoscenico spoglio dal cui fondo gli attori prendono vita, grazie alle parole del narratore, come fantasmi del passato. Solo in alcuni momenti, cruciali, il palcoscenico si tinge di rosso: la morte del padre, la seduta spiritica, l’annuncio del matrimonio. In questo gioco di realtà e illusione, in cui il mondo esterno irrompe nello spazio mentale di colui che tenta di ricostruire e dare un orizzonte di senso al racconto, anche la pioggia entra in scena: un freddo diluvio che bagna le assi del palcoscenico e la morte di Guido, acqua che non può mondare il senso di colpa del protagonista.

LA COSCIENZA DI ZENO: La vita è una costruzione priva di scopo

Una scena di La coscienza di Zeno, foto di Simone di Luca
Una scena di La coscienza di Zeno, foto di Simone di Luca

Il vecchio Zeno, con tono ora nostalgico, ora ironico, ora reticente, nella sempre varia e affabulatoria recitazione di Alessandro Haber, con una prova attoriale per cui “c’inchiniamo ripetutamente/ e ringraziamo infinitamente”, seduto in un angolo, evoca quel cumulo di verità e menzogne che è la memoria della sua vita, correggendo e richiamando un giovane Zeno, interpretato da Alberto Onofrietti, e spiato dalla sua coscienza, ulteriore personaggio in cui si frammenta l’identità del narratore.

Tre voci e l’occhio sulla scena de LA COSCIENZA DI ZENO

Le tre voci seguono fedelmente la struttura tematica del romanzo: il ritmo è incalzante nella prima parte, dal vizio del fumo, alla morte del padre, alla storia del matrimonio; più pacato il racconto della relazione con l’amante; e amaro quello della disastrosa impresa commerciale intrapresa con Guido. L’occhio sulla scena diventa uno sguardo su pulsioni e ossessioni dell’animo umano, un disvelarsi di ciò che si vuole celare: mostra il desiderio di uccidere l’amico e rivale, desiderio che riaffiora uguale a se stesso da una lontanissima infanzia, nel racconto del tentato omicidio di un compagno di scuola: ma il senso di colpa del protagonista per il suicidio di Guido nella sceneggiatura é taciuto, il narratore fugge “i ricordi spiacevoli come la peste”, il dialogo con l’amico si interrompe, la scena successiva ne mostra la morte, il funerale sbagliato, il dolore della vedova Ada. Infine, sui rumori della prima guerra mondiale, si interrompono anche la narrazione e la terapia, ogni possibile illusione di guarigione scompare,  il tentativo di dare un senso alla memoria ha subito il suo scacco: la vita è un’enorme “costruzione senza scopo”, una malattia “sempre mortale”. L’occhio che scruta dall’alto ricompare, contempla l’ipotesi apocalittica di una deflagrazione universale, si allarga, occupa tutta la scena. L’inquietante e surreale finale proietta sullo spettatore le nevrosi, le ossessioni e le angosce di Zeno Cosini.

LA COSCIENZA DI ZENO

di Italo Svevo
con Alessandro Haber, Alberto Onofrietti, Francesco Migliaccio
e con Valentina Violo, Ester Galazzi, Riccardo Maranzana, Emanuele Fortunati, Meredith Airò Farulla, Caterina Benevoli, Chiara Pellegrin, Giovanni Schiavo
adattamento Monica Codena e Paolo Valerio
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
luci Gigi Saccomandi
musiche Oragravity
video Alessandro Papa
movimenti di scena Monica Codena
regia Paolo Valerio
produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Goldenart Production

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