ETTY HILLESUM @Teatro Le Laudi: un inno alla Vita e all’Amore

Debutta in prima assoluta al Teatro delle Laudi una nuova produzione Krypton: UN’UNICA GRANDE PREGHIERA. ETTY HILLESUM per la drammaturgia poetica di Lorenzo Bertolani. Il monologo è interpretato da Lorella Serni per regia firmata da Fulvio Cauteruccio, nuovo direttore della storica compagnia.

ETTY HILLESUM: una donna affamata di vita

ETTY HILLESUM, foto di Stefano Ridolfi
Lorella Serni in ETTY HILLESUM, foto di Stefano Ridolfi

Lorella Serni al centro della scena con uno schermo blu alle spalle, che riporta la biografia di ETTY HILLESUM. Inizia così il monologo poetico di Lorenzo Bertolani che racconta la straordinaria vita della protagonista. Sembra l’esistenza di una qualsiasi giovane donna che si affaccia al mondo, che vuole letteralmente divorarsi la vita; nel susseguirsi di una cronaca catalizzante, scorre apparentemente leggero un vivere vigoroso fatto di amore, quello per Julius Spire “il fulcro di tutti i suoi pensieri e emozioni”, passeggiate e tante altre banalità quotidiane. Sono le immagini dietro che aggrediscono la scena anticipando l’angoscia di un drammatico cambiamento: a intermittenza percepiamo, in maniera apparentemente casuale, la presenza di soldati tedeschi. La questione razziale degli ebrei ad Amsterdam si fa più opprimente e vicina, fino all’epilogo del suo destino segnato: il campo di Auschwitz, insieme al suo popolo. Eppure questa tragedia non sembra scalfire l’Amore che Etty dimostra ogni attimo per la Vita.

ETTY HILLESUM: la resistenza spirituale

ETTY HILLESUM, foto di Stefano Ridolfi
ETTY HILLESUM, foto di Stefano Ridolfi

Etty ha condiviso la sua esperienza insieme a quella di altri milioni di ebrei che sono stati deportati nei campi di concentramento, o per evitare questo destino crudele sono scappati o ci hanno provato, eppure in lei, nella sua storia scorgiamo una via, un punto di vista imprevisto, nel quale gioca un ruolo fondamentale la sua fede ardente, una spiritualità riscoperta anche attraverso il rapporto con Spire. Nonostante il destino segnato, gli orrori che vedrà, continua a scrivere che non è Dio il responsabile di ciò che sta accadendo, ma la colpa è degli uomini e decide, con grande forza, una opposizione diversa a tutto quello che sta succedendo: “non sono un’attivista, una rivoluzionaria politica, la mia resistenza è un’altra, accogliere questo dolore e farlo mio”. Nessuna vendetta contro gli uomini, non c’è rabbia, nonostante la sofferenza, ETTY HILLESUM incita a seguire i dettami del Vangelo: amare i propri nemici. Quando sarà deportata per il campo decide di opporre un gesto d’amore di fronte ad un nuovo crimine.

ETTY HILLESUM: i fiori allegoria di morte

La voce della protagonista è spesso accompagnata dalle immagini alle sue spalle: immagini di guerra, distruzione, immagini di Hitler e dei campi di sterminio. Ma mentre la vita scorre, nei momenti di distensione appaiono tanti fiori. Per ogni emozione, sensazione e sentimento sono associati dei fiori colorati, dal faggio rosso vivo alle roselline, passando per il gelsomino, ogni fiore è simbolo di gioia, rinascita ed ancora una volta legato alla vita che è più forte di tutto, il fiorire come allegoria della morte che incombe. Questi contrasti si avvertono anche grazie all’utilizzo della musica, si passa dal violino che accompagna dolcemente gli episodi di vita della giovane, al suono del tamburo cadenzato che segna l’amaro destino di un popolo.

ETTY HILLESUM: lasceremo il campo cantando

ETTY HILLESUM, foto di Stefano Ridolfi
Lorella Serni in ETTY HILLESUM, foto di Stefano Ridolfi

Il racconto di una vita così fuori dall’ordinario per la fiamma vivida che l’accende, nonostante tutto sembri crollare intorno a lei, è estremamente coinvolgente. Nonostante una impostazione didascalica (la biografia di Etty all’inizio è superflua perché la sua storia verrà scoperta di lì a poco) il monologo di Lorella Serni è potente: le vicende di ETTY HILLESUM, il suo essere così vera, vivida, senza mai urlare, opponendo amore all’odio colpisce profondamente (e forse stride ancora di più con l’attualità) perché siamo abituati ad urlare per far sentire la nostra voce. Etty decide di farlo in silenzio, senza sgomitare con la sola forza dei suoi scritti e la vicinanza alle persone del campo. Sembra di vederla, come lei stessa ha detto, uscire cantando dal campo, anche se da quel maledetto campo lei, Etty, non ci è mai uscita.

Visto il 24 febbraio, Teatro delle Laudi, Firenze

ETTY HILLESUm. un’unica grande preghiera

drammaturgia poetica Lorenzo Bertolani
con Lorella Serni
regia Fulvio Cauteruccio
luci Progetto Visuale Massimo Bevilacqua
consulenza artistica Dino Castrovilli
organizzazione Laura Bandelloni
produzione Krypton

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