IL TANGO DELLE CAPINERE @Teatro della Toscana. Quando una metafora diventa un mondo

La Fondazione Teatro della Toscana porta al Teatro di Rifredi di Firenze e poi al Teatro Era di Pontedera IL TANGO DELLE CAPINERE (recensito dalla redazione di Bologna), un altro piccolo gioiello di Emma Dante, una metafora che diventa un mondo.

Articolo di Susanna Pietrosanti e Alice Capozza

IL TANGO DELLE CAPINERE: esperienza emozionale

IL TANGO DELLE CAPINERE foto di Rosellina Garbo
IL TANGO DELLE CAPINERE foto di Rosellina Garbo

Assistere a IL TANGO DELLE CAPINERE di Emma Dante è un’esperienza culturale e metaforica, ma soprattutto emozionale. I due protagonisti, Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco (premio Ubu 2021 per Misericordia), anziani ad inizio del lavoro, attivano con un gesto magico (forse inconsapevole?) un rito all’indietro. Si tolgono le maschere bianche gessose e i goffi vestiti, rinunciano all’intralcio fisico dell’età, ritrovano freschezza e agilità roteando all’indietro attraverso anni e avvenimenti, micro e macro-storia, fino al punto d’inizio, l’incontro, la dichiarazione e il dono del carillon. Oggetti comuni e magici, gli emblemi di montaliana memoria, vengono estratti dai bauli verdi (“e così esisti”, attraverso il topo d’avorio posato vicino agli oggetti da toelette, come scrive Montale alla sua Dora e come avviene qui) e velocizzano, rinnovano, fanno saltare di livello l’esplorazione irregolare del passato.

IL TANGO DELLE CAPINERE: il dolore di sopravvivere

IL TANGO DELLE CAPINERE foto di Rosellina Garbo
IL TANGO DELLE CAPINERE foto di Rosellina Garbo

Un orologio segna il tempo nel pendolo sincrono tra i due innamorati, un tempo infinito e istantaneo che nell’attimo del ricordo si dilata per dare spazio ad ogni emozione: lo scrigno miracoloso degli oggetti di una vita può essere aperto per invadere la scena di frammenti a cui aggrapparsi quando il dolore della perdita è così profondo e lacerante da non farti respirare. Ci tocca profondamente tutti il vortice viscerale di Emma Dante perché nessuno è immune, proprio quando l’amore è più forte, dalla paura di sopravvivere all’altro, di restare nel vuoto della solitudine, dalla separazione dall’altra parte di sé. E nel cuore ci scoppia un petardo: tre… due… uno…buon anno, amore mio.

La danza della vita ne IL TANGO DELLE CAPINERE

La metafora della danza (in realtà non metaforica ma reale: poche le parole, costante il movimento dei corpi) sorregge tutta la performance. E non è un pretesto per ricreare una galleria di canzoni celebri, da Natale di De Gregori a E se domani o a Il ballo del mattone. Non è nemmeno un modo dolciastro di insistere su quanto romantico sia l’amore – l’amore comune, quello vero: il passaggio di una pasticca contro la tosse da una mano all’altra, ecco, e questo diventa tutto. È un vero rito. La danza è metafora della vita, quanto lo è la discesa delle scale in un’altra celebre lirica di Montale (‘dandoti il braccio’, tra l’altro). E la danza è teatro, è rito dionisiaco, è un momento di amnesia, di spoliazione di sé, di metamorfosi. Dioniso avanza nel suo cammino attraverso il roteare della danza: il dio che danza, lo chiama Paolo Pecere in un saggio celebre. E i protagonisti scendono nel gorgo dei loro molti ieri attraverso il movimento ipnotico delle loro molte danze, fino al punto in cui danzare diventa saltare così fortemente di dimensione che si va veramente non un po’ più in là, ma Aldilà. Disarticolato, lo scatenato danzatore diventa un corpo molle tra le braccia della sua compagna – la musica finisce, le luci sul soffitto, accese a inizio performance, si spengono in un funeral blue struggente. Il baule vuoto diventa bara. La pentola in cui Dioniso fu smembrato dai Titani? No. Nel nostro mondo, se ‘la musica è finita’, non ci sono resurrezioni.

Visto l’11 marzo 2024 al Teatro Era (Pontedera, Pisa) e il 17 febbraio 2024 al Teatro di Rifredi (Firenze)

IL TANGO DELLE CAPINERE

con Sabino Civilleri, Manuela Lo Sicco
regia Emma Dante
luci Cristian Zucaro
assistente alla regia Daniela Mangiacavallo
produzione Atto Unico
in coproduzione con Teatro Biondo Palermo / Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro di Roma / Carnezzeria / Théâtre des 13 vents, Centre dramatique national Montpellier / MA scène nationale – Pays de Montbéliard
in collaborazione con Sud Costa OccidentalE
coordinamento e distribuzione Aldo Miguel Grompone, Roma
foto Rosellina Garbo, foto di copertina Carmine Maringola

 Di Emma Dante abbiamo recensito su Gufetto anche: PUPO DI ZUCCHERO @Teatro di Rifredi   PUPO DI ZUCCHERO: una riflessione sulla drammaturgia di Emma Dante ESODO @Festival Dei 2Mondi Spoleto

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