ESSERE O NON ESSERE AMLETO, SOLO QUANDO LAVORO SONO FELICE @Materia Prima Festival: ai confini del teatro e della libertà

Il Festival Materia Prima 2024 di Murmuris si conclude al Teatro Cantiere Florida con due spettacoli di “non teatro” dove la forma espressiva forza al limite i confini tra i generi, toccando due temi di urgente attualità e sotterraneamente uniti nell’inconscio collettivo: il carcere e il lavoro. ESSERE O NON ESSERE AMLETO video proiezione del corto teatrale della Compagnia di Sollicciano di attori detenuti della Casa Circondariale di Firenze in collaborazione con Krill Teatro di Elisa Taddei (già intervistata da Gufetto) sullo spinoso tema della salute mentale e dei suicidi nei penitenziari. E la scatenata coppia artistica Fettarappa/Marangoni in SOLO QUANDO LAVORO SONO FELICE, una disincantata e spietata conversazione sul lavoro e i suoi effetti collaterali sulla nostra umanità, dopo LA SPARANOIA al Teatro Puccini (già recensito da Gufetto).

Articolo a cura di Francesca Valente, Martina Corsi, Sandra Balsimelli

ESSERE O NON ESSERE AMLETO: il confine incerto del vivere reclusi

Rachid Assouaji in ESSERE O NON ESSERE AMLETO, ph Andrea Narese MATERIA PRIMA FESTIVAL
Rachid Assouaji in ESSERE O NON ESSERE AMLETO, ph Andrea Narese

Chiunque abbia assistito ad uno spettacolo all’interno di un carcere ne conosce la forza ed il potere trasformativo sulle coscienze: non si esce mai come siamo entrati. ESSERE O NON ESSERE AMLETO è il diario di una giornata di prove della Compagnia di Sollicciano a pochi giorni dalla messa in scena dell’opera shakespeariana. Messa in scena che non accadrà. Il tunnel che separa il ‘fuori’ dal ‘dentro’ come una sorta di tana del bianconiglio e che permette l’ingresso degli spettatori alle rappresentazioni teatrali all’interno del carcere, non è attualmente agibile. Ecco quindi che AMLETO diventa un docu-film nel quale l’imponente linguaggio drammaturgico si embrica con la vita interiore degli attori in una trasposizione a tratti surreale dove i confini tra realtà e messa in scena si sfilacciano. L’attore protagonista, come Amleto, ha perso di recente il padre e improvvisamente comunica agli altri compagni di voler interrompere le prove, decisione che poi muterà nel corso dell’opera, forse per il dubbio, non risolto, se sia meglio essere o non essere Amleto. I toni sono cupi, il nero è prevalente, spiccano il bianco dell’abito di Ofelia e dello spettro, quest’ultimo con il capo adornato da un velo bianco quasi a ricordare una sposa, forse per suggerire una maggiore capacità di attrazione di Amleto verso l’oltremondo. Il finale, spiazzante, arriva all’improvviso con un suono sordo e doloroso che accoglie il gesto estremo dell’attrice che interpreta Ofelia, alla notizia del trasferimento di Amleto in un altro carcere, nel quale la scelta registica riesce a condesare il male dell’essere e la lotta, impari, con i propri demoni interiori che sfociano nel dramma del suicidio in carcere.

ESSERE O NON ESSERE AMLETO: la città libera e la città reclusa

ESSERE O NON ESSERE AMLETO: la compagnia in prova, ph di Andrea Narese MATERIA PRIMA FESTIVAL
ESSERE O NON ESSERE AMLETO: la compagnia in prova, ph di Andrea Narese

Al termine della rappresentazione, la regista Elisa Taddei e gli attori raccontano l’esperienza decennale del teatro in carcere, intervistati dal Laura Croce e accompagnati dalla riflessione di Gianfranco Pedullà, di cui è in scena al Teatro delle Arti UNA TEMPESTA, importante esperienza teatrale nel carcere di Gorgona. Ad una comunità sempre più disinformata e giustizialista come la nostra, chi vive “dentro” porta un messaggio “fuori”: la necessità di riallacciarsi all’inclusività originaria alla base del nosto patto sociale, che fa del carcere uno strumento riabilitativo e del teatro un linguaggio evolutivo e trasformativo dei mali della società. Tutti gli opertatori coinvolti salutano il documentario con una sorta di mestizia e un esplicito richiamo a non accomodarsi sulla facile soluzione della produzione virtuale, per quanto dotata di grandi potenzialità artistiche, perché più dell’estetica della narrazione occorre risanare la relazione tra la città reclusa e la città libera, per riconoscersi uniti al di là del muro.

