EZRA IN GABBIA O IL CASO EZRA POUND @ TEATRO SALA UMBERTO: processo all’usura

Rigillo come Pound: incluso come “Cosa” nella “Bara verticale” per ben venticinque interminabili giorni nella lontana e caldissima estate del ’45. Abbiamo visto EZRA IN GABBIA O IL CASO EZRA POUND al teatro di Via della Mercede. Nella recensione tracciamo non solo un giudizio sullo spettacolo liberamente tratto dagli scritti e dalle dichiarazioni di Ezra Pound, ma facciamo il punto anche sulla figura di Pound come ricostruito dalla preziosa drammaturgia di Leonardo Petrillo

L’attenta analisi di una personalità gigante come quella di Ezra Pound, il movente del suo agire, l'interpretazione magistrale dei due attori sul palco e il lungo applauso della Sala Umberto, mi fa consigliare vivamente questo spettacolo specie in tempo storico nel quale occorre capire le radici del condizionamento sociale per mano delle lobby del potere.

EZRA in GABBIA: al Sala Umberto un processo a Ezra Pound

Nei giorni scorsi è piovuto abbondantemente tanto da incoraggiare una certa pigrizia latente persino in chi vive di cultura. Tentazione inconfessabile specie quando si presentano fascinosi appuntamenti con la storia o meglio con la sua messinscena. Ma il tempo sa dare giustizia e verità: dunque chiede alla pioggia una tregua – un armistizio – e per la Prima ci permette d’andare nell’aula-teatro della Sala Umberto di via della Mercede. In realtà non è un processo vero e proprio: si ascolta solo un testimone o il testimone: Ezra Pound torna in vita meno fantasma di com'era in quell'atroce periodo che la pièce racconta, e va in scena il 27 e 28 Novembre. Ci piace quindi pensare a una complice e clemente tregua del Tempo... dato che pioverà di nuovo, subito dopo l’ingresso della fitta platea di pubblico. Pioverà abbondantemente come se il tempo avesse dovuto rilasciare quello che prima aveva trattenuto indebitamente. Come le verità nascoste. Sospese. Perché è cosi che va: il tempo restituisce sempre.

L'EZRA POUND immaginato da Leonardo Petrillo

Leonardo Petrillo immagina un Ezra Pound stremato che perde voce e vitalità alla fine della sua reclusione: prima nel campo di prigionia di Metàto (Pisa) e poi in un manicomio criminale. Il poeta non ha più voce e allora gliela dà di nuovo l’autore della pièce e sceglie quella di una figura eloquente del Teatro: Mariano Rigillo. Sul palco il pensiero dell’artista statunitense è inoltre sintetizzato e marcato da Anna Teresa Rossini, che rivela l’essenza di Pound con la lettura lapidaria dei Cantos. Patrimonio dell'Umanità.

Rigillo come Pound dunque: incluso come “Cosa” nella “Bara verticale” per ben venticinque interminabili giorni nella lontana e caldissima estate del ’45. È trattenuto da una rete metallica a maglia stretta che toglie aria e dignità persino a una bestia. Il tetto di lamiera è arroventato dalla calura del sole italiano che sa baciare la pelle ma sa essere fuoco, se solo vuole, e ustionarla quella stessa pelle. Non c’è nemmeno una ferrosa brandina: per dormire o meglio per chiudere gli occhi… c’è il cemento arido del pavimento. Per vegliare sulle colpe del meschino: c'è un grande faro, accesso incessantemente come un altro sole notturno.

Ezra, grazie al drammaturgo, ha di nuovo voce robusta e ha anche un corpo vero e significativa gestualità negli spazi di silenzi voluti. Prende consistenza, alla Prima teatrale e al riparo dalla pioggia, quel Desiderio rinnovato per un Processo equo, vero, che non ebbe mai il presunto criminale quando con lui c’era anche la vita.

