ETTORE E ACHILLE @Teatro Pacini: intervista a Alberto Ierardi e Giorgio Vierda  

Al Teatro Pacini di Fucecchio va in scena ETTORE E ACHILLE, di e con Alberto Ierardi e Giorgio Vierda: uno spettacolo di teatro tout public estremamente raffinato, un recalling dell’Iliade che fa scorrere la fabula dal fermo immagine del duello fra i due grandi eroi, Ettore e Achille, bloccati in una specie di close up estremo che rimanda l’esito finale ripercorrendone tutta la storia.

“HOMER’S WAVE MACHINE”: il rischio di ETTORE E ACHILLE

ETTORE E ACHILLE (Emma Ramacciotti ph.)
ETTORE E ACHILLE (Emma Ramacciotti ph.)

La guerra di Troia “comincia da una mela e finisce con un cavallo, e in mezzo…” ETTORE E ACHILLE partono dall’antefatto, le nozze di Peleo e Teti e lo sciagurato lancio della mela d’oro, la Spannung, le conseguenze, la morte di Achille dovuta alla freccia di Paride che gli trafigge il tallone. Il tono brillante, leggero, contemporaneo non nega assolutamente lo spessore culturale del lavoro: in molti brani è riconoscibile il testo omerico, il catalogo degli eserciti, le aristie, il brano celebre dell’Odissea in cui Achille dichiara “non truccarmi la morte” acme emotivo del libro XII. Un lavoro di avvicinamento del classico molto efficace, visivamente reso dagli stessi costumi di scena: in completo da football americano, i due eroi della classicità indossano tuttavia corazza ed elmo, in una sintesi visiva efficace di quanto il mito possa sottostare, o sovrastare, alla contemporaneità. Riscrivere l’Iliade è sempre un’operazione pericolosa: si rischia, alterando gli equilibri, di creare non un recalling, ma l’attuazione di una “Homer’s wave machine” (Oliver Taplin) che ridicolizza il ‘mare color del vino’ di omerica memoria. L’operazione, qui, invece, è riuscita.

ETTORE E ACHILLE: l’umanità degli eroi

Susanna Pietrosanti (SP): Trasportare in scena un antico poema epico non è sicuramente un’operazione facile, o poco faticosa. Seguendo quale schema vi siete mossi?

ETTORE E ACHILLE di e con Alberto Ierardi e Giorgio Vierda, ph. E. Ramacciotti
ETTORE E ACHILLE (E. Ramacciotti ph.)

Alberto Ierardi (AI) e Giorgio Vierda (GV) : La prima tappa del lavoro è combaciata con la rilettura del poema stesso dell’Iliade e delle diverse versioni del mito attorno alla guerra di Troia, palcoscenico della relazione tra Ettore e Achille. È fondamentale, per la creatività, avere un’ottima conoscenza della materia da cui attingere. Successivamente nella rilettura, abbiamo rintracciato tutti i momenti in cui agiscono e parlano i due protagonisti, Ettore e Achille, e tutti i momenti in cui vengono citati. Questa ricerca ci è servita per trovare l’umanità dei due eroi e comprendere a tutto tondo le loro caratteristiche, le loro paure, i loro desideri, le loro emozioni. Sebbene siano due figure mitiche, Ettore e Achille sono costellati da aspetti di umanità, che determinano i loro atteggiamenti. Basti pensare che nella prima metà del poema, le sorti della guerra dipendono da un’emozione di Achille: la sua rabbia nei confronti di Agamennone. Cosa c’è di più umano di questo? E cosa c’è di meno divino di tutto questo? 

SP: Collegare l’antico alla contemporaneità: come ci siete riusciti? Attuando una lingua per la scena? Trasportando ai connotati della contemporaneità la tipologia dei personaggi? Oppure in ulteriori modi?

AI, GV : Rintracciare gli aspetti umani ha permesso di rendere fragili e vulnerabili i nostri protagonisti e dunque trovare in loro un conflitto che potesse farli vacillare rispetto alla loro missione e al loro destino: ritardare il più possibile la loro morte. E la cosa bella è che non è tutta farina del nostro sacco, nell’Iliade di Omero sono davvero presenti questi momenti: Achille dice davvero ad Agamennone che lui non aveva nulla contro i Troiani e che sta combattendo solo per difendere l’onore di Menelao, mette in dubbio, attraverso il suo “sciopero” il senso stesso della guerra. Ettore scappa quando vede Achille tornare in battaglia, ha paura, non vuole morire e mette così in dubbio, anche se per pochi istanti, sé stesso come prode guerriero, come eroe. 

