FRANKENSTEIN: le POVERE CREATURE di Motus

Al Teatro Cantiere Florida il festival di teatro contemporaneo Materia Prima 24 a cura di Murmuris ha aperto con lo spettacolo di Motus (ovvero il duo creativo Daniela Nicolò e Enrico Casagrande) FRANKENSTEIN (a love story), complessa e affascinante rielaborazione del romanzo di Mary Shelley in venti quadri scenici che intrecciano i monologhi dei tre personaggi: la giovane e tormentata scrittrice (Alexia Sarantopoulou), lo scienziato (Silvia Calderoni) e la Creatura (lo stesso Casagrande, di nuovo in scena dopo alcuni anni). Negli stessi giorni il visionario film POVERE CREATURE! (Poor Things) di Yorgos Lanthimos, anch’esso ispirato a Frankenstein, già vincitore del Leone d’oro alla Mostra di Venezia, si aggiudica nella notte degli Oscar la statuetta a Emma Stone per il ruolo protagonista di Bella Baxter, oltre ai premi per trucco, costumi e scenografia. Similitudini e differenze tra le due formidabili “creature artistiche” entrambe originali e sorprendenti.

FRANKENSTEIN / POVERE CREATURE: il prodigioso monstrum

Si augura Mary Shelley in FRANKENSTEIN che tutte le sue mostruose creature possano prosperare (“my hideous progeny go forth and prosper”): che sia il suo gotico romanzo, la Creatura senza nome e senza verbo, l’utopica aspirazione di sconfiggere la morte del dottor Frankenstein; o forse tutte le figure figlie della rivoluzionaria idea di concepire mostri. Ipotesi ben più sovversiva di quanto la stessa scrittrice potesse immaginare in quell’anno senza estate del 1816, quando il sole fu oscurato delle nubi per l’eruzione del vulcano indonesiano Tambora. Nella letteratura, nel teatro e in tutta l’arte seguirà una prospera progenie di corpi fantastici, orribili e affascinanti, di esseri artificiali, alieni, mutanti, animati e rianimati, di corpi mostruosi, di cyborg e realtà virtuali, che sono la celebrazione più autentica del prodigio della creazione, del monstrum, nel suo originario significato. Nella poetica di Motus c’è da sempre l’indagine e la esaltazione dei corpi non conformi, della diversità come valore, basti pensare al potente spettacolo cult MDLSX, con la stessa attrice Silvia Calderoni, ormai stabile nel lavoro di ricerca della compagnia.

Frankenstein (a love story) teaser

Anche POVERE CREATURE è tratto da un romanzo, Poor Things (titolo originale del film) di Alasdair Gray che chiaramente si ispira alla stessa tradizione gotica di FRANKENSTEIN, richiamata già dalle prime immagini in bianco e nero, riprese da un grandangolo, iconografia in stile vittoriano dei tanti adattamenti della intramontabile storia. Il dottor Godwin (cognome originale di Mary Shelley, nata Wollstoncraft Godwin) – o anche God – Dio (non a caso), ridona vita alla sua creatura Bella, che si muove in modo meccanico e sgraziato, ma soprattutto suscita stupore e scandalo per il suo comportamento fuori dalle convenzioni sociali “che magnifico ritardo!”. Ma sono tutti mostri: lo stesso God frutto di esperimenti del padre, rappresentato con lo spigoloso volto di Willem Dafoe solcato dalle cicatrici: “negli altri ho suscitato sempre orroe e pietà”; così come ogni strampalato personaggio che incontra la protagonista a partire dall’amante Duncan (Mark Ruffalo) o la maîtresse (Kathryn Hunter).

Povere Creature! trailer

POVERE CREATURE / FRANKENSTEIN: evoluzione e coscienza

Silvia Calderoni in FRANKENSTEIN (A LOVE STORY)
foto di Andrea Macchia

“Il mostro che abita in me” titola uno dei capitoli di Motus, aprendosi a infiniti significati. Ma il monstrum è il prodigio della sua stessa evoluzione.

