FA'AFAFINE @ Teatro di Rifredi: una favola contemporanea tra astronavi, vestiti da fata e scarpe da calcio

È andato in scena presso il Teatro di Rifredi di Firenze, il 18 e 19 febbraio, lo spettacolo “Fa’Afafine – mi chiamo Alex e sono un dinosauro” con la regia di Giuliano Scarpinato, giovane regista palermitano classe 1983 che nel 2011 riceve la segnalazione speciale della giuria al Premio Hystrio alla vocazione.

Scarpinato è anche lo sceneggiatore dello spettacolo ed interpreta la parte del padre di Alex accanto a Gioia Salvatori che interpreta la madre. Ad interpretare il piccolo Alex c’è Michele Degirolamo giovane attore pugliese, protagonista del film “Amoreodio” proiettato al Festival del cinema internazionale di Montreal e al Festival del cinema italiano di Annecy. I tre si incontrano nel 2013 e poco dopo nascerà “Fa’Afafine” spettacolo ispirato prima al blog e poi al libro “Raising my Rainbow” dell’americana Lori Douron che racconta la quotidianità di una famiglia americana con un bimbo gender-fluid. Negli anni “Fa’Afafine” ha riscosso un enorme successo confermato dai premi vinti: “Premio Scenario Infanzia” (2014) – “Premio Infogiovani” del FIT Festival Lugano (2015) – “Eolo Award” come miglior spettacolo di teatro ragazzi e giovani (2016). Lo spettacolo ha inoltre ricevuto l’illustre patrocinio di “Amnesty International” per la ragione che si legge nel comunicato stampa: “Per aver affrontato in modo significativo un tema particolarmente difficile a causa di pregiudizi ed ignoranza, rappresentando con dolcezza il dramma vissuto oggi da molti giovani”.

Arrivati a teatro si sente forte e chiaro lo strepito dei bambini che giocano e si rincorrono tra il foyer e il piccolo giardino esterno aspettando di entrare in sala per “vedere la recita” come dice uno di loro ad un amico. Il fatto che molti genitori abbiano deciso di venire a vedere questo spettacolo e per di più abbiano deciso di farlo vedere ai propri figli trasmette una sensazione di cambiamento che, seppur a piccoli passi, si sta attuando nella nostra società. Questa sensazione si accresce ulteriormente una volta entrati in platea poiché guardandosi attorno si può trovare un pubblico veramente variegato; insieme ai genitori ed ai bambini si possono scorgere ragazzi, anziani ed adulti. Poco prima che calino le luci si placa lo scartocciare dei pacchetti di patatine dei bambini e diminuiscono le chiacchiere degli adulti.

Lo spettacolo ci porta nel fantastico mondo di Alex, nella sua cameretta per la precisione, che però grazie alla sua immaginazione può essere tutti i luoghi che lui vuole. Con lui i suoi fidati amici-giocattoli tra cui Natalia, la foto di una top-model bielorussa, e Mr. Pig, uno di quei maialini che grugniscono se li premi. Alex sta preparandosi poiché lo aspetta un’occasione molto speciale, ha deciso di voler dire al suo amico Elliot che gli vuole bene, ma non bene come vuole agli altri, molto di più! Alex quindi chiede ai suoi fidati amici-giocattoli di aiutarlo a prepararsi; vestito da fata o felpa rossa con cappuccio? Scarpe da calcio o tacchi di mamma? Cappello con orecchie da orso o collana a fiori? Scegliere di vestirsi da bambina o da bambino non è facile per chi si sente un bambino-bambina. La mattina seguente la madre ed il padre di Alex provano a farlo uscire dalla sua camera per portarlo a scuola ma lui non ne vuole sapere; si è chiuso nella sua cameretta e non ne vuole uscire se non per andare da Elliot a dirgli ciò che prova per lui. Il pubblico assiste ai vani tentativi dei genitori di far uscire Alex solo tramite la serratura della porta, che viene proiettata sul muro della cameretta. Dopo varie discussioni Alex comunica ai suoi genitori la sua intenzione di andare, assieme ad Elliot, sull’isola di Samoa dove coloro che non amano identificarsi in un sesso o nell’altro vengono chiamati Fa’Afafine e ai quali la società non impone una scelta ma che considera con uguale rispetto. All’inizio i genitori non riescono a capire ed accettare questo figlio che nei giorni pari si sente femmina e maschio in quelli dispari; dopo la ricezione di una lettera della preside della scuola e la chiamata della madre di Elliot i genitori, soprattutto la madre, capiscono che l’unico modo per far uscire Alex dalla sua cameretta è semplicemente accettarlo. La madre decide dunque di fare un gioco con il figlio, gli dice di vestirsi con quello che vuole; alla richiesta di Alex se deve vestirsi da maschio o da femmina lei dolcemente gli risponde: “Vestiti da Fa’Afafine!”. Quando il figlio dice di essere pronto i genitori si presentano vestiti con gli abiti l’uno dell’altro per dimostrare ad Alex la loro accettazione verso il suo modo di essere. Alex decide dunque di uscire dalla stanza ed insieme ai suoi genitori si cimenta in un esilarante quanto commovente danza.