ETTORE E ACHILLE: come rendere contemporaneo un classico

SP: La scelta dei costumi sicuramente è stata vincente per costruire un ponte tra l’antico e la contemporaneità, ma non c’è solo questo?

AI, GV: I nostri abiti di scena, pensati dalla costumista Chiara Fontanella, sono composti da un ibrido Eroe Greco e Sportivo contemporaneo. Alcuni elementi, come l’elmo e la corazza, richiamano all’antichità e all’epica, altri, come la divisa sportiva da football americano, alla contemporaneità. Questa scelta è stata fatta per comprendere meglio chi e cosa era un eroe. I guerrieri non erano solo abili combattenti, ma erano anche dei miti. Le imprese che compivano in guerra erano degne di essere ricordate e decantate. Un po’ come i grandi sportivi oggi, decantati ed emulati dal resto del mondo per la loro extra-ordinarietà. Oltre ai costumi, la scelta della forma espressiva è sicuramente andata in questa direzione. Costruire un testo a due personaggi, che da un lato si relazionano tra loro e dall’altro raccontano le gesta e la storia del mito della guerra di Troia, è una scelta espressiva di per sé legata alla tradizione teatrale contemporanea. I nostri due personaggi parlano, riflettono, giocano a carte, bevono insieme: compiono azioni quotidiane di oggi in cui il pubblico si rivede e sa emotivamente di che momento stiamo rivivendo. La scelta linguistica ha avuto sicuramente il suo importante apporto: abbiamo cercato di mantenere nel corso dello spettacolo il testo dell’Iliade, ma giocato in diversi modi, riadattato a seconda dell’esigenza della scena, ampliato e modificato, estrapolato e ricucito a seconda delle urgenze dei personaggi. Rendere dunque anche il linguaggio il ponte stesso tra antico e contemporaneo. 

ETTORE E ACHILLE: andare alle radici dei conflitti

SP: In uno spettacolo tanto contemporaneo e brillante, la morte è sempre presente. Perché questa scelta? Cosa vi ha convinto a fare della morte il terzo protagonista, se non il drammaturgo segreto dello spettacolo? 

ETTORE E ACHILLE (Emma Ramacciotti ph.)

AI, GV: Abbiamo seguito l’istinto di dilatare gli istanti precedenti all’uccisione di Ettore per dare spazio a riflessioni umane dei protagonisti e attraverso queste cogliere l’occasione, per raccontare le radici della guerra di Troia. Oggi come non mai è un periodo storico in cui è essenziale capire quali sono le radici dei conflitti in particolare di quelli armati, è una buona occasione mettere di fronte uomini destinati a morire di guerra. Abbiamo approfittato di un momento emotivamente rilevante per esplorare il legame tra emotività e ragioni politiche storiche e nel caso dell’Iliade “divine”.

SP: Altri spettacoli e altre regie vi hanno condizionato? Avete ricevuto influenze di epica in scena secondo altri punti di vista?

AI, GV: Abbiamo pensato a La guerra di Piero di Fabrizio De André, in generale al modo di fare sequel (in questi casi molto spesso si approfondiscono le ragioni dei personaggi) tra questi ci sono parecchi lavori di Pasolini sul mondo classico, La guerra di Troia non si farà di Giradoux, quelli di Shakespeare come in particolare Troilo e Cressida in cui in particolare attraverso il personaggio di Tersite c’è una profonda critica al bellicismo. Baricco invece scrive un’Iliade senza gli dei che in un certo senso ci ha guidato nel vedere il poema più dal punto di vista umano. Dal punto di vista scenografico, ci ha convinto lavorare con dei moduli in legno che danno il senso della distruzione quando sono sparpagliati e sono utili a costruire alcuni rimandi, cosa che era presente anche nell’Eccidio del Padule, spettacolo di cui siamo stati interpreti, che ha la guerra come sfondo.

Visto al Nuovo Cinema Teatro Pacini di Fucecchio il 7 marzo 2024

ETTORE E ACHILLE

Di e con Alberto Ierardi e Giorgio Vierda
Produzione Teatrino dei Fondi
Costumi Chiara Fontanella
Scenografie Angelo Italiano e Marco Sacchetti
Luci Giovanni Mancini

Su Gufetto in questa stagione abbiamo recensito ILIADE IL GIOCO DEGLI DEI al Teatro della Pergola di Firenze

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