SOLO QUANDO LAVORO SONO FELICE: la spietata commedia del lavoro

SOLO QUANDO LAVORO SONO FELICE: Fettarappa e Marangoni MATERIA PRIMA FESTIVAL
SOLO QUANDO LAVORO SONO FELICE, ph. Serena Pea

Con l’ultimo spettacolo dell’enfant prodige del teatro off Niccolò Fettarappa in duo creativo col campione del mondo di poetry slam Lorenzo Maragoni si chiude l’undicesima edizione di Materia Prima Festival. In scena, in chiave ironica, ma al contempo drammatica, il tema del lavoro, o meglio, la distorsione che esso ha subito nella nostra epoca. Attraverso un incunearsi di gag grottesche e monologhi semi seri i due attori affermano subito che il lavoro ci definisce in termini esistenziali. Eppure forse non è sempre stato così: se in passato non occorreva mettere in discussione il senso di lavorare, oggi ci ritrovamo ossessionati dalla spinta all’autodeterminazione, diventando paradossalmente da capi di noi stessi a sfruttatori di noi stessi, pronti ad immolarci per il lavoro. L’anarchico fiume di parole trasforma l’impresa di scrivere l’ennesima lettera motivazionale per un colloquio in una catartica crisi di burn out con cui mandare alle rose tutto il sistema, dove appaiono evidenti i segni di un malessere crescente. Venuto meno un sogno di rivoluzione collettiva dei mitici, idealizzati, lontani anni settanta, non restano che le dimissioni, estremo gesto di ribellione al sistema, atto performativo e liberatorio.

Trailer SOLO QUANDO LAVORO SONO FELICE

SOLO QUANDO LAVORO SONO FELICE: un dialogo oltre la quarta parete

Niccolò Fettarappa in SOLO QUANDO LAVORO SONO FELICE, ph. Serena Pea

Il duo Fattarappa/Maragoni strizza l’occhio all’abbattimento della quarta parete, gli attori dialogano col pubblico, inserendolo all’interno dei loro siparietti, rendendolo non solo partecipe ma protagonista stesso dell’azione scenica, che alterna testo e improvvisazione, parola recitata e parola cantata, al centro di un palco nudo e vuoto che ci riporta ad un totale realismo senza vie di fuga nella narrazione di storie altre: si parla di noi, si parla insieme e senza sconti del tema urgente di dichiarare cosa è andato sorto, e di rimettere al centro la ricerca della felicità, anche a costo di una radicale e pericolosa decostruzione del nostro vivere sociale. Come già era accaduto in Apocalisse Tascabile di Fettarappa/Guerrieri (recensito lo scorso anno sempre al Teatro Cantiere Florida), la drammaturgia evoca con toni grotteschi la fine del mondo rocambolesca e ineluttabile. La risata irriverente che saluta il crollo dei sogni e lo smascheramento delle bugie ideologiche sostituite da un vuoto pneumatico di valori e utopie costringe il pubblico a scrollarsi di dosso la retorica e si tinge di una venatura di denucia maggiore questa volta, richiamando al potere personale di opporsi all’alienazione alla quale sembriamo arresi, magari con un atto folle, psicomagico e privo di rete di salvataggio o strategia alternativa ma capace (forse?) di innescare l’inizio un cambiamento possibile.

ESSERE O NON ESSERE AMLETO

da Amleto di W. Shakespeare
drammaturgia e regia Elisa Taddei
assistente regia Corrado Ravazzini
scena Francesco Givone
fotografia Andrea Narese
costumi Giulia Bigioli
con Rachid Assouaji, Alexander Ion, Amet Kole, Ramzi Baraoumi, Elouise Charaf, Tarek Ben Masoud, Aziz Elousfour, Marco Franci, Sussanah Iheme, Carmine Mauriello, Daria Menichetti, Remzi Mustafá, Armando Sarapi, Mustafa Remzi, Ebrima Saidy, Ersan Sait

SOLO QUANDO LAVORO SONO FELICE

di e con Lorenzo Maragoni e Niccolò Fettarappa
residenza produttiva Carrozzerie | n.o.t
produzione La Corte Ospitale
con il sostegno di MiC, Regione Emilia-Romagna, Ferrara Off APS
menzione speciale Forever Young 2021/2022 – La Corte Ospitale

Reportage di Gufetto da MATERIA PRIMA FESTIVAL 2024:
IL GRANDE VUOTO, LE CASE DEL MALCONTENTO @Materia Prima Festival: rappresentare il dolore e il male
ADA, ZIMMERFREI @Materia Prima Festival: esperienze oltre il teatro
FRANKENSTEIN, SID @Materia Prima Festival: corpi deformi, vivi, morti, creativi

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