DIGITALE PURPUREA @Teatro Reims: commedia noir tra le mura domestiche

La Compagnia delle Seggiole storica realtà fiorentina, già recensita da Gufetto, torna al Teatro Reims per la seconda stagione di repliche con DIGITALE PURPUREA di Caterina Baronti per la regia di Chiara Macinai: una commedia noir contro la violenza sulle donne con il patrocinio di Artemisia Centro Antiviolenza. In scena Chiara Barcaroli, Maddalena Amorini, Anita Susini e Lapo Bacci.

DIGITALE PURPUREA: la famiglia nei mitici anni ’60

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DIGITALE PURPUREA, Chiara Barcaroli e Lapo Bacci

Si entra a scena aperta, tre sedie, celeste, gialla e rossa, occupano lo spazio scenico. Dalla radio la guerra in Vietnam, il conflitto arabo-israeliano, la sonda Mariner 6 in viaggio verso Marte. Tra i corridoi della platea entra in bicicletta una giovane ragazza, in testa un cappello rosso scarlatto, canta uno spensierato motivetto nel quale spicca, ripetuta, la frase ‘I love you’. La storia è uno spaccato di vita familiare di tre sorelle nella Firenze della fine degli anni sessanta. Dianora, la maggiore, è l’unica che non ha studiato e gestisce insieme alla madre (che immaginiamo, ma non compare mai in scena) la farmacia al piano di sotto; Betta, un po’ algida, studiosa e molto determinata, studia farmacia e Gingi, la minore, piena di entusiasmo e spirito ancora fanciullesco, sta preparando la maturità. In questo quadro tutto al femminile si inserisce con sorda prepotenza Giorgio, fidanzato e ben presto sposo di Dianora, un passato alle spalle da atleta di punta e adesso allenatore di atleti di scarsa capacità. Uomo che fin da subito si palesa come scisso tra l’immagine del marito perfetto e la pulsione violentemente egoica di supremazia: “Tu non capisci, tu non hai mai capito niente”, risuonano le sue parole a Dianora. Attraverso una serie di rocamboleschi tentativi di allontanare la sorella da Giorgio, che assumono le tinte del giallo-noir, la storia giunge, con un colpo di scena finale, all’epilogo, ispirato dal profumo intenso e seducente della Digitale Purpurea di Pascoli e i suoi perturbanti e pericolosi effetti: una spiga di fiori, anzi di dita spruzzolate di sangue, dita umane“.

DIGITALE PURPUREA nell’epoca della contestazione

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DIGITALE PUPUREA, Anita Susini e Maddalena Amorini

L’anno in cui è ambientata la storia, il 1969, rientra in un’epoca di intense contestazioni studentesche, di grandi manifestazioni di massa e stravolgimenti socio-politici: è il 1 dicembre 1970 quando verrà introdotto il divorzio nell’ordinamento giuridico italiano, garantendo alle persone la possibilità di scindere ciò che fino ad allora veniva considerato un vincolo indissolubile tra marito e moglie. Le contraddizioni sociali, culturali del tempo attraversano la vita dei personaggi, in bilico tra la leggerezza cotonata di quegli anni romantici e idealizzati e il perpetrarsi di schemi familiari, di violenza patriarcale normalizzata, esacerbata dalla comparsa di modelli di riferimento nuovi e scandalosi. Nel testo, tesi finale del master di drammaturgia all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico di Caterina Baronti, si affacciano le tematiche complesse degli stereotipi di genere, della condanna/vocazione alla maternità di donne prive di reali alternative di assimilazione sociale, del potere maschile e della sua dipendenza dal successo, dal potere come controllo e dominio sull’altro, dall’affermazione di sé che non implica fragilità, malattia, fallimento. Il tono leggero, a tratti comico e quasi danzato delle interazioni tra le tre donne protagoniste di una radicale presa di coscienza, ricorda le atmosfere da commedia italiana che hanno reso sconcertante la lettura di Paola Cortellesi nel suo film C’è ancora domani, e mostra l’assoluta accettazione della discriminazione e della violenza di genere all’interno della norma sociale, familiare e culturale del Bel Paese per tanta della nostra storia passata, ma anche ancora del presente.

DIGITALE PURPUREA: tragicommedia tutta italiana

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DIGITALE PURPUREA: una scena di violenza familiare

Lo spettacolo si colloca nella linea espressiva della Compagnia delle Seggiole, che assegna al potere evocatore del teatro di parola più che ad effetti scenografici d’impatto (sostituiti appunto da semplici “seggiole”, termine prediletto per la sua fedeltà dialettale alla cultura del territorio fiorentino) il compito di narrare. La regia di Chiara Macinai conduce lo spettatore a focalizzarsi sugli aspetti tragicomici della vicenda narrata, alternando momenti di leggerezza, affidati soprattutto alle due sorelle interpretate da Anita Susini e Maddalena Amorini a momenti di scavo e introspezione che ci conducono nel dramma interiore della coppia rappresentata da Lapo Bacci e Chiara Barcaroli, portandoci in un’atmosfera forse un po’ retrò, almeno nell’immaginario di chi scrive, ma dai tratti ahimè ancora attuali. Restiamo indecisi se considerare un happy end il finale, che qui non sveleremo e che, a nostro parere, solleva riflessioni e dubbi su quale sia davvero la strada per rompere le quinte di questo sipario tutto nostrano di diseguaglianza, ipocrisia e discriminazione di genere.

Visto il 18 febbraio 2024, al Teatro Reims, Firenze

DIGITALE PURPUREA

di Caterina Baronti
regia di Chiara Macinai
con Chiara Barcaroli, Maddalena Amorini, Anita Susini, Lapo Bacci
costumi ed elementi scenici di Silvia Avigo
luci e fonica di Simone Bini
consulenza storico musicale di Giovanni Ciappelli
produzione La Compagnia delle Seggiole
con il patricinio di Artemisia Centro Antiviolenza di Firenze

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