RE LEAR È MORTO A MOSCA @ Teatro comunale Laura Betti:

Al Teatro Laura Betti di Casalecchio, la prima comunale del nuovo spettacolo di César Brie: Re Lear è morto a Mosca, uno spettacolo grandioso che ripercorre le vicende di due attori del Teatro Ebraico di Mosca, il Goset schiacciato da Stalin con l’uccisione dei due attori – registi della compagnia.

Cèsar Brie: Re Lear è morto a Mosca

Essere rinomati non è bello,
non è così che ci si leva in alto.
Non c’è bisogno di tenere archivi,
di trepidare per i manoscritti.

Scopo della creazione è il restituirsi,
non il clamore, non il gran successo.
È vergognoso, non contando nulla,
essere favola in bocca di tutti.

Ma occorre vivere senza impostura,
vivere così da accattivarsi in fine
l’amore dello spazio, da sentire
il lontano richiamo del futuro.

La storia è enorme e parla di uno dei più grandi teatri del Novecento, il Goset ovvero il teatro ebraico di Mosca. Ah non lo conoscete? Non è ignoranza (forse) è che a volte queste storie sono polvere sotto al tappeto del mondo, che se lo calpesti pensi: “che bel tappeto, morbido!”, ma pochissimi guardano cosa c’è sotto e difficilmente si notano i granelli di polvere giusti; ma capita a volte che una folata di vento faccia alzare quel tappeto e la polvere esca e si posi su orecchie ed occhi attenti. Questo è quello che è successo con la storia di Solomon e Veniamin, due giganti ridotti a granelli di polvere da Stalin che sono balzati sugli occhi di Cèsar Brie ed Antonio Attisani (consulenza storia e drammaturgica).

Nell’epoca staliniana in Russia c’erano Aleksandr Granovskij ed il pittore Marc Chagall che vero è che non andavano d’accordo, si urlavano addosso e Granovskij aveva sempre quest’odore di vodka sui vestiti, ma furono i due iniziatori del teatro ebraico a Mosca, creatori di un teatro pieno di luce, di colori e soprattutto non solo di parola.
Ma i veri protagonisti della vicenda sono Solomon Michoels e Veniamin Zuskin, il primo ucciso in un finto incidente d’auto, il secondo torturato e poi giustiziato, entrambi riconosciuti innocenti dopo la loro morte ma accusati di essere oppositori del regime staliniano.
Queste sono le linee guida per lo spettacolo che, sebbene tracci traiettorie piene di cambi ed alternative, sebbene ci siano tantissimi personaggi che affastellano l’arco narrativo, è limpido e chiaro.
Il lavoro drammaturgico, unito al lavoro di creazione artistico non solo del regista Cèsar ma anche degli attori, è preziosissimo e ci porta passo passo verso il destino di questi due protagonisti considerati eretici.

Lo spettacolo è grandioso, dirompente e qualsiasi altro aggettivo positivo ed energetico possiate cavare dalla bocca di essere umano, il teatro ad immagini di Cèsar Brie è delicato, dolce, sognante ed incredibilmente semplice, delicato.

Questa non è una recensione

La tradizione teatrale di qualche tempo fa ha fatto nascere e crescere degli spettacoli teatrali che non hanno altro argomento se non il teatro stesso oppure il lavoro attoriale e spesso queste rappresentazioni sono solo masturbazioni registiche o attoriali o peggio intellettuali, ma il fatto che in Re Lear è morto a Mosca si parli di una compagnia teatrale, dunque effettivamente del mestiere, non sciupa la scena e non fa perdere il filo del discorso, è umanità, vita soffiata sul palco e non attori che parlano di fare gli attori.
Le immagini del teatro di Cèsar sono così potenti che è difficilissimo spiegarle e a parole, credo che questo sia uno spettacolo per lo più difficile da spiegare a parole, forse non c’è sogno più grande: raccontare uno spettacolo dicendo “devi solamente vederlo”.


Parlare di uno spettacolo del genere non è facile, la critica teatrale spesso valuta gli spettacoli tecnicamente, per quello che volevano o non volevano dire, per la bravura degli attori, dei registi o per quanto sia blasonato un nome rispetto ad un altro, ma parlare di questo spettacolo è un altro sport, un’altra roba.
Re Lear è morto a Mosca, è uno spettacolo imperdibile, con una cura sulla scena come non se ne vedono mai praticamente, è una mosca bianca rispetto agli altri, non solo per una quantità di attori neodiplomati sul palco, (cosa assai rara dato che lo standard numerico imposto dal teatro italiano è sempre massimo tre o quattro, ovviamente si parla sempre di giovincelli oppure di realtà teatrali fuori dagli stabili o dalla grandi produzioni)
ma anche per l’esplosività del gruppo e dell’omogeneità dell’opera portata in scena. Per fare questo, come ha anche affermato Cèsar Brie post spettacolo, ci vuole tempo.
Ci vuole tempo per creare un gruppo così unito, ci vuole tempo per rappresentare una storia così complessa ed affastellata di diverse vie, strade impervie, ci vuole tempo per qualcosa di teatralmente valido e così dirompente.
Re Lear è morto a Mosca, si rilassa e guarda tutta la produzione teatrale malata che viaggia ad una velocità impossibile da sostenere, le programmazioni teatrali sembrano la home dei per te di Tik Tok ed in un periodo del genere questo spettacolo è un orizzonte pulito, una via di fuga, che ti prende e ti emoziona non ti dopamina solo il cervello per un breve istante, cerca di rimanere per sempre o comunque per abbastanza tempo.

Ed occorre tuffarsi nell’ignoto
e nascondere in esso i propri passi,
come si nasconde nella nebbia
un luogo, quando vi discende il buio.

Altri, seguendo le tue vive tracce,
faranno la tua strada a palmo a palmo,
ma non sei tu che devi sceverare
dalla vittoria tutte le sconfitte.

E non devi recedere d’un solo
briciolo dalla tua persona umana,
ma essere vivo, nient’altro che vivo,
vivo e nient’altro sino alla fine.

Boris Pasternak

Crediti


Re Lear è morto a Mosca
regia César Brie
coproduzione Campo Teatrale e Isola del Teatro con la collaborazione degli attori che hanno
proposto scene, testi, danze e immagini
attori creatori Altea Bonatesta, César Brie, Alessandro Treccani, Leonardo Ceccanti, Eugeniu
Cornitel, Davide De Togni, Anna Vittoria Ferri, Tommaso Pioli, Annalesi Secco
consulenza storica Antonio Attisani
scenografia e costumi Matteo Corsi
maestra di danze e lavoro corporale Vera Dalla Pasqua
maestra di canto Anna Pia Capurso
musiche Pablo Brie e musiche tradizionali Yiddish

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