FEMININUM MASKULINUM @Saloncino Paolo Poli: la fuga degli artisti dalla tirannia

FEMININUM MASKULINUM, il nuovo spettacolo di Giancarlo Sepe, prodotto da Teatro della Toscana e in scena al Saloncino Paolo Poli del Teatro della Pergola di Firenze, ci immerge nell’atmosfera della Germania durante l’ascesa di Hitler, mostrandoci le vite degli intellettuali ribelli e accordati con il clima di emancipazione culturale, sessuale e politica promessa dalla Repubblica di Weimar. Una potente coreografia teatrale in cui le musiche di Davide Mastrogiovanni | Harmonia Team, le scene di Carlo Marino, i costumi di Lucia Mariani e il disegno luci di Javier Delle Monache contribuiscono ad evocare lo spirito di chi non ha permesso alla tirannia di erodere la fiducia nella vita, incarnando all’unisono quanto condensato nelle note di regia dello stesso Sepe: «Sarebbe bello essere sé stessi e rimanere in un posto qualunque senza agguati o soprusi da sopportare».

FEMININUM MASKULINUM: rapide immagini dal Buio della Storia

Femininum Maskulinum, foto di Manuela Giusto

FEMININUM MASKULINUM è uno spettacolo che procede per immagini rapide, vorticanti, che emergono brevemente dal buio della Storia per poi sprofondarvi di nuovo dentro. Prende avvio da un quadro che sembra quasi racchiudere in sé l’atmosfera che ci accompagnerà fino alla fine: due corpi distesi, rilassati, comodi nel proprio spazio, che scoprono con fastidio di essere ridotti a due etichette – le stesse del titolo – e si ripiegano su sé stessi. Lo spettacolo ideato da Giancarlo Sepe parla, infatti, di ricerca di spazi da abitare liberamente, con gioia, e delle ombre che li minacciano e li assediano. Il contesto, il “theatre” di questi eventi è quello scritto in un angolo del fondale: il secolo è il Novecento, gli anni quelli compresi tra il 1929 e il 1936. In quel breve periodo la Germania passa dalle promesse di libertà politiche, culturali, sessuali e di genere della Repubblica di Weimar alla loro rapida messa al bando, dopo l’ascesa al potere di Hitler nel 1933, rappresentata da Sepe con l’innalzarsi di un’ombra nera colossale, che inghiotte tutto ciò che tocca. Il regista mostra al pubblico lo scorrere carsico della vitalità di chi desidera semplicemente essere sé stesso e il suo riemergere luminoso anche attraverso le peggiori oppressioni. Così accade sulla scena, popolata da ritrovi di ragazzi leggeri e spensierati, fugaci attimi di complicità tra giovani amanti, canti gioiosi e balli sfrenati. Le immagini si susseguono velocemente, nella penombra di un incrocio di strade senza nome, che si trasforma – con il solo ausilio di una scritta luminosa – nell’edificio e sede radiofonica Rundfunk. Da qui si presentano al pubblico Thomas Mann, Nobel per la letteratura nel 1929 che resiste ancora per tre anni prima di fuggire in America con la moglie Katia, ebrea di nascita, e il regista Billy Wilder, ebreo austriaco che a Berlino era riuscito a iniziare la sua carriera, osservando la società nelle ballsaal come ballerino per donne sole. Anch’egli, però, nel 1934 deve lasciare la Germania per raggiungere l’America. Sul fondale anche la scritta Pfeffermühle, il macinapepe, nome che Thomas Mann aveva donato al cabaret della figlia Erika, omosessuale, come il padre e il fratello Klaus.

FEMININUM MASKULINUM: Il grande Altrove americano

Femininum Maskulinum, foto di Manuela Giusto

Il grande altrove evocato sulla scena quasi infernale, opera di Carlo De Marino, è l’America, dipinta come terra dove tutto è possibile, che è riuscita ad incarnare quella grandezza che Hitler voleva per la Germania, dipingendosi paese della libertà individuale. Del grande avversario oltreoceano ci vengono, però, mostrate anche le storture: pure Al Capone si presenta sulla scena. All’America l’Hitler di Sepe guarda con ammirazione. È un dittatore disorientato quello che si muove sulla scena di FEMININUM MASKULINUM: ne possiamo percepire la smania di controllo e di potere, ma lo vediamo stringere la bandiera a stelle e strisce come un amuleto-guida. Esce di scena senza riuscire a reggersi in piedi, dopo che la Germania libera e vitale che ha cercato di soffocare ha ballato intorno a lui, trasformando i colpi di mitra in ritmo baldanzoso.

FEMININUM MASKULINUM: la coralità metamorfica degli attori

Femininum Maskulinum, foto di Manuela Giusto

FEMININUM MASKULINUM è uno spettacolo corale, che porta lo spettatore ad immergersi nel caos di un breve periodo storico che ha condensato in sé realtà estremamente differenti. Sul palco si succedono rapide, senza continuità alcuna, situazioni appena abbozzate che scorrono davanti agli occhi come scatti fotografici potenti, suggestivi, in cui ciò che ci emoziona rimane però inaccessibile. A popolare il palco è un gruppo di dodici attori, che con la loro abilità trasformistica sembrano moltiplicarsi e rinnovarsi senza sosta. Il regista ha ricercato nel cast – composto da Sonia Bertin, Alberto Brichetto, Lorenzo Cencetti, Chiara Felici, Alessia Filiberti, Ariela La Stella, Aurelio Mandraffino, Giovanni Pio Antonio Marra, Riccardo Pieretti, Alessandro Sciacca, Federica Stefanelli – una reattività tale da rinnovare e arricchire lo spettacolo durante il suo stesso allestimento. Un esperimento che ci è parso felicemente riuscito, con una presa certamente forte sullo spettatore anche se altalenante: il ritmo serrato e la totale assenza di continuità tematica tra scene rigorosamente prive di unità narrativa rendono non sempre facile per lo spettatore mantenere viva l’attenzione per cui la tensione emotiva a volte si perde nel tentativo di decodificare. La visione di FEMININUM MASKULINUM è, comunque, un’esperienza capace di suscitare emozioni forti accompagnandoci in un viaggio che vale senza dubbio la pena.

Visto il 23 aprile 2024 al Saloncino Paolo Poli (Teatro della Pergola)

FEMININUM MASKULINUM

uno spettacolo di Giancarlo Sepe
con (in ordine alfabetico) Sonia Bertin, Alberto Brichetto, Lorenzo Cencetti, Chiara Felici, Alessia Filiberti, Ariela La Stella, Aurelio Mandraffino, Giovanni Pio Antonio Marra, Riccardo Pieretti, Alessandro Sciacca, Federica Stefanelli
e con la partecipazione di Pino Tufillaro
musiche Davide Mastrogiovanni | Harmonia Team
scene Carlo De Marino
costumi Lucia Mariani
disegno luci Javier Delle Monache
assistente costumista Isabella Melloni
scene realizzate dal Laboratorio di Scenografia del Teatro della Pergola
macchinisti realizzatori Duccio Bonechi, Cristiano Caria, Francesco Pangaro, Filippo Papucci
produzione Teatro della Toscana

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