IL RIFORMATORE DEL MONDO @Teatro Fabbricone: in attesa della salvifica fine di Bernhard

Si chiude con la Prima Nazionale del nuovo allestimento de IL RIFORMATORE DEL MONDO al Fabbricone la stagione 23/24 “Vita, morte e miracoli” del Metastasio di Prato (produttore insieme alla Compagnia Umberto Orsini). Sul palco Leonardo Capuano, nel doppio ruolo di attore e regista, insieme a Renata Palminiello, sua sodale anche nella vita. Protagonista il testo di Thomas Bernhard del 1979 in cui un ormai anziano professore universitario attende a casa l’arrivo della commissione per la consegna della laurea honoris causa per il suo Trattato sul miglioramento del mondo. Nelle ore di attesa i capricci e le fantasticherie del professore trovano sfogo assecondati dalla sua paziente compagna, pronta ad accoglierlo, ad ascoltarlo e ad accudirlo. In una sola parola ad amarlo, ricambiata a suo modo in un gioco di complicità che passa attraverso l’ironia e il sarcasmo, potenti mezzi con cui il protagonista sembra gabbarsi del mondo, assiso sulla sua poltrona a rotelle.

La libertà sospesa nella scenografia de IL RIFORMATORE DEL MONDO

Leonardo Capuano ne IL RIFORMATORE DEL MONDO (foto di Ilaria Costanzo dalla pagina Facebook del Teatro Metastasio)

E’ un tempo di attesa, non solo prima ma anche all’avvio della messa in scena: sospese nel vuoto sono le finestre distribuite ai lati dello spazio così come sospeso sugli anelli è il professore, funambolicamente raccolto dalla donna – la compagna, forse la moglie, sicuramente colei che lo ama –  sulla poltrona a rotelle, pronto per l’ingresso in scena al ritmo di un irresistibile reggae. Una seconda poltrona in angolo e tre cassapanche completano una scenografia essenziale ma estremamente funzionale, efficace per non perdere ritmo negli scambi tra i protagonisti. Non usciranno infatti mai dal loro recinto pur muovendosi con libertà e disinvoltura al suo interno, quasi giocando dentro una dimensione domestica da cui sembrano guardare e giudicare il resto del mondo: il professore, pontificando dall’alto del suo trono, re nudo – in apertura letteralmente in mutande – si abbandona ad un flusso di pensiero e di ragionamento pressoché ininterrotto richiedendo con insistenza e a fasi alterne l’attenzione della donna, che lo asseconda con apparente remissività e sostanziale affetto mentre si sceglie l’abito per l’imminente premiazione accademica a domicilio.  

Nel “trattato” La drastica ricetta di Bernhard

Scena de IL RIFORMATORE DEL MONDO (foto di Ilaria Costanzo dalla pagina Facebook del Teatro Metastasio)

Il pranzo, a suo giudizio immangiabile, l’indigeribilità delle seppie, lo sprezzo per la Svizzera come meta vacanziera, al pari di Treviri: come il refrain di un disco rotto ritornano le parole del professore mentre resta sospeso sulla sua poltrona, un pulpito dal quale sembra continuare ad insegnare, conferenziere sopraffino osannato per la sua opera. Quel Trattato sul miglioramento del mondo gli è valso la laurea honoris causa da un entourage, quello accademico ufficiale, che dimostra di non aver compreso – forse neanche letto – il suo tomo, sempre lì in bella vista sul palco per il pubblico. L’unica ricetta, infatti, per salvare il mondo, secondo lui, è l’eliminazione della specie umana, minaccia inequivocabile per il pianeta che ha l’onere di ospitarla. “Credevamo fosse una commedia ed invece è una tragedia”, e stavolta l’eroina destinata alla drammatica fine siamo noi, accademici compresi.

IL RIFORMATORE DEL MONDO: un pazzo assennato

Leonardo Capuano ne IL RIFORMATORE DEL MONDO (foto di Nicolò Feletti)

Nell’anno in cui, per pura coincidenza, si celebra il centenario della nascita di Franco Basaglia, le sue elucubrazioni continue, che non raramente strappano una risata per il tono un po’ capriccioso un po’ sarcastico, fanno del professore un personaggio estremamente moderno che non stenteremmo a definire “pazzo” secondo la logica prevalente. Parzialmente sotto l’effetto dei farmaci che assume con frequenza sempre maggiore, seguiamo i preparativi per la premiazione e riusciamo ad orientarci, battuta dopo battuta, nei suoi gangli cerebrali. Bernhard ci accompagna – nonostante i tagli eseguiti sull’originale in questo allestimento – in un mondo più reale di quanto immaginiamo dove “se restiamo dove siamo, si diventa pazzi lo stesso”. Se proprio dobbiamo destinarci all’estinzione per il bene del mondo, facciamolo però liberandoci delle sovrastrutture e togliendoci qualche sassolino.   

