ARLECCHINO? @Teatro della Pergola: un classico rivisitato 

Torniamo al Teatro della Pergola di Firenze per un nuovo ARLECCHINO?, adattato e diretto da Marco Baliani con Andrea Pennacchi nelle vesti del servo più famoso della tradizione teatrale italiana ispirato al “Servitore di due padroni” di Carlo Goldoni: un’attualizzazione ammiccante di un classico del teatro della Commedia dell’Arte.

Articolo di Francesca Valente e Alice Capozza

ARLECCHINO?: Goldoni alla maniera di Baliani

Andrea Pennacchi è ARLECCHINO?
Andrea Pennacchi è ARLECCHINO?

Ricalcando situazioni ed equivoci della Commedia dell’Arte, Baliani si ispira al “Servitore di due padroni” e mette in scena un testo che alterna, secondo i meccanismi del teatro nel teatro, due piani, la commedia goldoniana e la sua messinscena da parte di una compagnia raffazzonata, guidata dall’attore che recita la parte di Pantalone, capocomico impresario avido e avaro. I due piani si alternano senza soluzione di continuità, tanto che spesso si passa dall’uno all’altro in un divertente cortocircuito. Il testo e la struttura della commedia goldoniana vengono sostanzialmente rispettati, ma ad essa si affianca la vicenda della compagnia che costruisce una sorta di “seconda voce armonica”, che riprende la comicità goldoniana in chiave contemporanea, attraverso una serie di errori che si aggiungono agli equivoci creati da Arlecchino, come il sipario che si apre anzitempo e mostra gli attori ancora intenti a preparare la scena o il cellulare dell’impresario che squilla guastando il finale. Sicuramente fanno storcere il naso alcune battute razziste e situazioni sessiste, che vengono tuttavia smorzate nel contesto di una comicità evidentemente caricaturale. E ancora risulta farsesco il monologo “Servire o non servire”, che riprende Shakespeare in chiave goldoniana aprendo squarci sulla contemporaneità e sui suoi temi. Teatro della risata, dunque, secondo lo spirito plautino e goldoniano, come dice Pennacchi in un’intervista: “ridere costituisce un sollievo: è il primo antidoto che abbiamo alla paura e al fallimento, fa proprio bene alla salute”.

ARLECCHINO?: tra commedia, cabaret e avanspettacolo 

Il cast di ARLECCHINO?
Il cast di ARLECCHINO?

Il sipario si apre sulla scenografia progettata da Carlo Sala, una sorta di teatrino montato in scena, una struttura lieve, composta da aste e tende leggere che si spostano, mosse dagli attori a seconda dell’ambiente che fa da sfondo alla rappresentazione, la casa di Pantalone o la locanda di Brighella. Gli attori in scena indossano i costumi e le maschere proprie della Commedia dell’Arte, alla cui tradizione riporta anche il veneziano marcato del loro parlato. Alle parti recitate si alternano momenti in stile cabaret o avanspettacolo, in cui gli attori ballano e cantano accompagnati da un duo musicale composto da Giorgio Gobbo e Riccardo Nicolin. Il tutto crea un’atmosfera frizzante e divertente, che accompagna il testo evidenziandone la leggerezza. E gli attori danno corpo a questo spirito, recitando con versatilità diversi ruoli. Andrea Pennacchi in particolare veste il ruolo di Arlecchino con irriverenza e autoironia, senza risparmiare qualche riferimento scanzonato ai mostri sacri del teatro, Strehler in primis. E la sua interpretazione si accompagna a una riflessione sul presente: “Arlecchino con la sua ironia e la capacità di sopravvivenza ci indica anche una via di uscita, soprattutto in momenti così complessi come quelli che stiamo vivendo”.

ARLECCHINO?: Goldoni seduto in terza fila

ARLECCHINO? Marco Baliani, regista - foto di Giulia Massignan
Marco Baliani, regista di ARLECCHINO?
foto di Giulia Massignan

Chissà cosa provavano gli spettatori di Goldoni nel Settecento assistendo alle sue commedie, come reagivano davanti ai suoi personaggi e alle situazioni che metteva in scena, con quale stato d’animo uscivano da teatro? Gli spettatori del Teatro della Pergola hanno forse sperimentato, assistendo a questo ARLECCHINO di Baliani, le stesse emozioni di uno spettatore settecentesco? Suspense davanti agli equivoci messi brillantemente in scena, divertimento per gli errori di un gruppo di attori improbabili e soprattutto la percezione che il mondo sia fuori dal teatro (anche se di tanto in tanto fa capolino in monologhi ingenuamente attualizzati) e che si possa dimenticare la realtà per le due ore leggere dello spettacolo. “Durante le prove immaginavo di avere Carlo Goldoni seduto in terza fila” dice Baliani stesso nelle note di regia, “e dovevo dirgli di fare silenzio tanto si sganasciava dalle risate, con gli occhi stupiti di bambino mai cresciuto di fronte a questa sua opera divenuta così inverosimile da essere ancor più sua.”

ARLECCHINO punto interrogativo

Marco Baliani tenta l’interessante operazione di attualizzazione della commedia goldoniana, pur nel rispetto della tradizione. Il servo di due padroni riesce a farla franca dandola a bere ai signori, come nella roboante scena finale del banchetto in cui ogni portata viaggia da un tavolo all’altro senza che nessuno si accorga dell’errore: tutto finisce bene con le coppie assortite come da copione, ognuno al suo posto, ognuno contento. Eppure forse Baliani instilla un dubbio, pone al termine del titolo un punto interrogativo e lascia una questione aperta: nella realtà, fuori dal teatro, dove buttiamo giù la maschera, finisce bene? Il servo, il povero, l’artista non pagato, l’operaio licenziato la spuntano sul padrone, sul ricco, sull’imprenditore senza scrupoli come Pantalone? Oppure là fuori, nel mondo reale, dove si ride meno, i riferimenti razzisti (“il veneto ai veneti”) e le molestie (“quando me la dai, bella?”) sono violenza, divisione, oppressione e ingiustizia? ARLECCHINO con il suo punto interrogativo, smorza il nostro sorriso all’uscita dalla sala della Pergola, sapendo che lasciamo là dentro il lieto fine.

“Benvenuti a teatro dove quel che è vero sembra falso, invece… è tutto finto”.

Visto 8 febbraio 2024 al Teatro della Pergola di Firenze

ARLECCHINO?

scritto e diretto da Marco Baliani
con Andrea Pennacchi, Marco Artusi, Federica Girardello, Miguel Gobbo Diaz, Margherita Mannino, Valerio Mazzuccato, Anna Tringali
musiche eseguite dal vivo da Giorgio Gobbo, Riccardo Nicolin
scene e costumi Carlo Sala
luci Luca Barbati
aiuto regista Maria Celeste Carobene
produzione Gli Ipocriti Melina Balsamo in coproduzione con Teatro Stabile del Veneto

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