I RAGAZZI IRRESISTIBILI, L’INTERPRETAZIONE DEI SOGNI @Teatro della Pergola: stare sull’orlo dell’abisso e non cadere

I grandi nomi del teatro italiano fanno il tutto esaurito alla Pergola di Firenze. Due artisti di lungo corso Umberto Orsini e Franco Branciaroli sono I RAGAZZI IRRESISTIBILI del noto drammaturgo Neil Simon in un allestimento da classica commedia americana diretto da Massimo Popolizio. Stefano Massini conclude la tournée de L’INTERPRETAZIONE DEI SOGNI col suo pubblico fiorentino (dopo il successo della scorsa stagione recensito su Gufetto) per trasportarci nel multiforme mondo onirico ispirato dagli scritti del padre della psicanalisi Sigmund Freud.

I RAGAZZI IRRESISTIBILI: la classe non è acqua

I RAGAZZI IRRESISTIBILI, foto di Nicolò Feletti
Umberto Orsini e Franco Branciaroli I RAGAZZI IRRESISTIBILI, foto di Nicolò Feletti

Umberto Orsini e Franco Branciaroli sono attori di una generazione che ha fatto del teatro un mestiere di artigianato coltivato nel tempo, diventando due giganti del palco (come anche sul grande e sul piccolo schermo) dove hanno collaborato con vere e proprie istituzioni da Ronconi a Fellini a Carmelo Bene e molti altri, scrivendo la storia della recitazione del secondo novecento italiano. Si confrontano, diretti dal collega e amico Massimo Popolizio, con Neil Simon, uno dei massimi esponenti della drammaturgia di Broadway, ne I RAGAZZI IRRESISTIBILI, pièce del 1972 che ha visto anche una versione cinematografica di Herbert Ross con Walter Matthau e George Burns, e una televisiva con due star come Woody Allen e Peter Falk nel 1995. Branciaroli e Orsini ben si adattano ad interpretare Willy e Al: due mezze celebrità, oggi fuori carriera, che dopo una vita di coppia artistica si trovano costretti a rifare il loro vecchio sketch per la tv. Ormai sono attori stanchi, anziani, divorati dalle incomprensioni e dalla malevolenza l’uno per l’altro, eppure ancora legati, dipendenti dall’approvazione reciproca, incatenati ai ruoli del passato da cui non sanno staccarsi. Questa sottile malinconia che si incunea nello spettatore è tuttavia sommersa dal ritmo della commedia classica americana, con i dialoghi brillanti, il divertente ripetersi di battute-tormentone, gli sguardi al pubblico a sottolineare la comicità delle trovate, le pause clownesche dei personaggi. Assistiamo ad una performance classica affidata soprattutto ai due attori protagonisti, a discapito anche dei colleghi di palco (da segnalare la prova di Flavio Francucci nel ruolo di un convincente nipote, artefice dell’incontro). I due mattatori della scena recitano alla vecchia maniera senza amplificazione (nonostante la sala molto ampia), sanno bene come funziona il pubblico e lo conquistano con maestria giocando spesso tra la finzione e la realtà “io so cosa fa ridere la gente: le parole con la z”. Costruiscono personaggi per i quali buffamente s’invecchiano oltre le loro già venerande età rendendo Willy (Branciaroli) più svampito, sciatto, un brontolone di città, rinchiuso nella stanza d’albergo in cui vive, solo e abbandonato ad eccezione del nipote impresario che gli fa visita una volta a settimana. Al è più elegante, ma anche insicuro con una voce pungente da saputello quasi in falsetto, claudicante e instabile col bastone (il novantenne Orsini che a fine spettacolo vediamo bellamente sgambettare nel foyer del teatro).

I RAGAZZI IRRESISTIBILI: oltre la commedia

I RAGAZZI IRRESISTIBILI, foto di Nicolò Feletti
I RAGAZZI IRRESISTIBILI, foto di Nicolò Feletti