POVERE CREATURE testimonia la crescita, la consapevolezza di sé e conoscenza del mondo attraverso tappe di un viaggio fisico e interiore di Bella, non dissimile da quello compiuto dalla Creatura e dallo stesso Frankenstein: “C’è un mondo da assaporare, circumnavigare. È l’obiettivo di tutti fare progressi, crescere…”. Il dolore muove la coscienza di Bella: “dobbiamo sperimentare ogni cosa. Non solo il bene, ma anche il degrado, la tristezza… così possiamo conoscere il mondo. E quando conosciamo il mondo, allora il mondo è nostro”. Lanthimos capovolge il racconto in senso positivo, gioioso, umano e socialista, come il romanzo di Gray.

La Creatura di FRANKENSTEIN deforme e orribile alla vista, abbandonata dal suo stesso creatore che ne ha ribrezzo e paura, imparerà da sola a parlare, a capire, ma poi anche a desiderare e amare. Sarà il dolore di comprensione della propria mostruosità, un dolore incolmabile della propria esclusione dalla società, a portarla ad uccidere e vendicare l’infelice esistenza. FRANKENSTEIN di Motus raccoglie e intreccia la profonda tristezza di Mary Shelley con il suo romanzo, in un gioco di scatole cinesi, amplificandone la portata in termini universali: “Io contengo Victor che contiene la Creatura, che contiene Mary Shelley, che contiene Victor, che contiene la Creatura”. Appena entrata in scena Alexia Sarantopoulou coperta da leggeri veli, punta alla bocca una pistola di ghiaccio, che poi mangia a pezzi; nel rumore amplificato del morso sentiamo la portata della sua depressione, richiamata in più riferimenti nello spettacolo: la madre morta di parto, gli aborti, la perdita prematura della figlia, la tormentata relazione amorosa. “Chi è la preda e chi il predatore? Dove finisco io e dove inizia la creatura?” Si domanda Mary nel filo dei pensieri espressi con voce sempre sussurrata, al limite della morte.

Amore, dolore e libertà di Bella Baxter e la Creatura

FRANKENSTEIN (A LOVE STORY) foto di Margherita Caprili

L’inevitabilità del dolore, la malvagità umana, il disprezzo per se stessi, il desiderio di morire pervadono FRANKENSTEIN (a love story) e bloccano nel gelo dei ghiacci anche gli spettatori, come gli stessi personaggi che finiscono per incontrarsi solo al Polo Nord. Ascoltiamo il toccante monologo finale di Casagrande: sono tutti feriti nel corpo e nell’anima, segnati da cicatrici lungo la schiena. C’è un unico contatto possibile fatto di amore e di odio, appoggiato sul canto di violini e suoni rozzi e inarticolati, frutto di quel costante studio del linguaggio, che arriva fino alla parola amore e alla parola dolore. Non a caso il progetto di Motus si compone di un dittico: a FRANKENSTEIN (a love story) seguirà FRANKENSTEIN (a history of hate). Il bisogno di amare, profondamente, di scoprire se stesso attraverso l’altro sta nella singolare richiesta del mostro: avere dei simili, altri con cui identificare la propria diversità, per divenire umanità. Ecco che la maschera mostruosa si può finalmente moltiplicare nella trasformazione da odio ad amore.

In POVERE CREATURE la storia di Shelley è ribaltata: la repulsione di Frankenstein per l’essere a cui ha dato vita, diventa l’amore profondo di Godwin per la sua creatura, che protegge, educa e accompagna come un padre; ma capace anche di lasciarla andare per la sua crescita. Sta nella libertà di scelta la possibilità di riscatto di Bella Baxter e del genere umano, nel libero arbitrio esercitato per il bene, nella possibilità di infrangere o deformare il comune senso del pudore, a favore dell’indipendenza e dell’emancipazione (non solo femminile). Bella è un “essere nuovo”, un esperimento in ambiente controllato di cui sovverte le regole, come nella scena del ballo: Emma Stone danza sguaiatamente, libera, autonoma, non codificata, mentre Duncan, vittima del giudizio sociale, cerca costantemente di riportarla nel proprio schema, di condurla invano, finendo ironicamente vittima di se stesso. È la figura esemplare della stessa Shelley ad essere evocata in questa raffigurazione: una giovane donna scrittrice, e per di più di un genere gotico prettamente maschile, tanto che firmò il romanzo col nome del marito e a lungo non ne fu ritenuta l’autrice.

