FESTA DI FAMIGLIA @ Teatro Vascello: anatomia dei legami famigliari

Fino al 6 maggio è in scena al teatro Vascello FESTA DI FAMIGLIA, testo nato su ispirazione e rivisitazione dell’opera di Pirandello: come se i personaggi fossero usciti dai drammi dell’ autore siciliano per incontrarsi in altre vite, altri luoghi e in altri tempi.
Una festa di compleanno a sorpresa riunisce i membri di una famiglia implosa nella violenza, l’occasione per osservare gli individui nella lotta tra attrazione dei vincoli famigliari e slancio verso la libertà. Una messa in scena raffinata, complessa, connotata dalla chiara ricerca di risposte e domande necessarie; sembrerebe ricercare l’origine, il perché la violenza, perché la sua accettazione; ricercare il modo in cui nel tempo, negli anni si formano i ruoli che interpretiamo nella vita.

Una scena vuota, riempita da quelli che sono i simboli indispensabili all’ animale umano: sedie, salotto, tavolo, una toeletta, tappeto persiano. Quest’ultimo non è decisamente indispensabile per le quotidiane funzioni, ma rappresenta un simbolo di appartenenza sociale, dunque in questo senso è imprescindibile quanto gli altri.
Gli elementi scenici ci appaiono subito sparsi e sconnessi, come se ci trovassimo in un salotto borghese disintegrato. Di fatto è questo il tema centrale dello spettacolo: una festa di compleanno a sorpresa, che  riunisce i membri di una famiglia implosa nella violenza, l’occasione per osservare gli individui nella lotta tra attrazione dei vincoli familiari e slancio verso la libertà e l’ affrancamento dagli stessi.

La compagnia Mitipretese, fondata nel 2006 da Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti, Mariángela Torres e Mauro De Santis, con Festa di famiglia vince il premio Alabarda d’Oro – Città di Trieste come migliore spettacolo dell’anno. L’adattamento finale è il risultato di un “sodalizio”, come viene definito dalle stesse attrici e coautrici, con Andrea Camilleri. Nella messa in scena al Teatro Vascello si aggiungono alle quattro donne della compagnia Fabio Cocifoglia e Diego Ribon.

Tre coppie sulla scena, prendono vita alternandosi, passandosi parole e frasi, tra un quadro e l’ altro, come fossero una palla che si lanciano in un gioco di società: “Basta!” “Mi vuoi morta!” 

Le storie sembrano diverse, distinte: un uomo ossessionato dalla gelosia che alterna torture psicologiche a quelle fisiche; una coppia sull’orlo della separazione, con tutti i suoi “perché vai via? E perché resti?”; una madre, a cui la figlia rivela di essere stata stuprata abitualmente dall’uomo che sarebbe dovuto essere suo padre acquisito, padre naturale delle sue due sorelle, le donne che vediamo in coppia nelle scene parallele.

Quindi le scene si animano contemporaneamente svelando il trait d’union: la madre, le tre sorelle, i compagni delle donne.

Già nella prima scena assistiamo ad un incipit che sarà simbolico nella narrazione: un uomo torna a casa, bacia appassionatamente la moglie seduta assorta sul divano, presumibilmente stanca, con una teglia sulle gambe. Poche parole, nessun discorso: “A cosa pensi?” “Non penso a niente.” “Cosa sogni?” “Non sogno.” Ed è subito violenza.

Sono le dinamiche familiari ad essere riprodotte in questa messa in scena, quasi fosse una pittura naturalistica animata, in cui si ricercano i gesti, le posture, le parole, gli sguardi e le risate, ma è soprattutto la donna a rappresentarne  il tema principe. Sembrerebbe ricercare l’origine, il perché la violenza, perché la sua accettazione; ricercare il modo in cui nel tempo, negli anni, attraverso le figure di riferimento, la donna viene formata, plasmata: “Ti voglio così…, con i capelli in questo modo…vestita così…”

Le vie di fuga sono sbarrate: “Una carcere, come se fossi in una carcere.” Ognuno è imprigionato nel suo ruolo, nelle battute che si ripetono di giorno in giorno, negli atti che richiamano altri atti. È una prigione, come la vita vera, costellata da legami di lealtà e di rancore. Finché non sono i personaggi ad uscire dagli attori, in cerca d’autore, per svelare un tema caro a Pirandello: il teatro nel teatro.

Lo spettacolo si arricchisce di motivi musicali della tradizione popolare, ma anche di brani di Rigoletto, interpretati con voci diverse, energiche e nitide.
In una recitazione così complessa e articolata, da apparire spontanea e naturale, stride la mancanza di champagne nei bicchieri, una bottiglia che si versa ancora con il tappo sottopone attori così bravi ad una pantomima, e gli spettatori ad un interruzione del sogno, anche se confinante nell’incubo, a cui assistono ad occhi aperti. 

Gli attori sanno dunque entrare nelle parti, nell’attore che recita il ruolo, nell’attore che interpreta l’attore. Sono naturali anche nei toni incisivi, sottolineati. Le tre sorelle sanno ricreare il clima di complicità e di attrito inespresso; sono contagiose le risate, che scoppiano come un urlo liberatorio, quasi ad indicare la strada, laddove si è persa la speranza: il riso, l’ironia e la derisione degli uomini, di cui è lecito sospettare che siano stati un tempo bambini.

È una messa in scena che gioca con il pubblico che gioca con il pubblico, includendolo come attore nel ruolo del convitato. Sembra di assistere ad un momento in cui cade la maschere, si percepiscono toni e parole di verità, poi ci si accorge che calata una maschera, se ne rivela un’altra sottostante, arrivando a delineare quanto Pirandello non ha mai smesso di raccontarci sulla vita nel teatro e il teatro nella vita.

Visto il 2 maggio 2018

dal 2 al 6 maggio
dal martedì al sabato h 21 – domenica h 18

FESTA DI FAMIGLIA

da Luigi Pirandello
testo e regia Mitipretese 
collaborazione drammaturgica di Andrea Camilleri
con Fabio Cocifoglia, Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Diego Ribon  Sandra Toffolatti, Mariángeles Torres
Luci e impianto scenico: Mauro De Santis
Direzione musicale: Sandro Nidi
con canti dal vivo della tradizione popolare italiana e musiche originali

FESTA DI FAMIGLIA ha vinto il Premio Alabarda d'oro – Città di Trieste come "migliore spettacolo dell'anno"

image_pdfSCARICA QUESTO ARTICOLO IN FORMATO PDF