La commedia americana con le risate che scrosciano nella sala piena sa affacciarsi sull’orlo dell’abisso senza cadere: Al e Willy sono due vecchie glorie a cui Orsini e Branciaroli donano non solo la verve comica, ma anche i risvolti drammatici restando comunque sempre leggeri e nel registro dell’intrattenimento. Si prendono in giro per le manie e le fissazioni di quel mondo del teatro di cui fanno parte, il gossip delle rivalità dello spettacolo. Ma adesso che i due protagonisti sono un pezzo avanti sul viale del tramonto, si guardano con tenerezza e pietà nel bisogno di restare attaccati al proprio vitale mestiere – “se smetto sono morto” – per la paura della perdita di dignità che portano con sé la vecchiaia e la malattia. I litigi della coppia di vecchi ex amici sono fatti di niente, sono ripicche e rancori vuoti di senso, specchio delle idiosincrasie moderne a cui diamo inutilmente peso. I due attori hanno trascorso una vita di ripetizione di se stessi nella finzione scenica così come nella vita, tanto che quando recitano ancora una volta il famigerato numero comico del dottore, le loro voci suonano così fasulle da risultare fastidiose. Cita Beckett (Finale di partita) e addirittura Čechov (Il canto del cigno) nelle note di regia, Popolizio, anche se la messa in scena non approfondisce mai i temi che accenna allo spettatore divertito. Del testo di Neil Simon, preso per integrale, sentiamo tutta la sua età nelle battute grevi e sessiste che caratterizzano il numero comico proposto per la televisione, il cui set è riprodotto con le luci bianche e i mobili dell’epoca come richiede la commedia. Aderente all’originale anche la scenografia di Maurizio Balò curata in ogni dettaglio nelle altissime pareti della camera del residence di Willy riprodotta nei particolari realistici. Dietro una porta si scorgono il corridoio o i mobili della cucina, la finestra alla parete è opaca e sporca, la decrepita carta da parati si stacca, la vecchia tv non funziona e il letto solitario sta al centro della scena: elementi esterni che rimandano alla condizione dei personaggi. Anche i cambi scena sono gestiti in modo tradizionale: i passaggi in semibuio con un’allegra musichetta hollywoodiana e ancora il buon vecchio intervallo a sipario chiuso tra i due atti di quasi un’ora ciascuno. Sicuramente una lezione di grande teatro classico che ha soddisfatto l’abituale pubblico della Pergola.

L’INTERPRETAZIONE DEI SOGNI: Massini guarda l’abisso dell’inconscio

L'INTERPRETAZIONE DEI SOGNI, foto di Filippo Manzini
Stefano Massini, L’INTERPRETAZIONE DEI SOGNI, foto di Filippo Manzini

“C’è sempre qualcosa di terribile e al tempo stesso splendido nell’attimo in cui decidi di guardarti dentro”. Il grande occhio mutante che campeggia sul fondale scruta il pubblico de L’INTERPRETAZIONE DEI SOGNI. Non sappiamo se subire il fascino dell’eloquenza narrativa della voce di Stefano Massini sulle seducenti note del violino di Rachele Innocenti, o aver paura della spirale di parole indagatrici che ci attende, come ne aveva la giovane cameriera di Freud intimorita da quel “ladro di sogni che entra nella testa della gente attraverso un occhio” (come dice la figlia di Sigmund). Qui è iniziata la tournée nella scorsa stagione, e qui si chiude come un cerchio con le ultime date al Teatro della Pergola per un tutto esaurito che celebra Massini come autore e narratore di successo (unico italiano vincitore del Tony Award, l’Oscar del teatro americano per Lehman Trilogy nel 2022 e volto ancora più noto per la televisione). Il suo fiume di parole, accompagnato dalle suggestive musiche di Enrico Fink di ispirazione yiddish (a richiamare le origini ebraiche di Freud) suonate dal vivo da Rachele Innocenti, Saverio Zacchei e Damiano Terzoni (che avremmo voluto ascoltare anche in assolo), ci racconta la genesi e l’evoluzione del saggio Die Traumdeutung che, pubblicato alla soglia del nuovo secolo (1899), ha sancito un cambiamento epocale nella coscienza personale e collettiva contemporanea. Perché sogniamo? Che significa “questo teatro che appena chiudo gli occhi apre il sipario”? Il sogno per Freud è la manifestazione di istinti e desideri repressi durante la veglia dalla censura della ragione, dominata dalle regole sociali: la rappresentazione onirica del desiderio latente ci appare mascherata attraverso simboli e codici di cui dobbiamo decifrare il reale significato. Fin dai tempi più remoti il sogno affascina l’umanità, che ne ha fatto oggetto di culto e di studio: ogni epoca e ogni cultura si è interrogata su quale sia l’origine e il senso dei sogni, attribuendogli proprietà divinatorie, chiaroveggenti o terapeutiche. I sogni sono immagini complesse che racchiudono pensieri, ricordi, idee, pulsioni, aspirazioni, che nel racconto di Massini sono rappresentati dalle opere pittoriche in bianco e nero di Walter Sardonini e dalle maschere di Elena Bianchini. Come i sogni hanno confini incerti e ruoli non definiti, così la narrazione procede in modo non lineare, in un viaggio dall’esterno all’interno e viceversa: si passa dagli aneddoti di vita di casa Freud, ai sogni dello stesso medico, a incontri coi colleghi o coi pazienti. I racconti che come scatole cinesi rimandano ad un’intuizione precedente o ad una scoperta successiva senza necessariamente svelarne la consequenzialità, e lo stesso Massini passa senza soluzione di continuità da interprete in prima persona di Sigmund Freud, a narratore esterno e distaccato, fino ad essere semplicemente Stefano stesso, il paroliere incantatore.

