CONTEMPORANEA FESTIVAL @ Città  di Prato: l'ottimistico desiderio del ritorno

In prossimità dell'inizio del primo momento teatrale della stagione 2020/2021 del Teatro Metastasio di Prato, proponiamo l'ultimo reportage direttamente dal Contemporanea Festival, che ci ha accompagnato per dieci giorni, facendoci immergere in spettacoli di prosa, performance di danza, dimostrandoci che avevamo tanta voglia di tornare a teatro, di rivivere un'emozione in scena. Nell'ultimo giorno della rassegna abbiamo assistito a  ci ha proposto uno spettacolo di danza Riflessioni. Come scomparire davanti a uno specchio, presso lo spazio K, coreografia di Claudia Caldarano mentre all'Ex Cinema Excelsior Laura Simi ha interpretato la personalissima performance Fenomeno. La chiusura della rassegna è stata anch'essa affidata ad una coreografia, Chroma. Don't be frighetened of turning the page al Fabbricone, stavolta firmata da Alessandro Sciarroni, preceduta al Teatro Magnolfi dalla suggestiva esperienza di Book is a book is a book del collettivo elvetico Trickster-p

RIFLESSIONI: LA MERAVIGLIA DEL CORPO

Lo spazio K diventa uno specchio deformante in occasione della performance di danza “Riflessioni – Come scomparire davanti ad uno specchio”. Una performance a due, fatta di tre momenti. Nel primo intervallo ci troviamo come di fronte ad un moderna versione di Pinocchio: una creatrice (Claudia Caldarano) e la sua creatura (Maurizio Giunti), che si fa modellare da lei e che ci fanno entrare in contatto con le potenzialità e la bellezza del corpo. Notiamo il funzionamento dei muscoli, l’elasticità dei tessuti. L’ideatrice esplora tutte le potenzialità del suo burattino nudo, che si lascia plasmare senza opporsi, finché, piano piano non prende energie e consapevolezza del proprio corpo e può finalmente muoversi in autonomia, mettendo a frutto l’esperienza fatta con la sua artefice. In un secondo momento tornano i due danzatori, sotto luci color arcobaleno, sono sullo stesso piano, entrambi nudi a metà. Una chitarra con effetti stridenti, in un crescendo di fastidio, detta l’evoluzione dei movimenti dei due performer che si fanno meccanici. Infine i due ballerini tornano in scena in nero con una radio sintonizzata sul canale Virgin Radio che ci fa ascoltare un pezzo di Springsteen e con queste note i due sembrano allenarsi insieme, con evoluzioni coordinate. A poco a poco la musica si attenua, inizia un’interferenza ed anche i loro movimenti si fanno meno armonici finché, finalmente, si fa spazio il dolce suono della chitarra. Ancora una volta i due si allineano alla musica e possono di nuovo costruire insieme, sotto una luce gialla accogliente.

Assistiamo a splendide evoluzioni, in cui rimaniamo incantati e sorpresi dalle potenzialità e dalla magnificenza del corpo umano, insieme alla meraviglia del sincronismo dei corpi all’unisono, quasi a dire che creare insieme è più bello, più completo, più utile.

