ADA, ZIMMERFREI @Materia Prima Festival: esperienze oltre il teatro

Performance oltre il teatro per il Materia Prima Festival 2024 a cura di Murmuris: il Collettivo ADA porta al Teatro Cantiere Florida lo spettacolo multimediale FORSE UNA CITTÀ (MIRAGES) di Loredana Antonelli e Pasquale Passaretti; presso l’Archivio di Stato di Firenze prende forma la perfomance site specific DE LOS MUERTOS di ZimmerFrei sodalizio artistico tra Anna de Manincor (artista e filmmaker) e Massimo Carozzi (musicista e sound designer).

Materia Prima Festival: FORSE UNA CITTÀ (MIRAGES)

Visione a cura di Marinella Veltroni e Alessandra Panzini

Materia Prima Festival: FORSE UNA CITTA'(MIRAGES)
Materia Prima Festival: FORSE UNA CITTA'(MIRAGES)

Una performance complessa, spiazzante e ipnotica FORSE UNA CITTÀ (MIRAGES) per Materia Prima Festival, che si autorealizza grazie al linguaggio corporeo degli attori, accompagnato da quello tecnologico di effetti visivi digitali e sonorità elettroniche; il collettivo ADA trascina lo spettatore in un viaggio inaspettato capace di scardinare le certezze della drammaturgia classica. Cinque attori ci accolgono a scena aperta, cinque macchie di colori sgargianti di sapore vagamente homeless chine su se stesse, con borse di plastica come bagaglio di un viaggio che non si vede ma di cui viviamo l’attesa. Sono immerse nel nitore desolante di un paesaggio artico, mentre dedicano tutta la loro attenzione alla realizzazione di una desiderata, forse ideale, struttura di città in miniatura. Lo fanno mentre il pubblico si accomoda sulle poltrone e chiacchiera in attesa dell’inizio, lo fanno all’abbassarsi delle luci in sala, segno inequivocabile che è l’ora di mettersi in ascolto, lo fanno nel silenzio che avvolge il teatro per il tempo necessario a restare catturati dal rumore intermittente e nitido delle tessere del domino. Una tessera sopra l’altra, una tessera accanto all’altra, in una ripetizione ossessiva di uno schema architettonico complesso, che ricorda la sinuosità dei torii giapponesi, come portali di accesso ad un oltre, ma anche la megalitica imponenza di Stonehenge, alla ricerca di un equilibrio e di una stabilità esteriore che vuole forse rispondere ad uno speculare desiderio interiore.

FORSE UNA CITTÀ (MIRAGES): un viaggio nei desideri individuali

Costruiscono. E poi distruggono. E costruiscono ancora. In una sorta di rito catartico. E noi siamo tutti lì, con loro, affascinati come se su quel palcoscenico ci fossimo tutti, a giocare come loro. E’ un viaggio nei desideri individuali che si affacciano, anzi si scontrano, addosso alla cementificazione di aspettative sociali che desertificano l’umanità; è un viaggio alla ricerca della città ideale e idealizzata a cui tendere mentre la osservi da lontano; è un viaggio nel reticolo di singole individualità che si intersecano e si adattano alle macerie visibili e invisibili del tessuto urbanistico e sociale della città. Ogni movimento, ogni proiezione, ogni effetto sonoro e ogni parola sono reiterati e ripercorsi freneticamente quasi a voler imprimere nello spazio l’assordante necessità di essere ascoltati e visti. Il messaggio è veicolato prepotentemente dall’uso del corpo delle performer che, una dopo l’altra, fanno scomparire il rumore martellante della musica tecno con l’energia trasmessa dal cuore ai piedi, così come possono sfidare la loro stessa resistenza fisica, dando voce ad ogni singolo muscolo per compiere movimenti che sono insieme danza e imposizione di presenza. La tecnologia digitale audio e video decuplica l’efficacia dei corpi e della narrazione, replicando in un caleidoscopio di volti, mani e occhi, frammenti di storie. C’è il tema della solitudine come effetto della distruzione e dell’alienazione della città, o forse come soluzione accogliente per costruire qualcosa di nuovo, senza aver paura di affrontare le macerie e le storie che raccontano. Bisogna riappropriarsi della sacralità dell’attesa per contrastare l’imposizione di una società performante che riempie ad ogni costo gli spazi vuoti, invece si osservarli e viverli: “il tetto si è bruciato, ora posso vedere la luna”.

