IO SONO. SOLO. AMLETO @Teatro Cantiere Florida. Tutto il resto è silenzio

Un Dittico di Marco Cacciola autore e interprete di FARSI SILENZIO (recensito da Gufetto nel 2018) a Il Lavoratorio e di IO SONO. SOLO. AMLETO. al Teatro Cantiere Florida: una due giorni di maratona teatrale dell’attore insieme a Marco Mantovani con le due produzioni Elsinor in successione ravvicinata.

IO SONO. SOLO. AMLETO. e FARSI SILENZIO

FARSI SILENZIO di e con Marco Cacciola
FARSI SILENZIO di e con Marco Cacciola

Firenze ospita due performance di Marco Cacciola, con l’accompagnamento sonoro e video in diretta di Marco Mantovani, dal sapore profondamente diverso. Atmosfera raccolta e intima per il racconto sussurrato in cuffia del viaggio esistenziale di FARSI SILENZIO, un teatro originario da cantastorie per un piccolo gruppo di spettatori nell’accogliente sala de Il Lavoratorio, per il quale rimandiamo all’articolo su Gufetto. Sul palco bianco e spoglio del Florida invece IO SONO. SOLO. AMLETO. uno spettacolo dinamico e potente, un monologo impegnativo dove si susseguono i personaggi shakespeariani indagati e sviscerati da Cacciola, non solo attraverso le parole del testo ma anche con innesti drammaturgici originali, affondi di senso sugli infiniti temi dell’Amleto. Il sacro del rito teatrale eppure si compie in entrambi i momenti: un uomo solo al centro della scena entra in relazione intima e profonda con chi lo guarda e lo ascolta, col testimone, Orazio – o un pezzo di lui – fino a che tutto il resto è silenzio.

IO SONO. SOLO. AMLETO. In origine è il padre

IO SONO. SOLO AMLETO. Marco Cacciola, foto di Lorenzo Pari
IO SONO. SOLO AMLETO. Marco Cacciola, foto di Lorenzo Pari

Chi è là? Risuona la domanda al fantasma. L’ombra del padre Amleto che incombe sul destino del figlio (che ne eredita anche il nome) risponde a noi, pezzi di Orazio, coloro che restano alla fine, coloro che a mezzo di un microfono con una lunga asta chiedono alla scena vuota: “se possiedi la voce, parlami”. Noi, che abbiamo fame di sapere, che pendiamo dalle labbra dei padri, familiari e sociali, per conoscere la via dei maestri, dei re, buoni o cattivi che siano. E il padre parla, da dentro la terra, ne ha il volto coperto, la mangia, la sputa, la sparge, costruendo una strada segnata dalla morte, un’unica via dritta su cui sembra inevitabile ripetere il rumore dei propri passi disordinati. Si ferma a braccia aperte come un Cristo sacrificale, l’Amleto-Cacciola e guarda davanti al proprio unico e immutabile destino, quello di un manichino manovrato, senza scampo che vive nel Purgatorio di quello strazio dove si ripete all’infinito l’azione. “Vendicami, giura! Ingoia il buio”. Può cambiare il proprio destino questo nuovo Amleto? Può chiedersi se sia più nobile uccidere un padre – già morto – dimenticarlo per crescere, emanciparsi, costruire la propria via, magari perdersi, oppure se sia necessario ereditarne il nome e il destino? Può dubitare se infilare un pezzo di ferro nel corpo di chi ha accanto?

La polifonia di IO SONO. SOLO. AMLETO.

IO SONO. SOLO. AMLETO. Marco Cacciola. Foto di Francesca Di Giuseppe
IO SONO. SOLO. AMLETO. Marco Cacciola. Foto di Francesca Di Giuseppe

Solo in scena Cacciola si muove da una parte all’altra della scena bianca, arredata con solo due grandi bauli mobili e due microfoni, per dare vita con vigore ai passaggi emotivi dei personaggi amletici con repentini cambi di atmosfera. Sentiamo l’affanno della fame d’aria del padre morto; empatizziamo con i dubbi del figlio costretto all’eredità di un padre, che è solo assenza. Si passa dalla tagliente comicità del buffone di corte Polonio, anch’esso padre di figli ribelli, a cui l’autore affida una divertente arringa del difficile ruolo del genitore moderno. A questo si contrappone la struggente scena cadenzata dalle gocce di acqua e dal battito del cuore amplificato, dove la veste bagnata di Ofelia diventa simbolo di un corpo violato: l’immagine di una pietà capovolta dove Amleto-Cristo tiene tra le mani l’amata sindone di cui è carnefice. Infine la violenza sfacciata di Claudio in canottiera bianca, esaltato dalla cocaina e dall’alcol, che prega un dio a cui si è sostituito nel dare morte ad un fratello, un Padre Nostro nei cieli, che non è in terra, che non è padre di nessuno. Resta solo un IO scritto a terra, solo, nudo, spoglio, senza certezze, fragile, un Calibano, un figlio reietto, senza padri a cui rendere la propria esistenza, resta il silenzio sacro.

Trailer IO SONO. SOLO. AMLETO. di e con Marco Cacciola, audio live e video di Marco Mantovani

Visti il 27 gennaio 2024 al Teatro Cantiere Florida e Il Lavoratorio, Firenze

DITTICO MARCO CACCIOLA

IO SONO. SOLO. AMLETO.

di e con Marco Cacciola
drammaturgia a cura di Marco Cacciola e Marco Di Stefano
con testi originali di Marco Cacciola, Lorenzo Calza, Marco Di Stefano, Letizia Russo
audio live e video Marco Mantovani
luci Fabio Bozzetta
assistente alla regia Carlotta Viscovo
produzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale, Residenza Idra
si ringrazia InBalìa/Manifattura K

Trailer FARSI SILENZIO di e con Marco Cacciola, drammaturgia con Tindaro Granata

FARSI SILENZIO

di e con Marco Cacciola
drammaturgia Tindaro Granata e Marco Cacciola
suono Marco Mantovani
produzione Elsinor Centro di produzione Teatrale
con il sostegno di Armunia Centro di residenza artistica Castiglioncello – Festival Inequilibrio
partner tecnico SILENTSYSTEM®

image_pdfSCARICA QUESTO ARTICOLO IN FORMATO PDF