FENOMENO: UN’INTIMA PERMORMANCE DEL SUONO

Fenomeno è una toccante e intima performance, ideata e messa in scena da Laura Simi. Nello spazio dell’ex cinema Excelsior ci troviamo in un ambiente nero, in cui balzano subito agli occhi la prepotente presenza di casse audio grandi e piccole, nere e bianche, disseminate per tutto il palco, unite da tanti fili elettrici colorati, che insieme ricordano i tendoni colorati del circo di quando eravamo bambini, insieme a continui giochi di luce, effetto luna park. A tutti gli effetti assistiamo ad un profondo percorso tra gli attimi di vita della protagonista che si svela a poco a poco, mettendo a nudo, tra un suono e l’altro, il suo problema invalidante all’udito. Il pubblico lo capisce attraverso sparse voci registrate, che sembrano letture di diari o forse messaggi in segreteria, dagli anni ’70 al 1994, in un viaggio tra i ricordi, frammenti che la performer regala al pubblico, insieme ad instancabili gesti e movimenti. Tutto gira intorno al suono, sia esso presente o assente: tanta musica di sottofondo, un inno russo, musica classica, lei che canta suonando le percussioni, ma anche tanto silenzio, solo il rumore del corpo e tante domande che aleggiano. Alla fine quando lei stessa toglie ogni barriera e avvicina le casse al pubblico, le distribuisce ordinatamente tra noi, come per donarcele, per metterci in connessione col suo mondo, fatto forse di suoni diversi dai nostri.

Una performance toccante, che si svela lentamente, con dolcezza, un’esperienza faticosa che la Simi ha l’esigenza di raccontare, con delicatezza ma allo stesso tempo con una grande forza, col coraggio di mettere a nudo, di raccontare un problema invece che di camuffarlo.

BOOK IS A BOOK IS A BOOK: IL MISTERO DELLA LETTURA PER I TRICKSTER-P 

In fondo, quando leggiamo, compiamo con gli occhi un’azione che non ha ancora una spiegazione neurologica convincente, come se il nostro corpo non fosse cosciente dell’atto in corso ma con la sua plasticità riuscisse ad auto-compensarsi. Ciò ci presenta davanti una molteplicità di vie interpretative capaci di ridefinire i confini e le modalità di un processo che, sebbene inspiegabile, può divenire irresistibile (“provate a guardare un testo senza leggerlo”). Tali presupposti rappresentano le fondamenta di Book is a book is a book, che non può certo identificarsi con uno spettacolo ma con un’esperienza immersiva che il collettivo elvetico Trickster-p ha proposto nello spazio del Teatro Magnolfi. Una serie di banchi quadrati monoposto, distanziati quanto basta e forniti di lampade da scrivania, di un sacchetto inizialmente misterioso e soprattutto di un volume chiuso cui difficilmente riusciamo a resistere, curiosi di esplorarne il contenuto. Fortunatamente l’attesa è breve e una suadente voce nelle cuffie che ci vengono fatte indossare inizia a guidarci, quasi ad ammaliarci e, a differenza di Ulisse con le sue Sirene, scegliamo di lasciarci attrarre nel dolce vortice della lettura. Nella penombra che ci rende tante piccole isole illuminate ognuna da un cono di luce, iniziamo a muoverci da una pagina all’altra mentre comprendiamo che l’esperienza di lettura che stiamo affrontando è decisamente inusuale. Citazioni, nozioni scientifiche, fotografie, mappe, in un pot-pourri di stimoli visivi tra i quali la voce di Gabriella Sacco, in fondo alla sala, seduta come noi al banco, ci conduce. “Le finestre al buio si comportano al contrario: esaltano l’interno e isolano l’esterno”: analogamente la lettura del nostro book non ci fa evadere ma ci rende speleologi dell’anima sempre più immedesimati nella parte quando ci viene richiesto di aprire finalmente il sacchetto davanti a noi e di accendere la piccola torcia al suo interno per vagare tra le pagine da soli, alla letterale scoperta di un nuovo mondo dove il tempo assume una profondità tale da renderlo la quarta dimensione della nostra “isola”, quella più intima, dove restiamo immersi “come nel mare i pesci”.

Alla fine, quando ci viene chiesto di posizionare il segnalibro laddove preferiamo per suggerire qualcosa di noi al prossimo lettore, usciamo quasi ancora storditi, come se la risalita dagli abissi del volume fosse stata troppo rapida per una completa decompressione della mente, ancora cullata dalla voce in cuffia e dalla totale casualità con cui ci siamo persi tra gli stimoli del nostro book. Nonostante la guida di Gabriella Sacco, l’esperienza è stata sicuramente soggettiva, indugiando su alcune pagine invece di altre o magari alzando la testa per curiosare nella varietà di reazioni degli altri compagni di viaggio. Con una lieve sensazione di smarrimento dovuta alla molteplice e vagabondante diversità di suggestioni, lasciamo il nostro banco e spegniamo la nostra lampada su una esperienza nella quale talvolta ci siamo distratti facendo poi fatica a tornare sott’acqua, come se avessimo comunque bisogno di prendere aria dopo troppi minuti di immersione. 