Questo spettacolo porta con sé due messaggi che però sono uno solo, vengono percepiti diversi a seconda dell’interlocutore che ascolta. Gli adulti sicuramente possono osservare la difficoltà dei genitori di avere a che fare con un bambino così particolare. In realtà, la difficoltà principale dei genitori di Alex non è l’accettare il figlio per quello che è ma la preoccupazione del pensiero che gli altri potranno avere: i colleghi di lavoro, gli amici, gli insegnanti, i genitori degli altri bambini. Il cambiamento del rapporto tra i genitori ed il bambino viene veicolato dalla madre che asseconda il figlio e che gli fa davvero sentire il proprio amore e la piena accettazione senza dare troppa importanza al fatto che lui si possa sentire femmina o maschio o bambino-bambina come dice lo stesso Alex. L’altro messaggio è quello per i bambini ed è un messaggio duplice: vivere la loro vita come si sentono di viverla e di accettare le differenze sia che siano presenti in loro stessi che negli altri, quest’ultimo in particolare legato agli atti di bullismo che Alex subisce a scuola. Lo spettacolo è dolce e poetico a tratti onirico, una sorta di favola; il messaggio che gli spettatori percepiscono non viene spinto a forza, non viene imposto, questo spettacolo non si schiera e tanto meno chiede di schierarsi, vuole solo raccontare una storia.

Michele Degirolamo riesce in maniera davvero magistrale a mostrarci un bambino di otto anni grazie al suo tono di voce, ai movimenti e alla modalità di approccio alla scena. È così credibile che qualche spettatore ha davvero creduto che si trattasse di un ragazzo quello che recitava. Davvero eccezionale, sotto tutti i punti di vista. Anche Giuliano Scarpinato e Gioia Salvatori che interpretano rispettivamente Rob e Susan, i genitori di Alex, hanno portato in scena, o meglio in video nel loro caso, dei personaggi molto ben definiti. Rob è uno scienziato concentrato sul suo lavoro un po’ paranoico ed ansioso; Susan è una madre che non ha tempo, che deve correre; entrambi però regalano al pubblico più di una risata e di un momento di infinita dolcezza e amore verso il loro figlio. 
La scenografia è molto semplice, tre mura bianche che rappresentano i confini fisici della stanza, un letto centrale ed un armadio dove Alex tiene i suoi vestiti da bambino-bambina; sparsi per tutta la stanza gli amici di sempre, i giocattoli di Alex, Mr. Pig, Natalia e gli altri. La scenografia viene arricchita dalle proiezioni che permettono di abbattere i confini fisici della stanza e di poter sognare assieme ad Alex ed i suoi pesci rossi, di poter volare sulla navicella dei Fa’Afafine per andare sull’isola di Samoa o di leggere i pensieri che Alex invia ai Fa’Afafine in una specie di lettera struggente, di amore, di semplicità e bellezza di cui solo i bambini sono capaci e che strappa agli adulti qualche lacrima.

 

Questo spettacolo si oltre a moltissimi commenti positivi, premi e riconoscimenti ha ottenuto anche qualche critica e a volte anche qualche accusa riguardo al tema trattato: la teoria del Gender o Gender studies. In realtà in questo spettacolo non si parla mai di gender, anzi la parola non viene mai utilizzata. Questo spettacolo racconta semplicemente una storia, una storia non di fantascienza per quanto possa essere resa, in maniera davvero eccezionale, come una favola; una storia di incomprensione, di non comunicazione che però si risolve quando l’amore viene messo davanti a tutto. È uno spettacolo poetico, dolce ed emozionante che non vuole fare propaganda né vuole accaparrarsi consensi, vuole solo dire ai bambini: “Siate ciò che volete essere! Voi non siete sbagliati!”; al contempo consiglia agli adulti, soprattutto ai genitori: “Prestate attenzione ai vostri figli, a quello che dicono e che vogliono fare.”. Probabilmente questo spettacolo può aiutare più di un genitore a capire ed accettare il proprio figlio e più di un bambino ad essere ciò che si sente di essere senza crescere e diventare un adulto schiacciato dai sensi di colpa. Essendo un spettacolo per bambini, consigliato dagli 8 anni in su, crediamo che l’ultima parola la debbano avere loro, abbiamo scelto due frasi/commento: il primo è Alex, il protagonista, l’altra è una piccola spettatrice che ha lasciato un commento pubblicato anche sulla pagine Facebook dello spettacolo.

“I pensieri belli sono come gli uccelli migratori. Si muovono insieme, così non si perdono.” cit. Alex
“La mia parte preferita è stata quando i genitori accettano Alex per come è, e lui esce fuori dalla stanza.” Federica, 11 anni – Ist. G. Falcone, Palermo

Info:
TEATRO DI RIFREDI

Fa’Afafine – Mi chiamo Alex e sono un dinosauro

Testo e regia: Giuliano Scarpinato
Con: Michele Degirolamo
In video: Giuliano Scarpinato, Gioia Salvatori
Visual media: Daniele Salaris – Videostile
Progetto scenico: Caterina Guia
Costumi: Giovanna Stinga
Luci: Giovanna Bellini
Illustrazioni: Francesco Gallo – Videostile
Produzione: Teatro Biondo Palermo

DATE SUCCESSIVE
3 mar / Vimodrone (Mi) Circolo Everest                   
4 mar / Trevi , Teatro Clitunno                                  
6 mar / Trento, Teatro Cuminetti
7 mar / Vicenza, Teatro Astra                                   
8 mar / Mira, Villa dei Leoni
10 mar / Potenza, Auditorium Don Bosco
11 mar / Melfi, Teatro Ruggiero
13 mar / Matera, Auditorium Comunale                    
18-20 mar / Roma, Angelo Mai                                   
28 mar / Lucca, Teatro San Girolamo

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