ORLANDO FURIOSO @ Teatro Dehon: Mercadini, la luna, l’inno al raziocinio

In scena al Teatro Dehon, i 24 novembre l’immenso Roberto Mercadini che riesce, completamente spoglio di scenografie, attori e macchine teatrali, a trasportarci in un mondo altro e a farci vedere vividamente i personaggi del poema epico italiano più folle che sia mai stato scritto: L’orlando Furioso.

Teatro dehon: rOBERTO MERCADINI

Roberto Mercadini. Roberto Mercadini e lui soltanto sul palco, oratore e portavoce di testi enormi, fondamenta per l’umanità. Roberto Mercadini è un narratore e in quanto narratore ci narra una storia, ebbene in un’ora e mezza noi questa storia non solo l’abbiamo ascoltata, ma anche vista, percepita, vissuta.
Mercadini, un uomo alto, possente, con una lunga e grande barba, sorride e si muove sul palco con un’innocenza bambinesca, è felice di raccontarci quelle storie perché le ama, ha dentro un fuoco incontrollabile. Balza da un canto all’altro e balza anche sul palco, diventa furioso come Orlando, tonto come Ruggero, valoroso e senza paura come Bradamante, diventa una creatura a sé che ci rende increduli un ippogrifo e con le sue magie non fa altro che farsi voler bene.
La platea ascolta pazientemente, sorride, ride, resta stupefatta, e vola, e viaggia.

L’Orlando Furioso: Ludovico Ariosto

L’Orlando Furioso. Un poema cavalleresco del 1500 circa, per gli studenti freschi di liceo queste date e il nome dell’autore potrebbero risultare un incubo, qualcosa di terribile; per altri invece potrà sembrare solamente uno di quei vecchi testi che si sono fatti a scuola di cui si sa più o meno qualcosa ma che poi, in fin dei conti, non è che nella vita ci serve sapere chi è Astolfo e perché Orlando era furioso; e altri penseranno che è un testo passato e come tutti i testi passati ha qualcosa da insegnarci ma è pur sempre un testo classico, dunque etichettato come noioso, improponibile, c’è di meglio, forse nemmeno l’autore sapeva cosa stava scrivendo.
Mercadini con poco più di un’ora e mezza riesce a farci entrare nel turbine dell’Orlando Furioso e ci dimostra di come Ludovico Ariosto fosse sì un pazzo fuori di testa che stava scrivendo per gli Este praticamente un poema fantasy, ma ci dimostra che non scriveva a caso, ma con febbrile precisione, con uno spaventoso raziocinio. Sebbene molti siano portati a pensare che L’Orlando Furioso sia un inno alla pazzia, Mercadini ce lo fa vedere da un altro punto di vista, capovolgendo tutto, ci vuole connettere con l’autore e con quello che, forse, voleva dire davvero.

Parentesi Mercadini

Lo spettacolo parte con una parentesi, o meglio con un antefatto, o meglio con un excursus storico: la battaglia di Roncisvalle. Durante lo spettacolo saranno molteplici i momenti di parentesi ce ne sarà una geopolitica e una botanica, perché Mercadini non lascia spazio alle domande, risolve tutti i dubbi, racconta proprio tutto tutto. È impressionate la quantità di informazioni contenuta in uno spettacolo, è una lezione non noiosa come direbbero alcuni studenti e giovani, dei quali la sala ne contava diversi e questa è una gran conquista. Il fatto che dei ragazzi e delle ragazze vadano a vedere uno spettacolo sull’Orlando Furioso senza scenografie, con un solo attore, o meglio narratore, in scena questa è una grande cosa, sicuramente un risultato positivo e i meriti a chi vanno?
Mercadini specifica che trova strano prendere degli applausi su uno spettacolo basato su parole, su fatti e su racconti che non ha scritto, né raccontato lui, ma è la sua potenza scenica, la sua elaborazione, il suo racconto nel raccontare i racconti che rende tutto omogeneo, piacevole, arricchente, profondamente umano.

Razionalità e follia: due conviventi

“Sol la pazzia non v’è poca né assai;
Che sta quaggiù, né se ne parte mai”

Orlando Furioso, Ludovico Ariosto

Sono i versi del canto ventitreesimo dell’Orlando Furioso; in questo canto il buffo terzetto composto da: Giovanni Evangelista, Elia ed Astolfo, vanno sulla luna per recuperare il senno di Orlando. Racconto bellissimo, fuori di testa, ma bellissimo, sognante, bislacco, eroico.
“Tutto sulla luna” questo leitmotiv ci entra in testa e ci fa immaginare la luna come una discarica di sogni infranti, di lacrime e sospiri versati, di promesse vane, preghiere prive di fondamento. Tutto sulla luna, anche il senno, la pazzia che catalogata in boccette va, sale sulla luna perché il senno lo perdiamo, a volte più spesso di quanto immaginiamo.
Follia e Raziocinio, pazzia e razionalità, questi sono i due opposti sulla quale quest’opera è basata. La chiosa di Mercadini ci invita ad essere umani, a mimetizzarci nella folla, a fare una cosa che fa parte di un sistema, ma che poi è un sistema a sé, ci invita ad essere parte degli uomini, di capire loro e di capirci, ma allo stesso tempo di essere una storia a sé, ci invita ad essere meravigliosamente unici ed incomparabili.

Roberto mercadini: orlando furioso

Roberto Mercadini in Orlando Furioso – Narrazione/lettura da Ariosto

L’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto è un libro tanto pieno di fantasia e di estro da sembrare scritto non da un uomo, ma da un’orda di folletti e di fate. E, allo stesso tempo, è un libro pieno di logica, di raziocinio, di sfavillante lucidità. È un libro torrenziale, labirintico, cangiante. E per certi versi, si potrebbe dire, impossibile da raccontare: ossia impossibile da intrappolare in una narrazione teatrale. Eppure la sfida mi attraeva in modo irresistibile. Valeva la pena tentare, secondo me. Valeva la pena rischiare di finire travolti dal torrente, dispersi nel labirinto, abbagliati dalle sue iridescenze. Giudicate voi il risultato.

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