CHROMA: IL CALEIDOSCOPICO NIRVANA ROTEANTE DI ALESSANDRO SCIARRONI

L’unicità di un danzatore nello spazio bianco convivente con la molteplicità delle caleidoscopiche ombre che lui, quasi altero nell’interminabile rotazione intorno al proprio asse, al pari di un’entità subatomica, tiene vincolate a sé nonostante esse cerchino di sfuggirgli, di diventare altro, di assumere indipendente corporeità. Con queste parole ci sentiamo di descrivere le profonde suggestioni con cui Alessandro Sciarroni ha saputo tenerci col fiato sospeso intorno alla piattaforma bianca al centro, incantati e meravigliati, come bambini davanti alla magia della luce e dei colori. Incentrata su movimenti periodici del corpo, dal moto armonico di un pendolo, capace di tracciare la sua oscillazione lungo la diagonale dello spazio quadrato, al moto circolare di rotazione quasi derviscico, Chroma è stato ispirato all’omonimo trattato sui colori di Derek Jarman, regista e drammaturgo inglese che ha dedicato alla figura di Arlecchino l’ultima opera della sua vita prima che l’AIDS se lo portasse via all’età di 52 anni. “Quando gli altri dormivano nei loro letti, io decollavo per Soho, il quartiere a luci rosse. Il nostro mondo di checche era una gabbia di ombre”: proprio a quelle ombre Sciarroni sembra aver dato vita grazie al sapiente e strabiliante gioco di luci di Rocco Giansante, professionista che ha attentamente creato variazioni sul tema del corpo del danzatore mentre quest’ultimo continuava a roteare incessantemente con studiati movimenti delle braccia, spesso meccanici e sempre perfettamente coordinati con la luce. Un binomio che stupisce sin dall’inizio fino a diventare simbiosi, come se il naturale rapporto di dipendenza di un’ombra dalla materialità illuminata venisse sorprendentemente sovvertito e le varie entità colorate, che si divincolavano al ritmo delle musiche di Paolo Persia, iniettassero linfa vitale allo Sciarroni. A partire dai suoni morbidi alternativamente emessi dagli altoparlanti disposti ai 4 vertici dello spazio coreografico, abbiamo cavalcato l’onda sonora che lentamente ci ha investiti proiettandoci in una dimensione quasi nirvanica, suggestionati dall’effetto a tratti allucinogeno delle ombre e trasportati dalla vorticosità del corpo in scena.

CONSIDERAZIONI FINALI

Il sottotitolo dell’affascinante coreografia di chiusura, nella versione che qui è stata proposta, recita “don’t be frightened of turning the page” e possiamo davvero credere che Chroma rappresenti la degna conclusione per un’edizione di Contemporanea che ci ricorderemo per molto tempo. Dopo 10 giorni di eventi, dai seminari alle presentazioni passando per danza e drammaturgia, abbiamo capito che si può fare comunque Teatro, soprattutto quando il desiderio di popolare nuovamente una platea diventa bramosia. Non spaventiamoci di voltare pagina, e magari di trovarla bianca. La prevedibile, o meglio ineluttabile, fragilità umana può davvero spalancarci l’imprevedibile; l’importante è farci trovare preparati e in conclusione di Contemporanea Festival possiamo dirci ottimisti. Ancora molte e nuove, o rinnovate, platee non aspettano altro che di essere popolate. E noi ci saremo.