La morte generatrice di FRANKENSTEIN / POVERE CREATURE

scena iniziale di POVERE CREATURE!

La potente immagine del volo suicida dal ponte della protagonista del film, avvolta nell’elegante vestito blu stagliato nel cielo tempestoso di Londra, richiama il leggendario momento generativo del romanzo, quella notte terribile di novembre in cui nacque l’idea di Frankenstein, dopo un tormentato sogno di mostri della scrittrice. La morte è essa stessa potenza creatrice, dal cadavere si genera la vita, dall’incubo sboccia la poesia, dal dolore si dirama la possibilità di amare. “Per comprendere la vita bisogna spezzarla, creare è distruggere, io posso tutto!” afferma con entusiasmo creativo Silvia Calderoni nel ruolo del dr. Frankenstein, in uno stato di esaltazione scientifica, galvanizzata, elettrizzata, mentre la scena si illumina dei fulmini generatori. Le voci si distorcono nei microfoni gestiti dagli stessi attori; così come le scene di teli plastici che si muovono grazie a corde e tiranti, diventando simbolicamente ogni scenario: studio, casa, rifugio, prigione, vele in mare, montagne, ghiacci. Nessun colore, nessuna fantasia pop, in contrasto con le fiabesche scenografie surreali di POVERE CREATURE, fatte di strade ciottolate e case che sembrano di marzapane, ambientazioni straordinarie, esagerate e fumettistiche, cariche di una sovraesposizione visiva dei luoghi visitati (Lisbona, Parigi, Londra), degne dei dipinti di Egon Schiele o Francis Bacon.

“C’est formidable” (Bella Baxter)

FRANKENSTEIN (A LOVE STORY) – MOTUS

ideazione, regia Daniela Nicolò, Enrico Casagrande
con Silvia Calderoni, Alexia Sarantopoulou, Enrico Casagrande
drammaturgia Ilenia Caleo
adattamento e cura dei sottotitoli Daniela Nicolò
traduzione Ilaria Patano
assistenza alla regia Eduard Popescu
disegno luci Theo Longuemare
ambienti sonori Enrico Casagrande
fonica Martina Ciavatta
grafica Federico Magli
video Vladimir Bertozzi
produzione Francesca Raimondi
organizzazione, logistica Shaila Chenet, Matilde Morri
promozione Ilaria Depari
comunicazione Dea Vodopi
distribuzione internazionale Lisa Gilardino
ufficio stampa comunicattive.it
produzione Motus con Emilia Romagna Teatro ERT – Teatro nazionale, TPE – Festival delle Colline Torinesi, Kunstencentrum VIERNULVIER, Kampnagel
residenze artistiche ospitate da AMAT & Comune di Fabriano, Santarcangelo Festival, Teatro Galli-Rimini, Centro di residenza dell’Emilia-Romagna L’arboreto – Teatro Dimora | La Corte Ospitale, Rimi-Imir, Berner Fachhochschule
con il sostegno di Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna

POVERE CREATURE! POOR THINGS!

2023, Irlanda, Gran Bretagna, USA
regia di Yorgos Lanthimos
con Emma Stone, Mark Ruffalo, Willem Dafoe, Ramy Youssef, Jerrod Carmichael, Margaret Qualley, Christopher Abbott, Kathryn Hunter, Damien Bonnard, Roderick Hill, John Locke, Jeremy Wheeler
sceneggiatura Tony McNamara
fotografia Robbie Ryan
montaggio Yorgos Mavropsaridis
musiche Jerskin Fendrix
produzione: Searchlight Pictures, Element Pictures, Film4
distribuzione The Walt Disney Company Italia

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