Materia Prima Festival: DE LOS MUERTOS

Visione a cura di Federica Murolo e Sandra Balsimelli

Materia Prima Festival: DE LOS MUERTOS
Materia Prima Festival: DE LOS MUERTOS

ZimmerFrei, già ospiti del Materia Prima Festival nel 2022 (recensito da Gufetto) aprono le porte dell’Archivio di Stato di Firenze per DE LOS MUERTOS, ispirato al libro Au bonheurs des morts, della filosofa ed etologa belga Vinciane Despret: un allestimento site specific che unisce ricerca documentaria e presenza dal vivo, un’esplorazione del mondo ultraterreno per una esperienza itinerante fuori dai canoni classici del linguaggio teatrale, che ci incoraggia ad oltrepassare i confini del già noto. Il pubblico si muove attraverso le sale commemorative di personaggi come Giorgio Vasari e Cosimo I, accanto alle loro ultime tracce di vita, troviamo in teche di vetro carte, foto, oggetti appartenuti a persone del nostro tempo, da documenti ufficiali che sigillano indiscutibilmente la fine di una vita, a lasciti involontari (una lista della spesa, un messaggio scribacchiato su un foglio, appunti illeggibili…): testimonianze di ciò che resta. Lungo il percorso le installazioni artistiche multimediali trasmettono la sensazione che i mondi di qua e di là comunichino tra di loro, pur non essendo tangibile o dimostrabile il passaggio dall’una all’altra dimensione. L’utilizzo di immagini virtuali e suoni registrati accentua l’illusione percettiva, come quando osserviamo un’attrice seduta su un divano i cui gesti vengono riprodotti puntualmente dall’ologramma proiettato su di lei: al suo alzarsi e andarsene l’immagine virtuale resta al suo posto, come a voler lasciare l’impronta di un’assenza che vive di vita propria. Nell’auditorium ci accolgono le testimonianze dei vivi con i ricordi intimi dei propri cari defunti, in un racconto frammentato di frasi, dette e proiettate sulle pareti, con domande aperte: come si può essere vivi e essere morti?

DE LOS MUERTOS: l’al di là della forma teatrale

DE LOS MUERTOS si rivela una esperienza evocativa e sensoriale, che sfugge al tentativo razionale di comprendere e, proprio per questo, utilizza una forma espressiva fuori da ogni schema teatrale tradizionale. Il linguaggio scenico è dissolto nei suoi componenti classici, affidando allo sguardo e al sentire dello spettatore un ruolo di interprete protagonista. Non c’è un palco, non ci sono attori, né scenografie, non c’è una linearità spazio temporale in cui collocare l’esperienza, ma si vuole suscitare l’evocazione di ciò che non è più qui, sollevando il dubbio se effettivamente sia reale o solo immaginato il dialogo con i defunti. Cosa resta di noi quando passiamo oltre? Quale eredità lasciamo a chi rimane attraverso i nostri infiniti piccoli lasciti? Un messaggio scritto a matita su un quaderno, apparentemente privo di valore, dopo la morte assume un senso e diventa un segno da accogliere senza tentare di indagarne oltre. “La storia esiste solo se qualcuno la racconta” diceva Tiziano Terzani, “racconta la mia storia” chiedeva Amleto ad Orazio, “tutto il resto è silenzio”. In DE LOS MUERTOS il racconto si fa collettivo e frammentato intrecciando tempo e spazio come un’unica dimensione quantistica, in cui il pulviscolo di ciò che è stato è ancora qui da qualche parte accanto a noi. La performance/installazione DE LOS MUERTOS è una esemplare testimonianza di come lavorano Anna de Manincor e Massimo Carozzi di ZimmerFrei: installazioni, video, effetti ottici e sonori, portano la rappresentazione ad il suo massimo livello di espressività, tanto da renderla unica nel suo genere, ricordandoci come il teatro e l’arte debbano essere liberi, non vincolati a schemi intoccabili per trovare nuova espressività.

FORSE UNA CITTÀ (MIRAGES) – Collettivo ADA

un progetto ADA collettivo
con Anna Basti, Mariella Celia, Luigi Morra, Pasquale Passaretti, Elisabetta Ventura
regia Loredana Antonelli, Pasquale Passaretti
drammaturgia Loredana Antonelli, Pasquale Passaretti, Elena Zagaglia (in collaborazione con i ”partecipanti” dei laboratori di drammaturgia creativa)
live music Lady Maru
live visual Loredana Antonelli
assistente alla regia Elena Zagaglia
tap dance coach Elisabetta Ventura
movimenti scenici Anna Basti, Mariella Celia
disegno luci Maria Virzì
ricerca e consulenza antropologica Luca Capuano
con il sostegno di Lunarte, Basso Profilo, Wunderkammer, Crossing the Sea
in collaborazione con Accademia Italiana

DE LOS MUERTOS – ZimmerFrei

di ZimmerFrei
regia di Anna de Manincor
in collaborazione con Maria Caterina Frani
suono a cura di Massimo Carozzi
in collaborazione con Davide Pepe e Umi aka Oumoulkhairy Nafissatou Carroy Niane
luce di Fabio Sajiz
opere video di Davide Pepe
con la partecipazione di Isabella Brilli, Oumoulkhairi Carroy, Marcela Castañeda Floriàn, Cristina Ciampi, Maria Caterina Frani, Francesco Lauretta, Marta Mancini
oggetti e lasciti di Lia Bo Fisher, Maria Luisa D’Agostino, Roberto Fassone, Nina Fisher, Lucia Giardino, Lucia Giovannini, Raffaella Marinelli, Tullia Pace, Rodrigo Pardo, Moira Ricci, Simonetta Rovaldi, Renata Scattolin, Giovanni Scotto, Valeria Verdolini
assistente all’allestimento Gabriele Bonanno
produzione ZimmerFrei
con il sostegno di Murmuris, Comune di Bologna
residenza di ricerca MAD Le Murate – Firenze
residenza di produzione BASE – Milano

Segui i #reportage dal festival a cura della redazione di Firenze: FRANKENSTEIN, SID @Materia Prima Festival: corpi deformi, vivi, morti, creativi MATERIA PRIMA FESTIVAL @Teatro Cantiere Florida: il contemporaneo a Firenze

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