Il Processo a Pound al Sala Umberto: le accuse

Per tutto il tempo dello spettacolo, insiste una nota che stride anzi un suono disturbante sotto e sopra la voce di Rigillo. Ci ricorda probabilmente quello che deve essere stato l’animo del poeta tradotto in gabbia per essere uno sporco “fascista” e traditore… Ma questo è quanto risulta a sentire certa storia sbrigativa e certi americani che applicano la legge marziale ad un civile. Pound si dichiara innocente e pretende il suo degno processo da un governo con la “g” minuscola sordo e imbarazzato. Non ha mai avuto la tessera del partito fascista Pound: ha solo creduto in certe idee del primo Mussolini. Lo ha appoggiato sì… Ma si sbagliava e Petrillo lo grida per bocca di Rigillo.

EZRA il fascismo e l'usura

Solo i grandi e gli intelligenti sanno cambiare idea mentre vivono quei giorni normali che poi chiameremo Storia. Pound non era un veggente, era un assiduo pensatore, un onesto visionario e voleva anticipare il finale delle cose per mestiere, coltivare il sogno e dunque ingenuamente aveva solo sperato che Mussolini fosse spinto da idee rivoluzionarie. Nuove per una Polis nuova… dove vivere tutti liberi. Fieri e in possesso della dignità dovuta come un diritto. Difatti all’inizio, Mussolini, fece buone opere e contrastò anche lo strapotere delle banche: degli “Usurai”. E fu questa per Ezra la sua più grande e autentica ossessione: l'Usura. Ezra, nel suo programma a Radio Roma, non faceva propaganda ma esortazione. Era un impegno da promuovere. Ma per gli americani potentati (quelli nati nella sua stessa terra a strisce e stelle che lui non ha mai rinnegata neanche dopo il torto), Pound è l’eretico. Il poeta denuncia chi “usura”, chi crea denaro dal denaro e qui il drammaturgo lo accomuna a Dante. I due poeti, sono allo specchio seppure di epoche e luoghi lontanissimi. Hanno sentito a turno, fortemente, il dovere di denunciare il “Potere Omologante” che inghiotte i mediocri e offre loro il vangelo al quale credere e sul quale rivolgere le loro preghiere laiche. Il poeta (come mestierante) con vigore deve battersi per le proprie idee. Non può ridursi ai margini perché è l’Antenna. Il grano produce grano. Il denaro che produce denaro è pari a niente. Le banche inventano denaro e non rispettano quel patto originario verso lo Stato connivente che avrebbe dovuto farlo coincidere (il denaro) con le riserve d'oro nei cavau. La vera ricchezza è nel cuore, nella mente. Nella libertà. Pensa Ezra.

La rabbia e la pena inflittagli fu esasperata anche per la sua adesione alla Repubblica di Salò. Anche in quel caso per lui un effimero sogno e speranza. Fu addirittura accusato di antisemitismo ma solo perché si scagliò contro le banche americane usuraie e queste erano e sono in mano agli ebrei. E poi fu accusato di razzismo per un verso male interpretato o volutamente interpretato nei Cantos. Lui che amava tutti gli esseri umani d'ogni dove. Ci vuole poco per cambiare abito alla verità agli occhi dei semplici e mediocri, quando si persegue uno scopo.

La voce di Pound al Sala Umberto: la testimonianza di verità di Ezra

Ezra può finalmente gridare la sua verità sul palco del Teatro: è un poeta che in quel tetro periodo entra in Guerra: e lo fa con la mente, le opere e la “politica”. Quella vera che già facevano gli antichi attori greci. Gli artisti già si ergevano a faro nell'antichità. Non è la politica dei partiti da vezzeggiativo. Pound non parla dei partitelli... non c'è destra e non c'è sinistra in quello che dice e scrive. É qualcosa che va sopra gli interessi di parte. Usa l’intelletto. Il raziocinio, e vede quello che c’è davanti: i fatti. Intravede le conseguenze. A volte commette errori ma non gli va di far poltrire le sue idee e le scaglia come pietre contro i potentati. Poi si vedrà… Pound è un innovatore e teme il destino del proletariato per l’avvento delle macchine al posto di braccia. Vede i difetti e i pregi di chi si schiera da un lato o dall’altro per inverdire il proprio fazzoletto di giardino. E qui ci viene in mente Gaber, che magari avrà letto Pound. Dice che Stalin è un fine politico, il migliore, eppure non è comunista Pound. Trova del buono nella rabbia di Max contro il Capitalismo e appoggia il Duce.