coprotagonista e anti-eroina: la donna AL CENTRO

Per prendersi gioco del mondo, però, serve un complice o ancora meglio una complice pronta ad agire, braccio esecutore che dispone, mette, toglie, fa e disfa, in un flusso altrettanto continuo e regolare: il pensiero vagante e disorientante del professore si intreccia con la corporeità della donna che gli è accanto, perlopiù silenziosa e instancabilmente operosa. Con il potere dello sguardo e dell’amore che ci si legge dentro, riesce a condurre segretamente il gioco così come è abile nello spingere da una parte all’altra la poltrona di pelle dell’uomo cui ha deciso di accompagnarsi con dedizione.

Renata Palminiello in una scena de IL RIFORMATORE DEL MONDO (foto di Ilaria Costanzo dalla pagina Facebook del Teatro Metastasio)

Non una serva remissiva quindi, ma un’anti-eroina che nell’ascolto attento e amorevole ha trovato la chiave per sopravvivere in un mondo, quello di Bernhard così come il nostro oggi, in cui spesso ci poniamo sulla nostra poltrona, pronti a giudicare tutto e tutti come monadi iper-comunicanti a senso unico. La volontà di restare quasi in disparte, i gesti fugaci, talvolta rubati, aiutano la donna a crearsi una propria intimità, una propria dimensione in quello spazio che, sulle sue rotelle, è riempito solo ed esclusivamente dal professore, seppur dipendente dalla volontà di lei che sempre dirige e dispone. Ogni sua sfumatura parla più di mille parole mentre il suo corpo ed il suo abbigliamento sembrano chiederci di non guardarla, di non considerarla, con la loro, nondimeno eloquente, insignificanza.    

Uno sguardo sarcastico sul mondo

Sempre sotto i riflettori nella fissità delle luci diffuse che illuminano la stanza, gli attori sul palco hanno  dimostrato una grande complicità che ha saputo esprimersi in tutte le forme della comunicazione: fisica nei contatti e nei palpeggiamenti quando il professore “insidia” la donna con subitanea voluttà; verbale nei pochi momenti in cui lui le lascia spazio di risposta; sensoriale negli scambi di sguardi e di sensazioni che compensano il flusso orale del professore diventando attimi profondamente eloquenti e significativi. Una sintonia che esprime il suo massimo quando arriva l’immaginaria compagine accademica, idealmente seduta su pesanti poltrone che la donna è costretta a muovere ripetutamente assecondando i capricci dell’uomo: ci si gabba di quella rappresentanza con sarcasmo, quasi con compassione, tra il serio e il faceto, forti di quel patto di affetto che i due hanno indissolubilmente sottoscritto.  

IL RIFEORMATORE DEL MONDO: la Storia e le sue capacità digestive

La Storia ha saputo digerire tutto; ha uno stomaco di ferro”: chissà se Bernhard aveva però messo in conto il dilagare dell’analfabetismo funzionale degli accademici, vero cancro della iper-comunicazione odierna in cui, qualora si presentassero, non saremmo in grado di comprendere le ricette salvifiche che i riformatori del mondo possono fornirci. Seppur i medicinali possano risultare più drastici della malattia, continuiamo a parlarci addosso incapaci di ascoltare anche noi stessi. Allora ecco che la nostra speranza va riposta nella nostra protagonista che invece resta resistentemente in ascolto, eroina dei giorni nostri: la donna non riceverà nessuna laurea honoris causa ma avrà saputo interpretare il nostro presente e magari, nella sua infinita pazienza, saprà anche portare un buon digestivo alla Storia che forse prima o poi si stancherà di digerire tutto.

Visto al Teatro Fabbricone (Prato) l’8 maggio 2024

IL RIFORMATORE DEL MONDO

di Thomas Bernhard
traduzione Roberto Menin
regia Leonardo Capuano
con Leonardo Capuano, Renata Palminiello
con le voci di Andrea Bartolomeo, Andrea Macaluso e Mariano Nieddu
aiuto regia Andrea Bartolomeo
assistente ai movimenti di scena Paola Corsi
sound designer Francesco Giubasso
scene e costumi Andrea Bartolomeo, Leonardo Capuano e Renata Palminiello
light designer Gianni Staropoli
produzione Teatro Metastasio di Prato/Compagnia Umberto Orsini s.r.l
copyright Suhrkamp Verlag AG Berlin per gentile concessione dell’Agenzia Danesi Tolnay
PRIMA NAZIONALE

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