INFO

Domenica 27 settembre – Teatro Magnolfi

BOOK IS A BOOK IS A BOOK

creazione Trickster-p
concetto e realizzazione Cristina Galbiati & Ilija Luginbühl
dramaturg Simona Gonella
voce Gabriella Sacco
collaborazione artistica Yves Regenass
spazio sonoro Zeno Gabaglio
editing and mixing Lara Persia – Lemura Recording Studio
progetto grafico Studio CCRZ
assistenza e illustrazioni Arianna Bianconi

produzione Trickster-p, LAC Lugano Arte e Cultura
co-produzione far° Nyon, Theater Chur, ROXY Birsfelden, TAK Theater Liechtenstein, BLICKWECHSEL – Festival am Puppentheater Magdeburg, FOG Triennale Milano Performing Arts
con il sostegno di Pro Helvetia – Fondazione svizzera per la cultura, DECS Repubblica e Cantone Ticino – Fondo Swisslos, Municipio di Novazzano, Fachausschuss Tanz & Theater BS/BL, Kulturförderung Kanton Graubünden / Swisslos, Percento culturale Migros, Fonds culturel de la Société Suisse des Auteurs (SSA), Landis & Gyr Stiftung, Stiftung Dr. Valentin Malamoud, Schweizerische Stiftung für den Doron Preis, Boner Stiftung für Kunst und Kultur, Fondazione Winterhalter, Anny Casty-Sprecher Stiftung

 

Domenica 27 settembre – Spazio K

RIFLESSIONI. COME SCOMPARIRE DAVANTI A UNO SPECCHIO

ideazione e regia Claudia Caldarano
danza Maurizio Giunti, Claudia Caldarano in questa occasione con il musicista Filippo Conti
dramaturg Alessandro Brucioni

produzione mo-wan teatro
co-produzione Nuovo Teatro delle Commedie

premi di residenza TheWorkRoom _ Per Chi Crea Fattoria Vittadini, NaoCrea Aiep

 

Domenica 27 settembre – Ex cinema Excelsior

FENOMENO

concezione coreografica e interpretazione Laura Simi
suono e musiche Perig Villerbu
luci Damiano Foà
collaborazioni artistiche Martina Raponi, Neil Callaghan
costumi Marco Mazzoni
cura e promozione Marco Villari

con il sostegno di ODIA Normandie / Office de Diffusion et d’Information Artistique de Normandie

produzione Compagnia Silenda

co-produzione Centre Chorégraphique National de Nantes, VIADANSE – Centre chorégraphique national de Bourgogne Franche-Comté à Belfort, Institut Français du Maroc – site d’Agadir, ARKANSO Cie – Festival Regards Dansants en partenariat avec Le Trident-Scène nationale de Cherbourg-en-Cotentin, Chorège CDCN Falaise Normandie

con il sostegno di Micadanses, Les Ateliers Intermédiaires, Centre Chorégraphique National de Caen en Normandie, Panta Théâtre, SPAM/Spazio per le arti contemporanee Lucca

Silenda è sostenuta da Région Normandie, Drac Normandie, Ville de Caen, Agence régionale de santé de Normandie.
Lo spettacolo Fenomeno é stato sostenuto anche da Département du Calvados.

 

Domenica 27 settembre – Teatro Fabbricone

CHROMA. Don't be frightened of turning the page

invenzione, performance Alessandro Sciarroni
luce Rocco Giansante
drammaturgia Alessandro Sciarroni, Su-Feh Lee
musica originale Paolo Persia 
styling Ettore Lombardi
promozione, consiglio, sviluppo Lisa Gilardino
amministrazione, produzione esecutiva Chiara Fava
direzione tecnica Valeria Foti
tecnico di tournée Cosimo Maggini
ricerca, comunicazione Damien Modolo

produzione corpoceleste_C.C.00#. MARCHE TEATRO Teatro di rilevante interesse culturale
coproduzione CENTQUATRE-Paris, CCN2 – Centre chorégraphique national de Grenoble, Les Halles de Schaerbeek

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