Le idee di EZRA POUND in scena 

Ezra difende il valore delle idee giuste e pesca nel meglio. Certo lo fa facendo spesso trionfare nel suo pensiero i truci dittatori e questo non gli viene perdonato. Ma Ezra vuole vivere il suo tempo e commentare i condottieri nel bene o nel male. Le sue sono analisi antropologiche. Quella di attingere nella Tribù umana è la sua peggiore abitudine e infatti gli procura molti nemici e guai ma insieme gli permette, lungo tutta la sua esistenza, di dipingere quel quadro completo che sono “I Cantos”. Lì dentro c’è tutto il mondo e non è un'accozzaglia di idee scombinate come qualche sedicente intellettuale le aveva definite e intitolate senza neppure sospettare che si trovava di fronte ad un tesoro immenso. C'è un'eco forte che richiama l'agire dell'uomo. Nell’immensa opera c’è l’Occidente e l’Oriente. C’è l’antichità e la modernità. C’è Omero e c’è Confucio (di cui fu abile traduttore). Non ci si può fermare alla prima lettura: occorre lasciarsi incuriosire, sedurre dai Cantos: smontarli e rimontarli come Rigillo ci dice: convincendoci e facendoci tornare la voglia di togliere la polvere che spesso si deposita come un manto su certi libri voluminosi incastrati come suppellettili nelle nostre alte librerie.

Pound e i Cantos Pisani: frutto della Gabbia di Pound

Il drammaturgo ci tiene a distinguere i Cantos pisani: partoriti durante e dopo quell'internamento forzato. In essi c’è l’atrocità della guerra dove hanno già perso anche i vincitori, c’è il fetore del corpo che Ezra ha egli stesso dovuto respirare come veleno per narici e mente. Ci sono braccia e mani di pazzi che premono strette contro le tempie dolenti e che urlano sino a far perdere al poeta la cognizione di ciò che è reale e ciò che è la sua deformazione. Riflesso distorto. Violazione del vero a discapito del pensiero nitido. Lucido. La prigionia di Pound nel manicomio criminale fu la condanna e il supplizio che il governo americano volle infliggere barbaramente al colpevole senza processo. Condanna a tempo indeterminato. Pazzia che Pound dovette accettare per non subire la pena di morte e poi dopo più di dodici anni, l’affidamento giuridico alla moglie come un malato mai guarito da accudire o controllare. Ezra in quegli anni orribili, quando viene spinto dentro quel buco dell’inferno, abbandona ogni dignità umana. La troverà a tratti nella macchina da scrivere che ottiene come gentile concessione e per quel tornare a fare il poeta. Il suo primigenio istinto. Si chiede, in quella spirale di pause e paura, se il governo l’avesse persino dimenticato, evenienza nel caso ben peggiore del piano che scientemente lo vuole cancellare come una vergogna. Evenienza assai umiliante perché annullerebbe l'uomo e il poeta insieme.

Pound e Marinetti, il rapporto col futurismo. artista e clown

Quella spirale che si avvolge su se stessa e lo succhia dentro, corpo e anima, gli avrà ricordato quel movimento geometrico e pittorico verso il basso che lui coniò in Vorticismo. Una parte dello spettacolo è ampiamente dedicata (con parole e immagini), al rapporto amichevole e conflittuale di Pound col futurista Marinetti, che egli insulta pubblicamente e chiama “Cadavere” ma poi quando Filippo Tommaso muore davvero, lo fa tornare in vita in un Canto tra i più struggenti; riproposto emozionalmente dalla Rossini, scortata da immagini ipnotiche stagliate sul fondo nero.