L’INTERPRETAZIONE DEI SOGNI: il teatro è sogno

L'INTERPRETAZIONE DEI SOGNI, foto di Filippo Manzini
Stefano Massini, L’INTERPRETAZIONE DEI SOGNI, foto di Filippo Manzini

Il sogno è una follia, seppur misurata nel tempo stretto del sonno in cui può esprimersi prima di dileguarsi con l’arrivo del giorno, “il pazzo è un sognatore da sveglio”, scriveva Freud. Il teatro si colloca nella stessa dimensione ambigua e simil-onirica dove attraverso l’immaginazione si possono esplorare universi, dove tempo e spazio prendono nuovi significati. “Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita” dice Prospero ne La tempesta di Shakespeare. I sogni sono il nostro teatro, il personale poema dove ciascuno di noi ha l’occasione di essere Dante (del resto anche l’Alighieri sogna nella seconda Cantica). Quell’unico palcoscenico, dove siamo contemporaneamente autori, attori, registi e spettatori, è capace di emozionarci, spaventarci, farci ridere o riflettere sulla nostra condizione umana. Il teatro e il sogno hanno così una funzione metamorfica e catartica: troviamo nelle pieghe della narrazione onirica di Massini i temi universali, le paure e le ansie di sempre, la guerra, l’amore, il tradimento, la fragilità, la solitudine, il tempo che passa, la morte. Come sulla scena ogni dettaglio è importante, attraverso il linguaggio onirico, simbolico e mascherato, ogni figura o oggetto che appare è in realtà una rappresentazione simbolica di qualcos’altro, la cui interpretazione non è mai univoca, ma può presentare significati molteplici, per cui decifrare i codici onirici o teatrali può essere complesso. Sono entrambe esperienze trasformative che ci permettono di ampliare la consapevolezza di noi stessi e del mondo, perché rendono rappresentabile e pensabile l’indicibile e il fantastico, che sia dramma, tragedia o poesia. Teatro e sogno esistono a prescindere dalla volontà, dalla cultura, dalla politica, sono innati e connaturati all’umanità per dare spazio al desiderio, all’immaginazione e alle diverse possibilità dell’essere. Nessuno può impedirci di sognare.

Visti il 13 marzo 2024 (I RAGAZZI IRRESISTIBILI) e il 27 marzo 2024 (L’INTERPRETAZIONE DEI SOGNI) al Teatro della Pergola, Firenze

I RAGAZZI IRRESISTIBILI

di Neil Simon
traduzione Masolino D’Amico
con Umberto Orsini, Franco Branciaroli
e con Flavio Francucci, Chiara Stoppa, Eros Pascale, Emanuela Saccardi
scene Maurizio Balò
costumi Gianluca Sbicca
luci Carlo Pediani
suono Alessandro Saviozzi
regia Massimo Popolizio
produzione Teatro de Gli Incamminati, Compagnia Orsini, Teatro Biondo Palermo
in collaborazione con CTB Centro Teatrale Bresciano, AMAT Associazione Marchigiana Attività Teatrali e Comune di Fabriano

L’INTERPRETAZIONE DEI SOGNI

liberamente ispirato e tratto dagli scritti di Sigmund Freud
di Stefano Massini
scene Marco Rossi
luci Alfredo Piras
opere pittoriche Walter Sardonini
musiche Enrico Fink
eseguite da Saverio Zacchei trombone e tastiere, Damiano Terzoni chitarre, Rachele Innocenti violino
contributo in voce e video Luisa Cattaneo
costumi e maschere Elena Bianchini
produzione Teatro della Toscana, Teatro Stabile di Bolzano, Teatro di Roma
in collaborazione con Piccolo Teatro di Milano / Teatro d’Europa

Stefano Massini è recensito su Gufetto anche in ALFABETO DI STEFANO MASSINI @PARCO CORSINI DI FUCECCHIO. L’OSSIMORO DELLE EMOZIONI e in BUNKER KIEV @TEATRO DELLA PERGOLA: NEL SOTTERRANEO DELLE NOSTRE COSCIENZE

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