CHE DISASTRO DI COMMEDIA @ Teatro Puccini: quando il disastro diventa genio

Al Teatro Puccini di Firenze abbiamo assistito a CHE DISATRO DI COMMEDIA “The Play That Goes Wrong” titolo originale inglese, brillantissima commedia diretta da Mark Bell con un cast tutto italiano, in tournée dal 2016 da Milano a Taranto. Mischief Theatre Company la compagnia che lo ha messo in scena per la prima volta a Londra, continua tuttora. Il successo internazionale ha dato spazio ad altri due spettacoli, per il momento solo in Inghilterra: “Peter Pan Goes Wrong” e “The Bank Robbery Goes Wrong”.

CHE DISASTRO DI COMMEDIA è stato scritto da tre giovani autori inglesi: Henry Lewis, Jonathan Sayer, Henry Shields. La sua prima rappresentazione è stata nel 2012 in un piccolo teatro di un caratteristico pub di Londra, il The Old Red Lion Theatre. Pensato per un pubblico di circa 60 spettatori a sera e con una scenografia costruita dagli stessi attori. Lo spettacolo raccoglie immediatamente un grande favore di pubblico ed è così che nel 2014 viene rappresentato al Duchess Theatre  dove a tutt’oggi è ancora in cartellone. Esplode il successo, tanto che nel 2015 e 2016 riceve l’Olivier Awards come Miglior Commedia dell’anno e il Premio Molière per la versione francese. Nel 2017 J. J. Abrams produce lo spettacolo a Broadway, sempre sotto la direzione di Mark Bell, aggiundicandosi il Tony Award per le impressionanti scenografie di Nigel Hook. Il successo di questo spettacolo è innegabile, ad oggi è stato rappresentato in moltissimi paesi del mondo toccando i cinque continenti: dalla Cina al Brasile, all'Australia e l'India.

La trama è molto semplice: una compagnia amatoriale riceve in eredità un’ingente somma di denaro e decide di mettere in scena uno spettacolo coi controfiocchi, così da redimersi dei trascorsi fallimenti. L’opera scelta prende spunto da un misterioso omicidio perpetrato negli anni venti nel West End. Ovviamente tutto sarà un vero e proprio disastro. Gli ingredienti principali sono  gli attori e la scenografia.

Gli attori italiani Gabriele Pignotta, Luca Basile, Alessandro Marverti, Valerio di Benedetto, Yaser Mohamed, Marco Zordan, Stefania Autuori e Viviana Colais sostengono la sfida: riuscire a portare in scena un attore-cane e farlo bene non è assolutamente facile e loro ci sono riusciti in maniera egregia. Come se ognuno di loro avesse scelto uno degli errori che non si dovrebbero mai commettere in teatro e da qui, stereotipandoli, ne fosse nato ogni personaggio. Assistiamo a tutto ciò che mai dovrebbe accadere su un palco: attori che leggono palesemente i suggerimenti scritti sulla mano, chi si fa prendere dal panico davanti al pubblico, chi sbaglia l’entrata quasi svelando il finale dello spettacolo, chi si perde in un loop e fa ripetere agli altri le stesse battute per svariate volte finche non riesce a trovare la battuta giusta, fino all’attore che, dopo aver detto una battuta ad effetto, quasi strizza l’occhiolino al pubblico per ricevere un applauso. La bravura degli attori va oltre l’espressività corporea e l’interpretazione: sanno rapportarsi perfettamente ad una scenografia che letteralmente cade a pezzi, dove occorre avere una precisione chirurgica negli spostamenti e nelle azioni che si compiono, in modo che tutto il meccanismo funzioni alla perfezione. Gli applausi a scena aperta per ognuno di loro si sono sprecati.

La scenografia è la protagonista indiscussa, non un mero espediente, tanto che al momento dei saluti sono gli attori stessi a ringraziarla con un gesto. Sono la scenografia e tutti gli oggetti che la compongono, che, assieme agli attori creano il divertentissimo disastro che ci ha tenuti incollati alla poltrona per quasi due ore: bottiglie vuote dove dovrebbero stare bottiglie piene e viceversa, oggetti che non stanno attaccati alla parete, mensole che i tecnici hanno dimenticato di fissare, porte che non si aprono o non si chiudono al momento giusto, tende che cadono, soppalchi che quasi cadono giù, ascensori che si rompono e tantissimi altri disastri ancora. Questo gigantesco meccanismo è opera di Giulia De Mari che ha fedelmente ripreso la scenografia originale ideata da Nigel Hook.

CHE DISASTRO DI COMMEDIA è uno degli spettacoli più esilaranti e divertenti che ci è capitato di vedere. Le risate, lo stupore ed il pensiero “non lo farà davvero?!” ci hanno accompagnato per tutta la durata dello spettacolo. A colpo d’occhio potrebbe sembrare uno spettacolo leggero e superficiale, e per una buona parte è vero; però se scaviamo più a fondo, quello che scopriamo è una vera e propria catarsi dell’attore attraverso l’espediente del metateatro. La commedia autorizza a fare tutto quello che non si può, a superare lo spauracchio degli eventi che nessuno vorrebbe mai si realizzassero in scena. Qui è fondamentale che questi eventi accadano. Un atto liberatorio per gli attori. Un grido contro le limitazioni che castrano per il teatro. Se davvero l’errore è fertile potremmo dire che questa commedia ne è la prova empirica: ciò che davvero non funziona in teatro sono i MAI e i NON.  

Leggiamo dalle note di regia di Mark Bell: "qui […], ho il privilegio di lavorare con attori di grande talento che si impegnano seriamente e quello che vedrete sarà frutto delle loro abilità, dedizione e capacità di essere “stupidi”! Non sottovalutate quest’ultima cosa, si tratta di una capacità straordinaria e rara”. Il riconoscimento del talento dei nostri attori italiani, da parte di un regista straniero, è davvero importante, dato che, molto spesso, siamo noi in primis a non riconoscerlo. Speriamo dunque che queste parole ci possano spingere a ricordarci più spesso dei tanti talenti che abbiamo a casa.

 

Info:

CHE DISASTRO DI COMMEDIA

di Henry Lewis, Jonathan Sayer, Henry Shields

traduzione Enrico Luttmann

con Luca Basile, Alessandro Marverti, Valerio di Benedetto, Yaser Mohamed, Marco Zordan, Stefania Autuori, Viviana Colais

e la partecipazione di Gabriele Pignotta

regia Mark Bell

una produzione AB management

scene Nigel Hook riprese da Giulia De Mari

costumi Roberto Surace riprese da Francesca Brunori

 

Teatro Puccini Firenze

12 gennaio 2019

 

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