Pound si sente artista e dunque Clown. Portatore di verità e dunque Giullare moderno. Commediante in uno. Ama l’Italia: vive per prima a Rapallo e la preferisce alla tentatrice e calda Sicilia, ma solo perché da quel peduncolo di Genova passa il treno per Parigi e per il mondo, al quale guarda con insaziabile curiosità. Città amaliante che un pensante non può ignorare dove si barattano idee nei chiassosi bistrot. Dopo la reclusione, vivrà e morirà a Venezia. L'incantevole e bellissima Venezia, che non si stancherà mai di camminare per calli e navigare per canali.

IL CASO EZRA POUND: il verdetto e le similitudini con Pirandello

La pièce suscita il dubbio lecito nello spettatore. Non fa il processo a Pound: lo lascia parlare il personaggio. Lascia che sia la platea a giudicarlo ma porta tanti indizi che lasciano ben presagire il verdetto del drammaturgo e instillano un sentimento di assoluzione per quella che pare a posteriori l'ingenuo atteggiamento del bambino che crede alle favole. Indubbiamente, al di là delle colpe o merito di Ezra, Petrillo lo consacra come il massimo poeta americano prima ancora di Ernest Hemingway (amico di Pound) e lo paragona a Dante per l’Italia e Shakespeare per l’Inghilterra.

Trovo nelle giudizio collettivo su Pound una certa similitudine con Pirandello: anche lui tacciato di fascismo, eppure non lo era, e poi quell’ombra scura della pazzia che ha circolato accanto ai due. Tangente minacciosa ma musa di grandi capolavori della letteratura.

Rigillo incarna la voce pontente di Pound 

Mariano Rigillo è voce potente che incarna Pound. Mette al servizio del personaggio tutte le sue doti attoriali e corde vocali che vibrano sino all’ultima poltrona del Teatro. C’è la determinazione del poeta che non può rimanere sordo al conflitto mondiale. E c’è la disperazione di chi non è compreso. La rabbia. Rigillo conosce l’arte del non recitare come invece fanno tanti altri attori: parla al pubblico così come probabilmente avrebbe fatto Ezra se solo gli avessero dato e fatto un processo giusto e permesso di deporre davanti alla giuria.

Rossini è contrappunto armonioso alla disperata segregazione di Ezra, dato che evoca da fuori quel pensiero libero codificato nei Cantos quando libero era anche l'autore. É come se quei versi rimanessero oltre la gabbia e scevri dal potere dei carnefici e fruibili per chi volesse ascoltare. Rossini ha una presenza scenica intensa. La voce è avvolgente e convincente.

LA GABBIA DI POUND: fra scenografie pulite e luci ben calibrate 

La scenografia è nuda, pulita. Una grande gabbia su proiezioni d’un cielo plumbeo di nuvole veloci, sovrasta la scena e restituisce l’idea della “bara verticale” che il drammaturgo mette da subito in bocca all’attore e personaggio. Non ci sono sinonimi più esemplificativi. É immagine iconica e preludio di morte. Rigillo ha la divisa del colpevole, dell’ignobile, del condannato a non vita. Il costume è inzuppato del fetore di un corpo chiuso in quella ignobile gabbia senza potersi lavare e riconquistare una parvenza e dignità d’uomo. Rossini di contro, è elegante, profumata e sicura come il pensiero del poeta che sta per librarsi in volo.

Le luci sono ben calibrate, severe sulla figura di Rigillo e più morbide sulla Rossini che serve alla platea la parola di Pound senza catene.

MARIANO RIGILLO e ANNA TERESA ROSSINI
in

EZRA IN GABBIA
O IL CASO EZRA POUND
Liberamente tratto dagli scritti e dalle dichiarazioni di Ezra Pound

Visto al Sala Umberto  27 e 28 novembre 2021 h 21:00

Scritto e diretto da
LEONARDO PETRILLO

 

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